Aquileia, la croce della basilica e altri oggetti degli scavi austriaci in mostra

La croce di Aquileia
Foto: Fondazione Aquileia
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Torna a casa la croce della basilica di Aquileia. E’ solo uno dei “magnifici ritorni” di oggetti romani e paleocristiani in un mostra eccezionale al Museo archeologico nazionale di Aquileia. Dall’8 giugno al 20 ottobre un centinaio di pezzi custoditi nel Kunsthistorisches Museum di Vienna saranno esposto nel luogo dove sono stati ritrovati.

Non si tratta però di una “spoliazione” o di traffico di opere d’ arte. I reperti sono a Vienna perché frutto degli scavi dell’ 800 fatti in quello che allora era territorio del’ Impero Austro- Ungarico.

Gli scavi austriaci di Aquileia hanno riportato alla luce la maggior parte delle bellezze che vediamo oggi e che sono patrimonio dell’ umanità. Aquileia, capitale della X regione augustea, è stata il Patriarcato di una grande parte di regioni che ora sono divise in diverse nazioni, Italia, Austria, Slovenia e Croazia.

La grande civilizzazione romana, e la unità politica imperiale ritrovano in questa mostra le origini di una Europa veramente unita.

La mostra è una occasione per raccontare un momento importante della storia di Aquileia.  anche una campagna di scavi eccezionale.

“Non è mai facile riportare opere d’arte importanti nei luoghi di provenienza, per il sottinteso, ma sempre presente, timore che nella coscienza del pubblico e nel dibattito che sempre segue una grande mostra si insinui il concetto di spoliazione, di “portato via”.- spiega Antonio Zanardi Landi presidente della Fondazione Aquileia che ha presentato la mostra alla stampa- L’apertura e lo spirito di collaborazione di tutti i responsabili del Kunsthistorisches e il risalto che ai reperti aquileiesi viene dato nelle sale espositive viennesi ci fanno capire invece che il rapporto Vienna-Aquileia è davvero molto positivo, e che, in realtà, in quella sede Aquileia ha una sorta di “succursale austriaca” oltre che una vetrina con un’eccezionale capacità di richiamo e di illustrazione di quella che fu la grande città romana”. 

Georg Plattner , direttore della Collezione di Antichità greche e romane nel Kunsthistorisches Museum –ha ricordato la storia dei  340 reperti antichi che da Aquileia sono stati inviati a Vienna da Aquileia, nel 1817 quarantacinque pezzi tornarono ad Aquileia nel 1921, nell’ambito delle restituzioni che l’Austria fece dopo la fine della prima guerra mondiale all’Italia”.

Il Museo archeologico è stato recentemente riallestito e questa mostra è una occasione mettere a confronto oggetti del Museo e oggetti della Mostra come ha speigato Luca Caburlotto, direttore del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia.

Gli scavi ottocenteschi avevano ovviamente uno stile diverso da quelli di oggi, erano sopratutto una ricerca di “tesori”, ma, sottolinea Cristiano Tiussi direttore della Fondazione Aquileia “hanno condotto a scoperte di notevolissimo rilievo, talvolta avvolte ancora da un'aura di mistero. In un certo senso, essi prepararono le prime indagini di ampio respiro degli archeologi austriaci, quelle effettuate nell’area del circo e delle mura tardoantiche tra il 1872 e il 1875 e, soprattutto, quelle importantissime avviate nel 1893 intorno al complesso basilicale”.

Tanti i reperti di pregio, come  il rilievo marmoreo con la rappresentazione di Mitra Tauroctono, che ricorda la interculturalità dell’area dell’Impero romano, che spiega Marta Novello, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia dopo il suo rinvenimento nel 1888, fu regalato all’imperatore Francesco Giuseppe.

Di particolare significato la croce in bronzo del IV secolo con il monogramma dato dall’intersezione delle iniziali del nome greco di Cristo donata a Vienna dal barone Ettore von Ritter verso la metà dell‘800, che era nella Basilica.

 

 

 

 

Inoltre grazie al sostegno della Fondazione Aquileia si è reso possibile anche il restauro della cosiddetta Venere di Aquileia, che dopo una lunga permanenza nei depositi viennesi finalmente può essere esposta. Rinvenuta nel febbraio del 1824 e venduta nel 1828 alle collezioni imperiali a Vienna, doveva essere originariamente collocata in un luogo pubblico di grande visibilità, forse il teatro e le terme della città. 

La storia degli scavi, il rapporto con i musei viennesi e l’impegno diretto dell’ Imperatore Francesco Giuseppe sono parte del bellissimo catalogo della mostra edito da Gangemi e dalla Fondazione.

Ad ottobre poi oltre alla mostra conferenze e seminari saranno occasione di approfondimenti  sia archeologici che storici anche sulle radici romane e cristiane dell’ Europa.

 

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