Chiesa Cattolica e Stato nell'ordinamento giuridico italiano

La firma del Concordato
Foto: Arcidiocesi di Lecce
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Penisola italiana, 1870. In questo contesto storico tutto era mutato dal precedente assetto positivo. I singoli regni stavano cercando una loro autonomia, per confluire in uno stesso Stato però stavolta unitario. Le grandi ideologie, liberale e comunista, stavano cercando una via autonoma per rappresentare le loro istanze e la Chiesa era stata colpita dalla nuova compagine statale che limitava, fortemente, i propri diritti in campo politico, religioso e di azione. In questa situazione di forte chiusura, il mondo cattolico seppe rispondere, con coraggio ed arditezza, per portare la propria missione in un mondo in totale evoluzione dal precedente. Così l'11 febbraio 1929, il Governo italiano e la Santa Sede siglarono i Patti lateranensi, allo scopo di mettere definitivamente fine alla questione romana, aperta dal 1870. 

L'accordo premetteva due condizioni di favore con la politica del Governo ovvero,si riconosceva la Religione cattolica come culto di stato e si affermava la piena ed unica giurisdizione in ordine al matrimonio da parte dei Tribunali Ecclesiastici. In tal modo, lo Stato riconosceva apertis verbis la Santa Sede come soggetto di diritto internazionale, con una propria e specifica competenza non solo di ordine morale. 

Tale impostazione fu recepita nella Carta costituzionale repubblicana (1947) in particolare all'articolo 7 nel quale si afferma che la Chiesa cattolica e lo Stato sono, ciascuno nel proprio ordine, sovrani ed indipendenti.

Nel 1984, dopo una stagione differente storicamente dalla precedente, il Governo con Bettino Craxi, in qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri, rimodulò con il Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli l'accordo, firmando un concordato il cui anniversario ricorre oggi. In questo, la religione cattolica mantenne il proprio ruolo, ma l'ordinamento si trasformò in uno Stato aconfessionale. Inoltre, sotto il punto di vista economico, venne aggiornato il sistema mediante l'introduzione del meccanismo dell'otto per mille. Tali novità non fecero, però,  perdere né il ruolo né  la funzione che la Santa Sede ricopriva per la nostra società. Questo è confermato sia dalla vasta opera, in favore dei più bisognosi e sia nelle differenti pronunce dei vari giudicanti, che confermano tale funzione.

Tale impostazione è stata ribadita anche in alcune pronunce della Corte Costituzionale, in merito alla piena legittimità non solo della religione come espressione della libertà di culto, ma anche come bagaglio, culturale e indispensabile, di un popolo che vede, nella Chiesa cattolica, uno speciale alleato nella costruzione della formazione sociale. 

Sul punto, nel 1989 mentre si discuteva della presenza o meno del Crocifisso nelle aule pubbliche, il dibattito sul ruolo della Chiesa nella società venne ripreso, davanti alla Corte Costituzionale, e l’Avvocato dello Stato, Antonio Palatiello (in rappresentanza del Presidente del Consiglio dei Ministri) in difesa di tale simbolo ebbe a riferire che la Chiesa è legata all'ordinamento giuridico da una "reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene comune del Paese”. Appare allora chiarissimo come tale speciale alleato non è  solo presente, nella quotidianità con le proprie strutture sociali e con la sua opera, ma con qualcosa che va al di là di tutto ciò perchè richiama la presenza del suo Fondatore, il quale ha promesso che Ecce Ego vobiscum sum omnibus diebus. E di ciò non abbiamo motivo di dubitare.

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