Come cambia la catechesi? Risponde Don Tonino Lasconi, catechista ed educatore

Il Signore se ne ride è una frase biblica e il titolo del suo ultimo libro

Un dettaglio della copertina del libro
Foto: Credit: Edizioni Paoline
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Cinquanta anni di sacerdozio: tempo propizio per fermarsi e fare il punto… su un’epoca.

Dagli anni ’60 a oggi la società e la Chiesa sono state attraversate da piccole e grandi rivoluzioni, alcune
ancora in atto: la Vespa, la Seicento, la televisione, la pillola anticoncezionale, la lavatrice, lo scaldabagno, il supermercato, il telefono a gettoni, il pc, l’iPhone, lo Smartphone, Internet, i social network… In tempi in cui ‘i popoli insorgono e le genti congiurano’ sarebbe logico immaginare la Chiesa vigile, agile, coraggiosa, pronta a rinnovare il suo annuncio, nella certezza che delle congiure ‘il Signore se ne ride’, come recita il Salmo 2.

Nel libro ‘Il Signore se ne ride. I cristiani non piangano’ don Tonino Lasconi racconta le difficoltà ed i cambiamenti della Chiesa negli ultimi 50 anni, che corrispondono alla sua vita presbiterale, in quanto è stato ordinato sacerdote il l 29 giugno 1967, e subito dopo fu spinto da un incarico in Azione Cattolica a dedicarsi alla conoscenza dei ragazzi e delle moderne forme di comunicazione come il cinema, la televisione, la fotografia, la pubblicità, la canzone, il teatro, il giornalismo.

Nel 1969, sempre da parte dell’Azione Cattolica, riceve l’incarico insieme ad un gruppo di persone di costituire l’Azione cattolica dei ragazzi (ACR) per la quale preparò negli anni successivi i sussidi per il cammino di fede.

Nel 1979 gli fu affidata la cura della parrocchia di Nebbiano (Fabriano), dove realizzò per i ragazzi composizioni teatrali, rappresentate da tantissime parrocchie e oratori (‘Un natale a sorpresa’, ‘Un natale coi fiocchi’, ‘Noi figli dei magi’, ‘Liberi liberi’, ‘Dove sei Gesù’).

A lui ho chiesto di spiegare perché ha intitolato così questo libro: “Il salmo 2, dal quale ho tratto liberamente il titolo, mi ha sempre stimolato a immaginare una battaglia misteriosa e grandiosa: gli uomini e le donne che da subito, appena creati, - giardino dell’Eden, torre di Babele, vitello d’oro e
via via fino ai tempi nostri: Hitler, Stalin, il ’68… - cercano di rovesciare il loro Creatore per prenderne il posto. Senza riuscirci. E’ fantastico immaginare questi tentativi agitati, spesso rabbiosi, a volte anche volgari e blasfemi, e il Signore che dall’alto dei cieli ‘se ne ride’, perché sa che non
riusciranno.

Avrai visto la scena di un bambino che vuole buttare a terra il papà grande e grosso, e questi che lo lascia spingere, provare, riprovare sorridendo benevolmente come per dire: ‘Ma cosa vuoi fare? Non ce la farai mai’. Da che mondo è mondo, e da che la Chiesa e la Chiesa tantissimi hanno tentato di cancellare Dio e la Chiesa dalla storia convinti di riuscirci, invece…”.

Cosa si prefigge nel raccontare il fallimento di tutti i tentativi per rovesciare il Signore dalla sua poltrona?

“Dare coraggio e fiducia ai credenti. Sono troppi i cristiani che si lamentano, che piagnucolano, che
vorrebbero che qualcuno, magari lo Stato, metta a tacere i cattivoni. Ecco! Spero che il libro stimoli
chi lo legge a una fede più serena, più tranquilla, più fiduciosa”.

Nel tempo dei social, come annunciare nelle catechesi Gesù, affinché i cristiani non piangano?

“I social possono essere uno strumento valido ed efficace per annunciare Gesù e il suo messaggio in maniera vivace positiva, alternativa, anticonformista agli uomini di oggi. Cioè Gesù come veramente è. Invece non sempre accade, perché i ‘credenti’ che intervengono, per esempio su facebook, si lamentano, siamo sempre sulla difensiva. Facciamo emergere la vita bella, buona, vera che scaturisce dall’accogliere il vangelo come scelta concreta di vita.

La certezza che Gesù ha la dritta giusta per vivere bene dovrebbe essere sempre alla base delle ‘catechesi’, delle prediche domenicali, della catechesi dei bambini e dei ragazzi, degli incontri tra cristiani. Non è così. Almeno è troppo poco così. Papa Francesco (è vero) ha dato una bella scossa in questa direzione, ma c’è ancora molto da fare perché la tradizione di una fede da ‘quaresima senza Pasqua’ è troppo lunga”.

Si corre il rischio che la catechesi non sia ‘adeguata’ ad un mondo che cambia?

“Il rischio ormai lo si è corso e lo si è subito. La nostra catechesi, a cominciare da quella per ’iniziazione cristiana, è inadeguata da molti anni. Prima di tutto perché ha continuato (e purtroppo spesso ancora continua) a non prendere consapevolezza che non ci sono più la società e la Chiesa di 50 anni fa.
I bambini di oggi hanno per genitori i nipoti del ‘68, cioè uomini e donne che hanno scarsissimo interesse per la fede e per la chiesa. Portano i figli al catechismo non per educarli alla fede, ma per la festa della prima comunione e cresima. Infatti non li portano alla Messa della domenica, e sui problemi della vita insegnano ai figli il contrario di ciò che sentono al catechismo. Se non si prende consapevolezza di questa realtà e non ci si attrezza ad affrontarla seriamente la nostra catechesi non può che essere inadeguata”.

A distanza di 50 anni dal documento base ‘Il rinnovamento della catechesi’ si può ancora affermareche ‘il peggior nemico del catechista è l'improvvisazione’?

“Sì, lo si può ancora affermare. Però per improvvisazione non si deve intendere ‘non preparare la lezione’ per tempo. Nelle catechiste, e anche nei pochi catechisti maschi, ci sono passione, impegno, dedizione, e anche tanta coraggio, perché oggi il rapporto educativo con i bambini e i ragazzi è molto difficile. E fanno anche di tutto per prepararsi.
L’improvvisazione sta nel ritardo del mondo ecclesiastico nel prendere consapevolezza della situazione sociale e culturale del nostro tempo e nel non elaborare metodi e strumenti di comunicazione adeguati, con la conseguenza di mandare catechisti ed educatori a combattere la battaglia con armi sputate e inefficaci. Però, con tutte le difficoltà elencate e le altre che possono spuntare fuori non c’è da lamentarsi e da avere paura perché: ‘il Signore se ne ride’. Questa certezza non deve però dispensarci dal fare la nostra parte”.

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