Da assessore a suora di clausura, la storia di Simona

Il Monastero delle Agostiniane di Pennabilli
Foto: www.osapennabilli.net
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In visita pastorale a Cagliari nel settembre 2008, Benedetto XVI riconobbe “la grande fioritura di vocazioni religiose femminili, di cui la Sardegna è un vero e proprio vivaio”, sottolineando come “in tanti Ordini e Congregazioni sono presenti donne sarde, specie nei monasteri di clausura”.

La storia che arriva da Sardara, un piccolo paese del Medio Campidano, conferma queste parole ma nello stesso tempo stupisce, anche se, come ci insegna Papa Francesco, “il nostro è il Dio delle sorprese”.

La 38enne Simona Ibba, ingegnere elettronico, è stata da sempre impegnata attivamente nel sociale e nella vita giovanile della diocesi di Ales-Terralba, ma fino allo scorso luglio era anche assessora ai servizi sociali della Giunta del suo paese natale. Una carriera politica, parallela al suo impegno di laica, iniziata come consigliere comunale nel 2009.

Poi, durante la passata estate, le improvvise dimissioni, che lasciano sorpresi colleghi di maggioranza e di opposizione, giustificate con motivazioni di carattere esclusivamente personale. 

Un “mistero” risolto in un sabato di febbraio, durante la Messa vespertina nella Chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta di Sardara: Simona ha intrapreso il cammino di discernimento vocazionale per diventare monaca agostiniana nel Monastero “Sant’Antonio da Padova” di Pennabilli, in provincia di Rimini.

A dare l’annuncio il parroco don Stefano Mallocci, insieme alla priora del Monastero e a don Francesco, sacerdote del convento romagnolo e amico della novizia. “Un orgoglio per Sardara - ha affermato il parroco, come riporta il quotidiano “L’Unione Sarda” -. Una scelta importante e controcorrente rispetto alla mentalità odierna. La clausura non è una vita isolata dal mondo, ma all’interno del mondo”. Per don Stefano il monastero “è una calamita. Non è un luogo in cui le suore stanno chiuse dentro e non vedono nessuno: nel territorio abbraccia una realtà più grande di quella locale”.

A nome della comunità si espresso il sindaco Roberto Montisci, con cui fino a qualche mese fa la futura monaca condivideva l’impegno politico: “La notizia è motivo di gioia per tutti. In questi anni, Simona si è distinta per le qualità umane e la bontà d’animo. Ha svolto attività sociale al fianco della gente, dei più deboli, e ora continuerà a farlo in un altro modo, ma sempre in coerenza con il suo percorso di vita”, ha concluso.

Simona, impegnata in un percorso di fede che potrebbe durare fino a sei-sette anni, non ha rilasciato nessuna dichiarazione. A farsi interprete dei suoi sentimenti è ancora don Mallocci: “E’ felice, riconosce Sardara come sua la sua famiglia, è tornata in visita ma, allo stesso tempo, si sente gioiosa di ritornare in quella che è diventata la sua nuova famiglia”.

Una nuova vita che, nelle parole di Papa Benedetto, “come il cuore fa circolare il sangue e tiene in vita il corpo intero”, così la sua esistenza “nascosta con Cristo, intessuta di lavoro e di preghiera, contribuisce a sostenere la Chiesa, strumento di salvezza per ogni uomo che il Signore ha redento con il suo Sangue”.

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