Coronavirus, restare a casa ma dove? La risposta della diocesi di Andria

Un rifugio per i senza dimora che in questo periodo sono invitati come tutti a stare a casa

Don Geremia Acri
Foto: Diocesi di Andria
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Restate a casa. Un obbligo per i mesi passati un invito per il periodo futuro che dobbiamo affrontare fino alla fine della pandemia. Per molti una grande difficoltà, perché una casa non l’hanno.

Ad Andria in Puglia la Casa di Accoglienza “S. M. Goretti” della Diocesi di Andria offre solo servizi diurni e non vi sono sul territorio luoghi per un’accoglienza notturna di persone che vivono per strada. Ma a don Geremia Acri insieme al vescovo Luigi Mansi è venuta una idea:  allestire un rifugio per dare sostegno concreto alle situazioni di fragilità sociale ed economica prendendo in affitto alcune stanze, proprio per dare concretezza a quel: “restate a casa”.

“E’una risposta momentanea - dice don Geremia- che corre in aiuto di chi vive nelle difficoltà economiche e sociali, non è in grado di provvedere autonomamente a soluzioni abitative, è privo di sostegno familiare oppure la permanenza nel nucleo familiare è temporaneamente compromessa dal sopraggiungere di varie problematiche”.

Il tempo vacillante di questa nuova stagione ci mette di fronte al bisogno sempre più impellente di aiutare quelli della “prima volta”. Quelli che la ripresa del lavoro è dura; quelli che hanno contratto mutui, affitti onerosi per le loro attività commerciali e artigianali che stentano a decollare nuovamente; quelli che il peso delle troppe incognite hanno reso fragili dal punto di vista psicologico e quelli che hanno bisogno di trovare una nuova strada per sostenere la propria vita e quella dei propri cari.

La pandemia non faccia dimenticare il dramma degli sfollati, dei senza tetto, dei senza fissa dimora, meglio dire degli uomini e delle donne evitando inopportune categorie (il migrante, il barbone, il pensionato, l’africano, il clandestino…).

“Permettetemi - dice don Geremia-  di ringraziare quanti, dietro le quinte, volontariamente si mettono in gioco: prestano l’arte del loro sapere mettendo al servizio la loro professionalità, svolgendo le mansioni più difficili, quelle che richiedono discrezione, tatto e pronta umanità. Grazie ai volontari che prestano il loro servizio presso Casa Accoglienza e che assieme agli operatori sono strumenti della carità insostituibili di una scacchiera complessa, soprattutto nei momenti come questo. Uomini e donne che non chiedono ma donano concretezza e prontezza alle più svariate richieste per rendere meno greve il peso dei dilemmi che affliggono il nostro tempo.

 

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