Cardinal Sandri: “All’ecumenismo del sangue si affianca quello della carità”

Basilica di San Nicola di Bari
Foto: da Wikipedia
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Torna a Bari dieci giorni dopo, e un viaggio in Iraq alle spalle. Il Cardinal Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, va a celebrare la festa di San Nicola l’8 maggio, dicendo una messa sul molo del porto della città. In quel porto, arrivarono le spoglie del vescovo di Myra, prelevate in Turchia da un manipolo di coraggiosi, e poste a protezione della città di Bari. Sono tanti i prodigi di San Nicola. Che, per la sua caratteristica di essere un vescovo d’Oriente sepolto in Occidente, rappresenta un ponte tra la Chiesa Orientale e la Chiesa Occidentale, tra mondo ortodosso e mondo cattolico romano. San Nicola come faro sul cammino dell’unità. E andava proprio a trovare San Nicola padre Ilia, del patriarcato ortodosso di Georgia, vittima dell’incidente del traghetto Norman Atlantic, che si sacrificò per tutti. “All’ecumenismo del sangue si è affiancato quello della carità,” afferma Sandri.

Non poteva che succedere al largo di Bari, che – grazie a San Nicola, alla sua posizione, alla sua storia – è sempre stata considerata la città ideale per gli incontri tra le due Chiese. Era stata persino accarezzata l’idea di uno storico incontro tra il Papa di Roma e il patriarca della Chiesa di Mosca a Bari, in territorio neutro. Non si fece mai. Lo sa bene il Cardinal Sandri, che ricorda come – sulla scia del santo – siamo chiamati a portare a compimento l’unità. “Compito bello e impegnativo, e per questo abbiamo chiesto la grazia del Signore. Vogliamo domandarci insieme come ciò sia possibile in questo nostro tempo: benché si possa essere tentati di scoraggiamento, a motivo delle molteplici sfide ed interrogativi, esso rimane colmo di speranza e di una promessa per il futuro.” 

Parte dalle Letture, dal Battesimo amministrato da Filippo al funzionario di Candace, Regina di Etiopia, il segno di una speranza nuova che  riguarda non soltanto il funzionario regale, probabilmente appartenente alla numerosa diaspora ebraica che da Alessandria si era diffusa lungo il corso del Nilo sino all’Etiopia, ma anche la Chiesa intera, che in lui ebbe il primo figlio di quella Nazione. E tutto questo avviene per il tramite del diacono Filippo, che era stato espulso da Gerusalemme per la persecuzione che era scoppiata contro i cristiani provenienti dall’ellenismo.”

Sottolinea il Cardinale che San Nicola ci interroga proprio a partire dalla vicenda ascoltata, ci domanda se siamo capaci anche noi di “metterci in cammino”, se abbiamo l’umiltà di rimanere discepoli, se sappiamo vivere la nostra autorità.

La vicenda di San Nicola – afferma il Prefetto – “è la prospettiva autentica entro cui pensare la vicenda di san Nicola: questo é vero anzitutto durante la sua esistenza e il suo ministero episcopale a Mira, se pensiamo ad esempio alla vita che egli riottenne per i condannati alla decapitazione, alla dignità offerta alle fanciulle prive di dote che poterono finalmente essere felici, ai naviganti che recavano il grano da Alessandria a Costantinopoli, alle sofferenze patite da lui stesso sotto la persecuzione di Diocleziano, che però non ne hanno piegato l'indomita fede.”  

Ma anche la traslazione del corpo non è solo questione del coraggio e dell’astuzia dei marinai, che misero in salvo un corpo “probabilmente destinato alla profanazione,” ma restituirono onore alla bella città di Bari, “che iniziò ad ospitare un grande patrono,” tanto che “persino le pietre del palazzo del catapano - il governatore bizantino - che sarebbero state destinate alla rovina, potremmo dire che "riebbero vita", andando a costituire la base e il materiale per la Basilica del Santo voluta dall'abate Elia.”

Da lì, i prodigi del Santo. Ne cita uno, il Cardinale, proprio per abbracciare i fratelli ortodossi, in uno slancio di unità. Si tratta “del gesto eroico di padre Ilia Kartozia, del Patriarcato ortodosso di Georgia, vittima dell'incidente del traghetto Norman Atlantic il 28 dicembre scorso. Proveniente da un monastero dell'antica sede di Mtskhet, che ebbi l'onore di visitare nell'estate del 2012, si é speso sino all'ultimo istante non per la propria vita, ma per quella dei fratelli e delle sorelle che erano con lui. La sua meta era proprio la cripta del Santo che oggi onoriamo: voleva recarvisi a pregare e san Nicola ha concesso una grazia in anticipo, la grazia della carità di chi si consegna, come Gesù. Per padre Ilia l'Eucarestia celebrata é diventata vita. Dentro un mare che dava la morte, san Nicola ha consentito che si seminasse un germoglio di resurrezione.”

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