Castelgandolfo, la villa dell'Imperatore che perseguitava i cristiani

Così GB Piranesi vedeva i resti della Villa di Domiziano a metà del 1700
Foto: pd
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Qui dove il lago Alban le limpide onde

In vago giro accoglie e l’Mar Tirreno

Lo sguardo allieta col ceruleo seno

Il sol per l’aria i raggi d’or diffonde

 

S’ammantan gli arboscei di verdi fronde,

di fiori il prato e l’ciel di bel sereno,

Dolce mormora l’aura a cui non meno,

In dolci note il rosignol risponde.

 

Chi non rinvigorisce? e al cor non sente

gioia stillar? Or s’erga pronta e ascenda

Per questi gaudi al gran Fattor la mente.

 

Così cantava Maffeo Berberini, Papa Urbano VIII a metà del 1600 le bellezze di Castelgandolfo. E’ stato lui il primo Papa a usare le “Ville” come saranno chiamate più tardi, per la villeggiatura estiva, che si protraeva fino a tutto il mese di settembre, solo ad  ottobre si tornava a Roma, e anzi qualcuno restava per godere delle “ottobrate”.

La storia della cittadina laziale è talmente antica che è difficile raccontarla tutta. I Pontefici hanno proseguito la lunga tradizione di residenza estiva delle famiglie nobili romane che avevano i terreni in questa zona.

Il primo in effetti fu l’imperatore romano Domiziano. La parte centrale della villa che risale al I secolo dopo Cristo, è ancora lì, all’interno delle Ville Pontificie, in quell’area vicino alla Villa Barberini costruita dal nipote di Urbano VIII.

L’edificio è composto da tre grandi terrazzamenti stretti e lunghi adagiati sul colle.

Grandi ambienti di servizio nel più alto, e grandi cisterne dove arrivava l’acqua dall’acquedotto di Malafitto. Sono ancora lì, due inglobate nel Palazzo di Propaganda Fide, parte della Ville, e una, molto grande, è sulla parte più alta del colle.

Una seconda terrazza della villa era il quartiere residenziale. Purtroppo nel sono rimasti solo pochi resti. Un lungo viale conduceva al teatro, e poi ad una terrazza panoramica sul lago. Quattro grandi ninfei si aprivano poco distante.

Il teatro è in parte visibile ancora oggi, la crypta sotto la cavea con le sue decorazioni di stucco lo rendono uno dei più notevoli complessi decorativi di età tardoflavia che ci siano pervenuti.

C’è poi il criptoportico, un vero ingresso monumentale al palazzo di cui riamane solo una parte. Solenne e maestoso è stato usato nei secoli in vari modi. Durante la seconda guerra mondiale divenne rifugio per gli abitanti della città, accolti dal Papa nelle Ville.

Della villa di Domiziano faceva parte anche un circo, ormai del tutto invisibile, per i giochi di caccia.

La villa si estendeva per un’area molto vasta, bene oltre quella delle “Ville Pontificie”, con altri ninfei verso il lago.

Nel tour che oggi i visitatori possono fare grazie alla gestione dei Musei Vaticani alcuni di questi resti sono visibili. Una occasione per ricordare la storia di un luogo che vive ininterrotta da millenni.

Chissà se Domiziano, persecutore dei cristiani, avrebbe mai potuto immaginare che la sua  magnifica villa sarebbe diventata il luogo dove i successori di Pietro recitavano il Rosario passeggiando nelle sere d’estate.

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