Ancona: il nuovo arcivescovo arriva dal mare

Monsignor Angelo Spina
Foto: Vivere Osimo
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Domenica 1 ottobre mons. Angelo Spina, vescovo di Sulmona-Valva, ha preso possesso dell’arcidiocesi di Ancona- Osimo, giungendo dal mare al porto dorico con una motovedetta della Guardia Costiera: “Una scelta di vicinanza alla storia della città, ai pescatori, ai navigatori, a quanti hanno attività balneari, ai cantieri che sono motivo di lavoro per tante persone e famiglie”.

Al porto dorico il nuovo pastore è stato accolto del sindaco, Valeria Mancinelli, dal presidente del Consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo, dal presidente del Porto, Rodolfo Giampieri. Nella cattedrale di san Ciriaco, che domina maestoso lo specchio marino, lo attendevano le delegazioni arrivate dall’Abruzzo e dal Molise, sua terra nativa.

Prima della liturgia della Parola è avvenuto lo scambio di consegne con il card. Edoardo Menichelli è avvenuto fra gli applausi prima della liturgia della Parola: “Cari fratelli e sorelle, siamo qui radunati in preghiera, per rendere grazie a Dio, infinita Trinità, per tutti i Suoi benefici. Il mio vivo e riconoscente ringraziamento, in questo momento, va al Santo Padre, Papa Francesco per la grande fiducia che ha riposto in me, nominandomi Arcivescovo Metropolita di questa Chiesa locale di Ancona-Osimo. Un ringraziamento affettuoso e sincero lo rivolgo al nostro Card. Edoardo Menichelli, già Arcivescovo di Chieti–Vasto, che ha guidato l’Arcidiocesi di Ancona-Osimo per tanti anni con passione, con coraggio e zelo pastorale. Grazie Eminenza. Questa è casa sua, quando vuole, non deve bussare per entrare, le porte sono sempre aperte. Un particolare ringraziamento lo rivolgo all’Arcivescovo di Chieti-Vasto, mons. Bruno Forte, presidente della Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana, a mons. Giuseppe Petrocchi mio metropolita in Abruzzo, a tutti gli Arcivescovi e Vescovi di quella Regione ecclesiastica e in modo particolare a quelli della Conferenza Episcopale delle Marche, a Mons. Claudio Giuliodori e a quanti sono venuti da altre diocesi. Un saluto e un augurio a mons. Luciano Paolucci Bedini eletto vescovo di Gubbio”.

Commentando il vangelo di san Matteo mons. Spina ha sottolineato che la domanda di Gesù è rivolta anche ai cristiani di oggi: “I due figli descrivono anche i nostri atteggiamenti. Talvolta diciamo sì a Dio ma poi, presi dalle nostre preoccupazioni, vinti dal desiderio di essere protagonisti, delusi dalle attese, attratti dalle lusinghe del peccato, cediamo e rifiutiamo, dimenticando la buona volontà di essere obbedienti. Quante volte ci capita, purtroppo! Invece ci sono persone che all’inizio hanno detto no alla proposta di Dio, ma poi si sono lasciati intenerire il cuore e hanno seguito il Signore. I santi sono stati così”. Poi ha avvertito che Dio non chiede ubbidienza, ma la conversione del cuore: “E’ necessario convertire il nostro cuore da personaggio a persona. Quando agiamo con un cuore da personaggio agiamo per la scena, per l’applauso del pubblico, per l’apparire e per l’immagine. Quando agiamo con il cuore di persona, invece, rispondiamo alla nostra coscienza, agiamo per convinzione sia in pubblico che in privato, senza temere il giudizio dell’altro. La volontà del padre dei due figli non è tanto l’ubbidienza, quanto la vigna da coltivare e da custodire. Volontà del padre non è essere ubbidito, ma trasformare una porzione di selva in vigna. Cioè trasformare una vita sterile e inutile in una vita buona e fruttuosa di opere buone”.

Quello che Dio propone è un cammino bello ed interessante, costellato da cinque punti fermi, che iniziano con ‘P’: “E’ un bel cammino quello che ci viene tracciato per lavorare nella vigna del Signore ed è possibile se teniamo fermi alcuni punti, come le cinque dita di una mano, che cominciano con la lettera ‘P’. ‘P’ come Parola di Dio, che alimenta la nostra fede e illumina la vita; ‘P’ come Preghiera, che ci unisce a Dio, e ci permette di sperimentare il suo amore, tutto viene da Lui; ‘P’ come Penitenza, riconoscere i nostri peccati e confessarli per avere un cuore puro; ‘P’ come il Pane di vita, la santa Eucaristia, farmaco di immortalità; ‘P’ come Pace, dono di Dio e compito dell’uomo per vivere il comandamento dell’amore”.

In questo modo ha tracciato il cammino che intende compiere nella diocesi con l’aiuto dei sacerdoti: “Vi rinnovo con tutto il cuore la mia gratitudine e il mio affetto di Padre e di Pastore. Sono sentimenti, questi, non di circostanza, né sono dettati dal fatto che ben poco potrei fare senza di voi. Nascono piuttosto dalla piena coscienza di ciò che Cristo ha fatto in noi e di noi: una cosa sola con Lui, Sacerdote unico ed eterno. Ci ha sigillati con il sigillo del suo Spirito, configurandoci a Lui e permettendoci di mettere la nostra vita nelle Sue mani, così da dover agire nella sua stessa persona. E ci ha incorporati facendo di ognuno di noi un solo corpo con il Vescovo, così che io appartengo a voi come voi appartenete a me: non possiamo concepirci isolati, figli di noi stessi, sacerdoti solitari. Non abbiamo nulla da inventarci, ci ha inventati Cristo”.

Inoltre si è rivolto in special modo alle famiglie con l’invito ad essere testimoni del Vangelo nella vita quotidiana: “Care famiglie, pur nelle immancabili difficoltà quotidiane o perché ferite, siate la risposta concreta e alternativa all’individualismo radicale che respiriamo, e che spinge a vivere isolati gli uni dagli altri in nome di una autonomia che ci distrugge”. Ai giovani ha lanciato la ‘sfida’ a lasciarsi ‘conquistare’ da Cristo: “A voi cari giovani, desidero parlare da amico e da pastore. La vostra è l’età degli slanci e dei sogni; nel vostro ardore pieno di energie, siete protesi verso un futuro carico di speranze, spesso ancora indeterminate ma attraenti; avete la forza e l’ardimento, l’immaginazione creativa, il coraggio e la voglia di osare, di scoprire strade nuove. Lasciatevi conquistare dal Signore Gesù, lasciatelo sempre più entrare nella vostra vita, fategli posto ed egli si metterà a tavola nel convito dell’amicizia e dell’amore”.

Ai poveri e ai sofferenti ha garantito una particolare attenzione: “Il mio sguardo di pastore non si stancherà di guardarvi, di scorgere i segni dei vostri disagi spirituali, fisici, morali, sociali. I ponti di accoglienza dovranno essere costruiti giorno per giorno con l’attenzione a tutti, senza muri e barriere, moltiplicando le reti virtuose delle parrocchie, della Caritas, delle aggregazioni laicali, dei volontari”. Ed in conclusione ha spiegato il suo arrivo dal mare: “Ho ripensato alle tante traversate di Gesù sul mare di Galilea e ai discepoli spaventati dall’agitarsi delle onde. Come loro, sulla barca nel mare in tempesta, guardiamo a Lui, al Signore Gesù, il Timoniere della Chiesa e della storia, che ci conduce salvi al porto sicuro. In chiesa siamo tutti figli di Dio e perciò fratelli, chiamati a costruire la civiltà dell’amore. Fuori, nelle strade, nelle piazze, siamo cittadini chiamati a costruire il bene comune. Insieme con fiducia e coraggio ci sia l’impegno a promuovere quanto è necessario perché le nostre città siano affidabili e a misura d’uomo”.

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