Bagnasco: “Le università, luogo di protesta contro il totalitarismo del pensiero”

Il Cardinal Angelo Bagnasco al dies academicus
Foto: PUL
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È una persona “chiamata dalla storia a trovare protesta,” quella delineata dal Cardinal Angelo Bagnasco nel “dies academicus” della Pontificia Università Lateranense. E lo può diventare proprio nelle università cattoliche, cui spetta il compito di contrastare il totalitarismo antropologico e di riscoprire l’essere umano e la legge naturale, sempre più messe da parte nella cultura di oggi.

Con una lectio magistralis dedicata all’ “Enciclica Laudato Si e l’Università Lateranense,” il presidente dei vescovi italiani coglie l’occasione per mettere in luce ancora una volta la sfida antropologica. Cosa fare quando il concetto stesso di essere umano viene messo in discussione? Come reagire alla tecnocrazia, che arriva al transumanesimo? E più in generale, come rispondere alla cultura dominante, fatta di libertà e di falso individualismo?

Sono le domande che tracciano il percorso intellettuale del Cardinal Bagnasco, e che diventano il filo rosso che collega l’enciclica Laudato Si all’impegno universitario. Una enciclica – afferma l’arcivescovo di Genova – che non si può definire “una enciclica verde,” ma piuttosto “uno sguardo sacro” sull’universo, da concepire secondo i tre livelli di “dono, dono d’amore e promessa.”

Nell’enciclica quindi – spiega il Cardinale – il “Papa ci chiede dunque una conversione dello sguardo come promessa dei comportamenti nuovi.” Sottolinea il Cardinale che “di fronte ai disastri ambientali che stanno sfigurando il pianeta, forse ci sentiamo sovrastati e impotenti, e può vincere l’insidia della resa, come se il male fosse ineluttabile.” Una tentazione che viene “dalla consapevolezza che la responsabilità è grande,” e la domanda che ci resta dentro è quella se continuare la resistenza o cedere alla resa.

E sta qui l’appello alla resistenza – contenuto nell’enciclica – che “richiede un cambiamento intimo, una ecologia interiore, premessa e condizione per una ecologia integrale.” In questo “emerge con chiarezza la questione antropologica,” che “attanaglia l’Occidente e la nostra Europa,” perché “la deformazione antropologica non è un mantra ideologico, una questione oziosa, un esercizio astratto, autoreferenziale e inutile per la vita quotidiana.” Si tratta piuttosto di “una deriva che sta alla radice di un “umano” smarrito e angosciato, e di una società debole e individualista.” Eppure, c’è un mondo nascosto dietro questa società, dato che – afferma il Cardinale – “sotto la coltre brulica la vita della gente che vive i suoi giorni con dignità ed eroismo silenziosi,” di quella gente semplice che “non fa notizia ma fa storia.”

Cosa sta succedendo al mondo? Il Cardinal Bagnasco parla di un uomo che “sta perdendo il contatto con la realtà, sembra rifiutarla,” e perde così il contatto che lo libera dalla “volontà di potenza,” ovvero dall’ “istinto di peccato che lo spinge ad ergersi di fronte a Dio con la presunzione di essere creatore di se stesso, di ridefinirsi a suo piacimento” con una tecnologia che “gli consente di manipolare e di manipolarsi.”

E allora “la persona è chiamata dalla storia a diventare protesta,” a superare il “totalitarismo culturale,” quella “bolla virtuale di menzogne che sempre più assumono la parvenza di plausibilità e di verità,” giocando “sull’equivoco di una libertà intesa, nel caso migliore, come rispetto e non invadenza del campo altrui.” Una libertà, insomma, “misurante i valori e i principi, e non misurata dai valori e dai principi.”

In questa sfida, si inserisce il ruolo delle università cattoliche – e lo sguardo va in particolare alla tre facoltà della Pontificia Università Lateranense – che, con la loro storia, il loro patrimonio, hanno “una capacità teoretica affinata e riconosciuta per affrontare le sfide odierne” di chi vuole “riformulare l’abc dell’alfabeto umano, i fondamentali dell’esistenza, la grammatica della persona, della vita e della morte, della famiglia e della libertà, dell’amore e della sessualità, riducendo tutto a processo culturale.”

Il Cardinal Bagnasco fa un riferimento particolare alla “questione del fondamento del diritto”, una questione “non tanto aperta, quanto sfondata,” perché “il diritto deve assicurare il massimo di giustizia per tutti,” perché senza giustizia “non c’è bene comune e società vivibile,” e si creano le emarginazioni. “L’uomo viene eluso, i più deboli sono condannati a rimanere ai bordi della strada, preda di una società che, in punta di diritto, può scartarli come rifiuti,” è l’amara considerazione del presidente della CEI.

È una società in cui si vive in una “solitudine diffusa” e “fragilità,” che scaturiscono dall’individualismo che fa chiudere le persone “nel proprio io,” la seconda nell’angoscia dei propri limiti, che invece “ci salvano dalle nostre presunzioni.” Ma anche – afferma Bagnasco – “bisogna ricuperare la cultura dei legami che spesso vengono visti come condizionamenti alla libertà individuale anziché come condizioni di possibilità.”

Il Cardinal Bagnasco afferma che “tutti, ma soprattutto i giovani, hanno il diritto di protestare contro la cultura della falsità, che ha potere solo fino a quando l’uomo è disposto a vivere nella menzogna.” E allora ricorda ai professori che “ogni volta che salite in cattedra è come se doveste mettere la vela sull'albero maestro per uscire in mare aperto, dove 1’aria è più pura e il mare più grande, coscienti che tutti siamo chiamati ad andare contro vento.”

Conclude il Cardinale: “Siete investiti di un compito che non può conoscere compromessi e stanchezze: si tratta di portare a risplendere la verità, affinché le

intelligenze ogni volta che è necessario, possano dire a testa alta che “il re è nudo” e che la prima forma di partecipazione alla costruzione del mondo, la necessaria rivolta che accende la luce e lascia il segno della speranza è la vita nella verità.”

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