Arricchire davanti a Dio. XVIII Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo domenicale commentato da S.E. Mons. Francesco Cavina

Gesù con i discepoli
Foto: pubblico dominio
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Due fratelli litigano tra di loro per la divisione di un’eredità e chiedono l’intervento di Gesù, il quale rifiuta di lasciarsi trascinare in una diatriba che non lo riguarda e nella risposta che offre porta la questione ad un livello più alto. Egli, infatti, mette a nudo la stortura che attanaglia il cuore dei due fratelli, causa del loro litigio: la cupidigia. Si tratta di un’inclinazione istintiva del cuore dell’uomo, la quale porta a ritenere che la vita e il suo valore dipendano dalle ricchezze che uno possiede.

In una simile concezione dell’esistenza si perdono di vista le cose veramente importanti: nel caso dei due fratelli la concordia e l’armonia familiari. Gesù, in tale modo, condanna la scelta di chi costruisce il proprio futuro solo su beni inconsistenti, fragili e precari che possono svanire con grande facilità. Il tempo, infatti, porta a riconoscere - spesso quando è troppo tardi - che per conseguire obiettivi finalizzati solo all’accumulo, come garanzia di sicurezza e di vita, sono stati sacrificati tanti valori ben più importanti quali la famiglia, l’amicizia, i figli, l’amore, la solidarietà...

Per illustrare più concretamente il suo pensiero Gesù racconta la parabola dell’uomo ricco, il quale si cullava nell’illusione di avere il futuro nelle sue mani perché aveva il suo raccolto, i suoi magazzini, i suoi beni. Non c’era posto per altro nella sua vita. All’ improvviso una voce spezza il velo dell’illusione: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”.

Gesù non si limita a smascherare l’inconsistenza della ricchezza e a mettere in guardia dal fascino dell’accumulo, offre anche una via da percorrere: la preoccupazione dell’uomo deve essere quella di arricchire davanti a Dio. Ma cosa significa questa espressione? Ci viene in soccorso l’apostolo Paolo il quale nella seconda lettura ci invita a: “Cercare le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio”. Cristo con la resurrezione è passato dalla terra al cielo, dall’ umanità in cui la divinità è velata, allo splendore della divinità svelata, dall’ umiliazione alla esaltazione.

Allo stesso modo il cristiano con il sacramento del Battesimo è stato reso partecipe dell’esperienza pasquale di Cristo ed è passato dalla condizione umana alla dignità di figlio di Dio. Le parole di san Paolo non sono da intendersi come un invito a disprezzare le realtà terrestri - quasi il cristianesimo fosse una religione da evasione e da alienazione - ma a non dimenticarci che con il Battesimo noi siamo stati veramente spogliati del peccato e siamo divenuti persone nuove, perché partecipi della vita divina, e dunque capaci di scelte conformi alla nostra nuova dignità. Arricchire davanti a Dio trova la sua concretezza nel vivere “per Dio e per gli altri”, nella fraterna condivisione dei beni.

In definitiva, il mondo di quaggiù e l’uomo vecchio sono la “carne” e “il peccato” che il cristiano deve lasciare alle spalle perché la sua umanità nel fonte battesimale è divenuta il santuario dove Dio abita, palpita, ama e si rivela.

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