Bertone e Giovanni Paolo II, da Max Scheler a Milingo e la fiducia del cardinale Ratzinger

Monsignor Bertone e Giovanni Paolo II
Foto: immagini.servizivocetempo.it
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

L’impressione è stata molto positiva, come di un uomo posato, ben “piantato” per terra”.

Così il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato emerito, racconta il suo primo incontro con Giovanni Paolo II nel libro “I miei Papi” edito da Elledici.

“Avevo letto le sue riflessioni su Max Scheler, nel suo libro Persona e atto- scrive il cardinale- che riprendeva il pensiero della tesi da lui sostenuta all’Angelicum... Karol Wojtyła era un moralista e un antropologo, ed io ero tra il resto professore di Teologia morale, sebbene non di morale fondamentale ma di morale sociale”.

Il cardinale ricorda come la Polonia fosse  “considerata nazione di nobili e consolidate tradizioni cristiane. Anche io, senza dubbio, ero affascinato dalle generazioni di autentici credenti, di coraggiosi testimoni del Vangelo e anche di martiri della fede che la nazione polacca aveva espresso.

Karol Wojtyła era una persona che certamente accentuava questa mia ammirazione per un intero popolo. Penso ancora a lui per trovare conforto e ispirazione nelle sfide di oggi, dopo il crollo del totalitarismo comunista. Sfide che sono in parte mutate rispetto al passato, ma non sono certamente diminuite”.

Il rapporto con Giovanni Paolo II è ovviamente filtrato da quello con Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, ma ha una sua forza speciale che è nella “ forza dell’annuncio, della testimonianza della centralità di Cristo nella storia umana e soprattutto nella storia della Chiesa e nella teologia della Chiesa, di fronte alle riduzioni cristologiche”. E aggiunge : “ho scolpita in memoria la chiarezza di dottrina del cardinale Ratzinger, la fiducia totale che lo legava a Papa Giovanni Paolo II”.

Tra i molti momenti di collaborazione il cardinale ricorda “dopo la promulgazione del Codice di Diritto Canonico per la Chiesa Latina, la preparazione del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, che fui poi promulgato il 25 ottobre 1990”.

Intenso anche il lavoro per tentare di risolvere la questione Milingo. A Castelgandolfo “l’ex Arcivescovo di Lusaka fu ammesso a un breve incontro con Giovanni Paolo II stesso che gli ricordò la sua responsabilità di Vescovo cattolico e lo invitò amorevolmente, ma anche autorevolmente, a rientrare a pieno titolo e con piena dignità nella Chiesa. Milingo fu commosso e profondamente colpito dalla paternità di Giovanni Paolo II e promise di riflettere sulla proposta”. Sappiamo che poi che nonostante l’impegno del Papa Milingo si allontanò dalla obbedienza al Papa.

C’è poi la condivisa passione per la montagna e anche qualche scherzo sul tifo calcistico: “Giovanni Paolo II sapeva che io ero tifoso di calcio ed era naturale che ne parlassimo, soprattutto quando c’era una sfida tra Polonia e Italia. Abbiamo seguito in particolare i campionati del mondo 1990. Quando andavo in udienza o a pranzo da lui mi chiedeva che cosa aveva fatto la Juventus”.

Ti potrebbe interessare