Crisi in Medio Oriente, le tre parole chiave del patriarca Younan

Tra i partecipanti a Bari del forum “Mediterraneo frontiera di pace”, il patriarca Younan è stato anche in udienza da Papa Francesco lo scorso 7 febbraio

Il patriarca Younan della Chiesa siro cattolica
Foto: AG / ACI Group
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“Ricordare dove è nata la cristianità; fare tutti gli sforzi per aiutare i cristiani a rimanere nelle loro terre; più fatti meno parole”. Il Patriarca Ignazio Giuseppe III Younan della Chiesa cattolic sira non usa l’arte della mediazione. E nelle sue parole c’è l’urgenza di una situazione, quella mediorientale, che sembra sfuggire di mano, specialmente con i disordini in Libano che mettono a rischio l’unico stato dell’area in cui si è trovata una coesistenza tra le varie religioni.

I cattolici, la Santa Sede, devono lavorare per guardare ai popoli del Medio Oriente non come numeri, come opportunità, ma come persone umane che meritano di vivere in dignità e libertà”.

Prima di andare a Bari per partecipare al forum “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, il patriarca Younan ha partecipato il 7 febbraio, insieme ad altri patriarchi mediorientali, ad un incontro con Papa Francesco per discutere della difficile situazione nella regione. La conversazione parte da qui.

Il Medio Oriente è in una situazione perennemente instabile. Perché?

Sembra un piano per mostrare che convivere tra diverse confessioni religiose. Guardate cosa sta accadendo in Libano. C’è stata, è vero, corruzione. Ma si deve riconoscere che il sistema politico del Libano è il migliore della regione.

Perché avete voluto un colloquio con Papa Francesco?

Per diverse ragioni. Prima di tutto, per parlare della drammatica situazione in Medio Oriente, in Siria, Iraq e Libano. I leader cristiani sono coloro che hanno uno sguardo di insieme conoscono anche le comunità fuori dalla loro terra e comprendono che queste tensioni sono una minaccia alla sopravvivenza dei cristiani nell’area.

Cosa ha detto Papa Francesco?

Ci ha ascoltato da fratello. Ha detto proprio così: io sono vostro fratello.

Cosa si aspetta ora della Santa Sede?

Mi aspetto che la Santa Sede continui a difendere tutti i cristiani perseguitati nel Medio Oriente. C’è una situazione politica che non è promettente per il futuro di quelli che sono in minoranza e non hanno i mezzi per difendersi e dare sicurezza alla comunità.

Cosa avete detto a Papa Francesco?

Lo abbiamo ringraziato per quello che sta facendo. Gli abbiamo spiegato che la situazione non è facile a causa della sporca politica portata avanti da molti politici occidentali, che vedono nella situazione mediorientale una opportunità per difendere i loro interessi. Siamo grati a Papa Francesco per quello che fa e gli abbiamo esposto la situazione delle nostre comunità sia nella loro casa originaria, sia in diaspora.

Quale è la situazione in Medio Oriente?

I cristiani stanno lasciando la loro casa in Medio Oriente perché non credono nella situazione, che è guidata da forze opportunistiche. Siamo stati abbandonati dai politici e siamo stati traditi. Siamo una regione ricca, eppure siamo stati lasciati indietro. Non è onesto, non è giusto. Ci ritroviamo soli, siamo minoranze che però deriviamo dagli annunciatori del Vangelo. Il Medio Oriente è la culla del cristianesimo, siamo tutte Chiese di fondazione apostolica e antiche sedi. Quello che sta succedendo è molto triste.

All’inizio del mese, l’amministrazione USA ha presentato il cosiddetto Deal of the Century, il piano per la pace in Israele, che prevede anche Gerusalemme capitale di Israele e non della Palestina. Quali sono le vostre reazioni?

Per noi, il piano porta più minacce che soluzioni. È descritto come un piano di pace, ma non lo è realmente. Le comunità che avevano maggiore interesse non sono state considerate. Di nuovo, i politici dell’Occidente non uniscono i loro sforzi per richiedere soluzioni per israeliani e palestinesi, specialmente allo scopo di preservare i riti sacri per tutte le soluzioni. Al limite, possiamo dire che il piano ha il merito di riaprire la questione, e ci saranno nuovi sforzi per fare in modo che questi popoli vivano insieme.

Cosa si aspetta dall’incontro di Bari?

Che apra gli occhi alle nazioni europee. Guardando fuori dall’Italia, e alle nazioni mediterranee, i cattolici italiani mostrano tutta la loro preoccupazione per la sopravvivenza delle comunità cristiane. È la prima volta che la Chiesa Cattolica Italiana fa un passo del genere per guardare alla nostra sofferenza e trovare un modo di aiutarci. Non si parla solo della presenza cristiana, ma delle persone del Mediterraneo.

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