Anno pastorale di Roma, gli input del Cardinale De Donatis

Il Vicario chiede attenzione per giovani, malati, poveri e famiglie

Il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma
Foto: Diocesi di Roma
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Sono proseguiti nei giorni scorsi nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma, gli incontri per l'inizio dell'anno pastorale presieduti dal Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. In particolare gli incontri sono stati dedicati ai giovani, ai malati e ai poveri e, infine, agli operatori della pastorale familiare.

"La nostra città - ha detto il porporato, secondo quanto riporta il sito web della Diocesi - è piena di persone e di famiglie che vivono le beatitudini, che ogni giorno lottano e si impegnano per il bene dei loro figli e per il futuro di tutti. È dai piccoli come Maria e Giuseppe, è dalle periferie umane come la Nazareth del Vangelo, che il Signore vuol far ripartire una nuova fase della vita della Chiesa e del mondo. A noi è chiesto di ascoltare il grido del dolore e del parto del mondo nuovo, di riconoscere la presenza di Dio e dello Spirito nella vita delle persone e della storia umana. Lì Dio agisce. Solo un cuore abitato dallo Spirito lo sa ascoltare e riconoscere".

"L’ascolto del povero non è facile – ha detto il presule nella serata dedicata ai poveri e agli ammati– ci vuole un di più di misericordia. Oltre alla cura, alla competenza, alla responsabilità, l’ascolto esige la dedizione: tanta compassione e tanta tenerezza. I piccoli, i poveri, meritano che noi li ascoltiamo così. Prendendoli sul serio, come fa Dio. E soprattutto riconoscendo la storia che Dio intesse con loro, a partire dalle loro esistenze solo apparentemente banali".

I bambini - ha osservato infine il Cardinale De Donatis, nel corso dell'ultimo incontro dedicato agli operatori della pastorale familiare - "sono il nostro futuro e la nostra speranza: abbracciandoli come comunità ecclesiale ci lasciamo abbracciare dalla tenerezza di Dio, nello stupore del germinare della sua opera fra di noi".

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