Aprire il cuore, aiutare, curare: Papa Francesco al collegio latinoamericano di Roma

In un discorso al Pio Collegio Latinoamericano, Papa Francesco indica tre linee guida per le attività. E ricorda come la presenza latinoamericana sia ormai diffusa in tutto il mondo

Papa Francesco durante l'udienza concessa al Pio Collegio Latinoamericano nel 2018
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Non è solo l’America Latina ad essere un popolo meticcio, ma tutto il mondo, grazie alla presenza di latinoamericani ovunque che fanno sì che il Cristo dei Miracoli e la Madonna di Guadalupe siano celebrati da “Madrid a Kobe”. E a questa comunità diversa, rappresentata a Roma dal Pio Collegio Latino Americano, Papa Francesco chiede di assomigliare a Cristo, e di operare secondo tre linee guida: aprire la porta del cuore e dei cuori; aiutare gli altri e invitare gli altri ad aiutare; curare il mondo.

Rivolgendosi alla comunità del collegio, Papa Francesco sottolinea che “nonostante la storia abbia separato i nostri popoli, non ha distrutto in loro le radici che li unisce in quella grande opera che fu l’evangelizzazione dell’America Latina”, e per questo il collegio “nacque come un compromesso che univa le nostre chiese particolari” per aprirle alla chiesa universale nella città di Roma.

Fondato nel 1868 da una idea nata nel 1825 e fortemente supportata da Pio IX, il Pio Collegio Latino Americano ha avuto diverse sedi (Sant’Andrea della Valle, Santa Maria sopra Minerva, Sant’Andrea al Quirinale, via Gioacchino Belli) prima di avere la sede definitiva di oggi in via Aurelia Antica. Inizialmente, ospitava studenti e sacerdoti da tutta l’America Latina e dalle Filippine, ma le successive fondazioni del Collegio Brasiliano e quello Filippino hanno ristretto la cerchia degli studenti. Il Papa li ha ricevuti anche due anni fa, in occasione del 160esimo anniversario di fondazione, e lì parlò della necessità di una cultura meticcia, che è uno dei temi del suo pontificato. In questa circostanza, guarda alla cultura meticcia diffusa in tutto il mondo, sottolineando anche la contaminazione che viene dalla diffusione di latinoamericani in tutto il mondo.

Parlando con gli studenti, il Papa sottolinea che la loro “esperienza di comunione e apertura è una grande sfida”, considerando che “il Vangelo e il suo messaggio arrivarono nella nostra terra per mezzi umani, non esenti da peccato”, sopravanzati dalla grazia che fece sì che “popoli e culture lo accogliessero in una ricca diversità di forme che oggi possiamo contemplare”.

Un miracolo che nasce proprio dalla capacità di aprire il cuore in una “radice meticcia”, capace di andare oltre la propria autoreferenzialità. E oggi, ci sono “latinoamericani sparsi nel mondo, e da questa realtà hanno tratto beneficio diverse comunità cristiane”, dal Nord e Centro Europa, ma anche in Oriente. “Il ricco meticciato culturale che ha reso possibile l’evangelizzazione – chiosa Papa Francesco – ha di nuovo luogo oggi. I popoli latinos si incontrarono tra loro e con altri popoli grazie alla mobilità sociale e alla facilità di comunicazione, e da questo incontro escono arricchiti”.

Per questo, dice Papa Francesco agli studenti, siete chiamati ad “assomigliare alla Parola, in maniera generosa, senza pregiudizi, al modo di Dio, che non guarda la durezza della terra né la presenza di pietre e cardi, che non toglie la zizzania per non togliere con essa il buon seme del regno”.

Sono tre le linee guida date dal Papa, dunque, che devono valere sia a livello personale che comunitario. Il primo è “aprire la porta del cuore e dei cuori”, perché così “si crea uno spazio dove Dio e il prossimo possono incontrarsi”, senza mai chiudere la porta ai poveri, perché Dio "ci chiama attraverso di loro".

Quindi, aiutare gli altri e invitare gli altri ad aiutare, perché “il nostro sforzo deve essere un richiamo che necessità di richiamare il gregge, farlo sentire popolo, chiamato anche a mettersi in cammino e a sforzarsi per avvicinare il regno già qui in questa terra”, senza cedere al "clericalismo", che è un "gran male". L’invito è a “lottare contro la cultura dello scarto, la segregazione sociale, la mancanza di fiducia e il pregiudizio in ragione di razza, cultura o fede, perché il sentimento di fraternità venga imposto su tutte le differenze”. 

Infine, l’invito a “curare il mondo del grande male che lo affligge”, una sfida che si vede – dice Papa Francesco – soprattutto durante la pandemia, in cui “la globalizzazione ha superato le frontiere, ma non le menti e i cuori”.

Dice Papa Francesco: “Il virus si diffonde senza freni, però non siamo capaci di dare una risposta congiunta. Il mondo continua chiudendo le porte, rifiutando il dialogo e la collaborazione, si nega ad aprirsi con sincerità al compromesso comune per un bene che riguarda tutti indistintamente”.

Per questo, aggiunge, “la cura di questo male deve arrivare dal basso, dai cuori e dalle anime che un giorno saranno ricompensate, con proposte concrete nell’ambito dell’educazione, della catechesi, dell’impegno sociale, capaci di cambiare le mentalità, aprire spazi, guarire questo male e dare a Dio un popolo unito”.

Aggiunge Papa Francesco: "La Chiesa è uniformità, ma poliedro, in cui ciascuno mantiene la propria identità". 

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