Cristo, una porta che ci fa vedere l'infinito: IV Domenica del tempo di Pasqua

La porta delle pecore
Foto: Centro Aletti
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In questa quarta domenica di Pasqua la Chiesa ci invita a pregare per le vocazioni e per questo motivo propone alla nostra riflessione l’immagine di Cristo buon Pastore.

Nella parabola che Gesù racconta sono presenti personaggi molto diversi tra di loro: il pastore, il ladro e il mercenario. Il ladro e il mercenario rappresentano coloro che hanno la pretesa di guidare gli altri senza un vero mandato. Il pastore, invece, è colui che entra per la porta e che è introdotto dal portiere, il quale è Dio stesso che ha inviato Gesù e al quale ha affidato il suo gregge.

Il legame tra pastore e pecore è così forte che esse ne sanno riconoscere perfettamente il timbro della voce e poiché si sentono da Lui amate, protette e rassicurate, lo ascoltano e lo seguono in maniera incondizionata. Il verbo “ascoltare” ha una grande importanza nel Vangelo secondo San Giovanni. E’ utilizzato ben cinquanta volte e serve per descrivere l’atteggiamento del discepolo di Cristo che è tale in quanto ascolta, riconosce la voce di Gesù e lo segue. Gesù, infatti, è la “parola”, il “Verbo”, la “rivelazione” che trasmette ai suoi amici “ciò che egli ha inteso dal Padre” (cfr Gv 3.31; 8,40; 15.15). Ascolto, io, la Parola di Gesù? Quante tempo trascorro ad ascoltare la Parola di Dio, la voce dell’Amore e della Verità?

Il discorso di Cristo continua e nel prosieguo Egli si presenta come l’unica guida affidabile dell’umanità. Noi possiamo seguire anche altre guide, ma Gesù ci ha avvertito, esse saranno sempre ladri e distruttori perché promettono una felicità che non possono mantenere.  Si tratta della pretesa che esce dalla bocca o di un pazzo (E’ fuori di sé) o di una persona che è consapevole di portare un messaggio che per il suo aspetto rivoluzionario, la sua radicalità, la sua assolutezza e trascendenza ha un carattere divino.

Si pone, dunque, ancora una volta, il problema dell’identità di Cristo. Chi è costui che osa parlare in questo modo? Che proclama la sua unicità per la salvezza dell’umanità? Che osa affermare che fuori di Lui non esiste Verità e vero Bene?  Gesù per parlare di sé ama utilizzare delle immagini. Dopo essersi presentato come il solo pastore ne introduce una seconda, più sottile e misteriosa. Egli dice di se stesso: “Io sono la Porta”. La sola, l’unica porta. Una porta che permette di avere accesso ad un luogo, ad uno spazio, ad una dimensione della vita nuovi; che ci permette di respirare un’aria diversa perché ci fa vedere l’infinito.

La nostra vita, allora, non è una prigione priva di porte e di finestre, perché grazie a Cristo l’orizzonte della nostra vita si apre su Dio e quindi noi abbiamo la possibilità di entrare nell’eternità. L’unica condizione che il Signore pone è quella di ascoltare la sua voce e di seguirlo. Se Gesù si presenta a noi come Via, Verità e Vita allora pensare di accogliere il suo invito a donargli totalmente la nostra vita nella consacrazione sacerdotale o religiosa non è né illogico, né irrazionale né una perdita, ma trovare quella pienezza di amore, alla quale tutti aspiriamo e che purtroppo cerchiamo in surrogati che non sono in grado di spiegarci il senso vero del nostro esistere. Gesù anche oggi continua a chiamare e ad offrire una visione alta della vita.

L’economia, la politica, la scienza e la tecnica, almeno nelle loro migliori intenzioni, si impegnano a favorire la liberazione dell’uomo per assicurargli una vita dignitosa e serena, nella giustizia e nella pace. Si tratta di ambiti nei quali tanti cristiani si sono impegnati in prima linea offrendo contributi e soluzioni molto spesso innovativi che hanno favorito il progresso economico, sociale, morale e spirituale della società. Tuttavia Gesù ci ricorda che nessuna ideologia, nessun progresso economico, nessun leader politico o sociale, nessuna scoperta scientifica sarà in grado di liberarci dal terribile nemico dell’uomo che è la morte. La sola e vera liberazione è quella che viene da Dio perché Lui ha vinto la morte.

Tutte le altre promesse di riscatto e di felicità da sole non sono in grado di corrispondere pienamente al desiderio del cuore umano perché limitate a prospettive puramente umane. L’uomo vive pienamente solo quando si apre a Dio. E Gesù è la porta, è la via per giungere a Dio, il solo, vero, vitale spazio dell’uomo. Affermava Sant’Agostino: Ci hai fatti per te ed inquieto è il nostro cuore se non riposa in Te”. Ma questo riposo non è durevole ed autentico senza Cristo.

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