Coronavirus, quali le norme per le università cattoliche?

La Congregazione per l’Educazione Cattolica emette una serie di norme per come far funzionare la didattica nel prossimo anno accademico

il chiostro dell'Università Cattolica di Milano
Foto: chiesadimilano.it
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Sì all’insegnamento a distanza, ma solo in casi di emergenza. La Congregazione per l’Educazione Cattolica chiede alle università cattoliche di tutto il mondo di continuare con l’insegnamento in “presenza”, laddove le restrizioni sanitarie lo permettano, e di utilizzare la modalità dell’insegnamento a distanza solo in caso di necessità.

Le norme sono in una lettera inviata dalla Congregazione a rettori, cancellieri, presidi e decani di facoltà delle università cattoliche di tutto il mondo. Norme che rappresentano un aggiornamento di quelle delineate in piena emergenza coronavirus, e che delineano quale saranno le linee guida per il prossimo anno accademico.

Il punto di partenza resta la costituzione apostolica Veritatis Gaudium di Papa Francesco, che definisce anche sussidi e modalità di insegnamento. La Congregazione aveva già stabilito delle norme transitorie per applicare la costituzione durante la pandemia.

Per il prossimo anno, l’indicazione è quella di predisporre “la programmazione con tutte le indicazioni e le modalità necessarie per avviare la didattica nella modalità ordinaria, con il sistema delle lezioni tenute in presenza di studenti e docenti, secondo quanto dispongono le Norme della Costituzione Apostolica Veritatis gaudium”.

Le norme sottolineano che “l’insegnamento a distanza non è alternativo” alle lezioni in presenza, e può semplicemente essere usato “parzialmente e per particolari situazioni”.

Nessuna virata verso le lezioni a distanza, dunque, ma un ritorno all’antico, sempre rispettando le norme sanitarie, salvo poi dare diverse disposizioni in caso ci sia qualche cambiamento nella situazione sanitaria.

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