“Gettandoci, per così dire, in mezzo ai popoli belligeranti, come un padre in mezzo ai propri figli in lotta, li abbiamo scongiurati in nome di quel Dio, il quale è giustizia e carità infinita, a rinunziare al proposito di mutua distruzione, ad esporre una buona volta con chiarezza, in modo diretto o indiretto, i desideri di ciascuna parte, ed a tener conto, nella misura del giusto e del possibile, delle aspirazioni dei popoli, accettando, ove occorra, in favore dell’equità e del bene comune del gran consorzio delle Nazioni, i doverosi e necessari sacrifici di amor proprio e d’interessi particolari. Questa era ed è l’unica via per risolvere il mostruoso conflitto secondo le norme della giustizia, e giungere ad una pace non profittevole ad una sola delle parti, ma a tutte, e quindi giusta e duratura”. Sono le parole di Benedetto XV contenute nella lettera inviata il 4 marzo 1916 al Cardinale Basilio Pompilj, Vicario Generale di Roma, per esortare i cattolici al sostentamento degli orfani di guerra.

Il Papa usa parole nette per condannare la Prima Guerra Mondiale, definendola “il suicidio dell’Europa civile”.

In occasione della Quaresima Benedetto XV chiedeva che “ciascuna famiglia offrisse, proporzionatamente ai propri averi, l’obolo della carità, da erogarsi a favore dei poveri e degli infelici, tanto cari a Gesù Redentore, ed in modo speciale a sollievo dei miseri figli di coloro che son morti in questa orribile guerra”.

Benedetto XV rivolge infine l’invito “che a tali opere di cristiana pietà vorranno associarsi — spinte da un tenero sentimento di umana compassione e, più fortemente ancora, dalla sovrannaturale carità, che deve unire i figli del medesimo Padre celeste, — anche le famiglie dei paesi neutrali”.