Africa presa di mira dalle lobby LGBT. Finanziate anche da cattolici svizzeri?

Ambasciatori africani e vescovi a un simposio organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura, marzo 2012
Foto: David Kerr / Catholic News Agency
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I vescovi africani lo avevano denunciato con forza al Sinodo del 2014: il mondo occidentale prova a imporci la sua visione della vita, dandoci aiuti ma in cambio chiedendo di cambiare le nostre leggi in favore della vita e della famiglia. E Papa Francesco, da allora, ha sempre parlato di una “colonizzazione ideologica” sui temi della famiglia. Succede anche questo: che lo svizzero (e cattolico) Fondazione Sacrificio Quaresimale aiuti un progetto LGBT inteso a contrastare le posizioni dei vescovi africani al prossimo sinodo per la famiglia.

La storia è stata rivelata da Catholic News Agency la scorsa settimana. In fondo, racconta come la questione dei soldi non sia affatto secondaria nel delineare i temi del Sinodo. Anzi, in molti hanno notato come la cosiddetta agenda della misericordia sia in realtà un modo di attrarre fedeli, specialmente in posti come la Germania, dove l’alta tassa per la Chiesa (la Kirchensteuer) garantisce un certo livello di ricchezza.

Ovviamente, non sono in discussione le forme di sostegno dei fedeli alla propria Chiesa. Ma la storia rivela, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che gli interessi economici sono venuti prima della fede. E forse anche questo è un tema da considerare, parlando dell’evangelizzazione della famiglia.

La storia parte da lontano. C’è un Forum Europeo, basato in Olanda, chiamato “Gruppo Cristiano LGBT.” Inizialmente, questo Forum voleva fare un documentario mostrando cattolici LGBT (ovvero Lesbiche, Gay, Bisessuali o Transgender) in Ghana, Togo, Benin, Nigeria e Camerun.

Un documentario che nasceva dalla reazione a “una influenza estremamente negativa proveniente dai vescovi dell’Africa occidentale,” che si è riverberata sulla relatio Synodii del Sinodo 2014, sosteneva il Forum Europeo nel suo rapporto 2014-2015.

Come finanziare il film? Sempre secondo il rapporto, il progetto era fondato dal Fondo Cattolico Svizzero Fastenopfer e la fondazione Arcus, basata negli Stati Uniti, attivissima nel finanziare progetti LGBT.

Ma se la Arcus ha finanziato moltissimi progetti per influenzare anche il sinodo – si ricordi una conferenza che ha avuto luogo a Roma dall’1 al 4 ottobre, proprio in concomitanza con l’inizio del sinodo, intitolata “New Ways of Love” e intesa a mostrare la realtà degli omosessuali nel mondo cattolico – diversa è la questione della Fondazione Fastenopfer. Perché questa si proclama cattolica, sin dal nome, ‘Sacrificio Quaresimale,’ e il presidente della Fondazione è l’arcivescovo Felix Gmur di Basilea, presidente della Conferenza Episcopale Svizzera. Che tra l’altro sceglie due dei nove membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione.

A quanto è ammontato il supporto della fondazione al progetto? Secondo quanto ha dichiarato a CNA da Michael Brinkschoreder, già leader del Forum Europeo di Cristiani LGBT, la Fastenopfer ha dato semplicemente un piccolo contributo a livello di borsa di studio per un progetto, di circa 15 mila franchi svizzeri. Il finanziamento è stato approvato dal direttore esecutivo. A onore della verità, questo tipo di progetti non necessita dell’approvazione del Consiglio dell’amministrazione o del presidente, il vescovo Gmur. Tra l’altro, Fastenopfer ha anche un po’ preso le distanze dal progetto. Romana Buchel, che lavora alla fondazione svizzera cattolica, ha detto che alla fine il film non è stato fatto secondo i piani, anche per una improvvisa paura di volare da parte del regista, e che le interviste sono state raccolte da collaboratori, e che il materiale sarà usato “per un lavoro scritto di sensibilizzazione” in vista del secondo sinodo sulla famiglia. Ma c’è stato anche un altro problema, ovvero la mancanza di fondi. Tanto che il progetto non ha mai raggiunto il Camerun, come previsto.

Non più un film, dunque, ma una serie di interviste, da pubblicare in un libro, sotto il nome di un gruppo nuovo di attivisti LGBT, il Global Network di Cattolici Arcobaleno. Tra l’altro, proprio quelli che erano stati protagonisti dell’incontro a Roma dell’1-4 ottobre del 2014. Pubblicheranno un e-book in italiano e inglese.

Il tutto parte di una campagna molto forte che mira a cambiare l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia e sul matrimonio, sulla scia di molte iniziative che vengono soprattutto sul mondo tedesco. Da tenere in considerazione che il vescovo Gmur ha partecipato al cosiddetto “Sinodo ombra” dei vescovi tedeschi, svizzeri e francesi che alla fine ha proposto anche un sostanziale cambiamento della dottrina sui temi della contraccezione, della pastorale per le persone omosessuali e dell’accesso alla comunione per i divorziati risposati.

Anche il Forum LGBT vuole essere parte del dibattito. Nella stessa intervista a CNA, Brinkschroeder ha sottolineato che il Forum ha l’impressione che molti vescovi cattolici africani non vogliono soddisfare “il loro dovere cristiano di evitare segnali in supporto di una tale ingiusta e violenta discriminazione” contro gli omosessuali,” e di “proteggere la dignità di ogni persona umana,” sottolineando che i vescovi hanno supportato “le crescenti leggi contro il comportamento omosessuale in Nigeria e Camerun, alcune delle quali criminalizzano i tentativi di stipulare un matrimonio tra persone dello stesso sesso o il mostrare pubblicamente affetto tra persone dello stesso sesso.”

E si torna sempre alla (poco pubblicizzata) conferenza sulle “New Ways of Love” dell’1-4 ottobre a Roma, che aveva tra i principali speakers il vescovo Geoffrey Robinson, emerito di Sydney, il cui libro è stato rigettato dalla Conferenza Episcopale d’Australia per problemi dottrinali.

La conferenza era stata persino finanziata dal Ministero Olandese dell’Educazione, Scienza e Cultura, dato che l’Olanda si sente un po’ una “nazione guida” verso “un mondo migliore”, anche in tema di gender. E infatti – racconta una fonte dall’Olanda – l’agenda gender “è stata sua politica ufficiale per anni, e supportata dai più grandi partiti, con la differenza dei cristiano democratici. Il governo olandese è molto attivo anche nel supportare la depenalizzazione dell’aborto e la distribuzione di preservativi, e le stesse Ong devono implementare queste politiche nei loro programmi per ottenere sussidi dal governo. Anche Cordaid, che è l’organizzazione ombrello meglio conosciuta come Caritas.”

Se i vescovi olandesi stanno combattendo da anni per trovare una loro via alternativa alla raccolta fondi, da vedere cosa riusciranno a fare i vescovi svizzeri per sganciarsi da progetti come quello del Forum Europeo di Cattolici LGBT. È un problema di soldi, vero. Ma soprattutto di identità.

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