Dalle diocesi, come si celebra la Pasqua del 2022?

Il Triduo e i messaggi dei vescovi italiani

I riti del Giovedì Santo nelle diocesi di Tortona presieduti dal Vescovo Guido Marini
Foto: FB- Guido Marini
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Prima Pasqua, dopo l’emergenza sanitaria da Covid 19 (che non è del tutto risolta) con la ripresa delle celebrazioni anche se con l’invito alla massima attenzione. Una Pasqua aggravata dalla tragicità della guerra in Ucraina, alle porte  dell’Europa.Giovedì la ripresa del rito della Lavanda dei piedi, ieri molte le Via Crucis all’aperto e domani messe solenni nelle Cattedrali presieduta dai presuli che non hanno mancato di inviare a tutti i fedeli messaggi di auguri.

“Auguro a tutti la gioia di accogliere il dono pasquale della pace, il gusto di custodirla con cura e la passione di promuoverne l’instaurazione in noi, nei nostri ambienti, nel mondo intero”, ha scritto l’arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Baturi. “Non possiamo voltarci dall’altra parte – prosegue Baturi nel suo messaggio - non vedere e udire». Il mistero del male “sembra sovrastarci e superare le nostre forze. Lo vediamo a livello individuale, in noi stessi e nelle nostre scelte personali: superficialità e indifferenza, rancori, divisioni. Il cuore dell’uomo ospita sentimenti e pensieri che non vorremmo ci appartenessero e che non riconosciamo. Talvolta diventano azioni e delitti. A volte il male ci vede vittime. Altre, purtroppo, artefici. Contagia tutti. È difficile accorgersene e quasi impossibile sottrarsi alla sua coinvolgente presa. Questo mistero – ha scritto il presule di Cagliari - si muove anche nelle società, nei gruppi, nei popoli e diventa sistema di organizzazione e di vita. Gli effetti sono che il più debole e il povero vengono espulsi ed emarginati, il profitto e l’interesse di parte sono criterio di organizzazione politica ed economica”.

Papa Francesco ha chiesto una tregua pasquale finalizzata al raggiungimento della Pace in Ucraina: a Pasqua “non possiamo non ricordarci, desiderare e chiedere questo ‘dono’ che è il segno e la presenza del Risorto”, ha scritto sul settimanale diocesano di Cosenza-Bisignano “Parola di Vita”, l’arcivescovo Francesco Nolè sottolineando che Gesù “apparendo il giorno di Pasqua ai suoi discepoli consegna loro, come prima parola, proprio la parola Pace. La Pace è il dono del Risorto, è il dono della Pasqua”. 

Non c’è Venerdì Santo, per quanto buio, violento e prolungato… non c’è notte del male e del peccato che non ceda il passo al mattino di Pasqua”, ha scritto il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni: “all’alba di un giorno nuovo, reso possibile dalla mitezza di Dio, che non entra in guerra tra gli uomini, ma si fa vittima d’amore per disarmarli. L’uomo della croce risorge dal sepolcro e guida, inesorabilmente, la storia – attraverso le sue contraddizioni e ricadute – fino all’abbraccio eterno del Padre”. Il presule evidenzia che dopo la battaglia della pandemia, continuiamo a lottare e pregare perché “cessi tanto altro dolore.

Vorremmo una Pasqua di pace, di quella vera, fatta anche di perdono e verità. Ma non so se tutti la vogliono. Dio, certamente sì”. Raccomanda la virtù dell’umiltà il card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L’Aquila: umiltà come antidoto all’“effetto-eclisse” spirituale e morale provocato da “idee false, abitudini sbagliate, atteggiamenti egoistici” che “offuscano” la capacità di “compiere scelte corrette” impedendo “l’incontro con il Signore”. “L’umile – ha scritto il porporato - ha il coraggio di guardare le cose come sono e le chiama per nome: non ha paura della verità, anche quando è scomoda. Ha i piedi per terra, ma i suoi occhi scrutano il Cielo; per questo possiede il senso della misura: evita le esagerazioni come anche le indebite minimizzazioni. Punta all’essenziale”. Per Petrocchi l’annuncio della Pasqua “ci offre la certezza che è possibile riscattarsi dal male che ci abita: il Signore, crocifisso e risorto, può tirarci fuori dal pantano delle nostre fragilità, da cui non riusciamo da soli ad emanciparci”.

Il ritorno alla pace sarà breve e illusorio se non ci sarà un vero cambiamento del cuore e delle coscienze”, sottolinea il vescovo di Albenga-Imperia, mons. Guglielmo Borghetti: “La sfolgorante luce della Risurrezione del Signore illumina i sentieri bui della nostra attualità”. Gli scenari di guerra presenti nel mondo “inquietano le nostre coscienze e ci fanno toccare con mano come il cuore dell’uomo sia restio a piegarsi al bene accogliendo il Principe della pace che è Cristo Risorto”. L’arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, Erio Castellucci, ricorda la lettera di Chiara, alunna di scuola media, che appena scoppiata la guerra ha pubblicato un appello ai cosiddetti “grandi” della terra: “Vorrei convincervi a non fare la guerra. La guerra è un atto egoistico e individualista. Vorremmo avere un futuro sicuro e tranquillo, ma voi lo state distruggendo. Non potete rubare i sogni di noi giovani”. Per Castellucci, che è anche vice presidente della Cei, i “veri grandi” sono “i piccoli”: Il più grande sognatore della storia, Gesù, “vagheggiava un ‘regno di Dio’ dove sono protagonisti i miti e i poveri, gli ammalati e gli emarginati, gli afflitti e gli assetati di giustizia, gli operatori di pace e i puri di cuore: cioè tutti i ‘perdenti’”.

La Pasqua di quest’anno “non può che essere una Pasqua di pace. Attorno e vicino a noi c’è la guerra con i suoi morti, le sue violenze, le distruzioni, le persone in fuga, soprattutto donne e bambini, che arrivano anche nella nostra città e nei nostri paesi”, ha scritto l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, spiegando che è una guerra che “chiede accoglienza per gli individui e le famiglie, come ogni guerra che allontana e distrugge le case, che costringe a lasciare la propria terra. Un’accoglienza questa che è arrivata nelle nostre abitazioni, nei nostri nuclei affettivi, finalmente diffusa, che impegna tutti, nonostante la politica sia spesso incapace di organizzarla, di strutturarla. Un’accoglienza che chiede anche tutela, promozione, inclusione, per uscire dall’emergenza in cui troppe volte rimane e per costruire un nuovo modello di città e cittadinanza”, ha spiegato.

Per l’arcivescovo di Rossano-Cariati, Maurizio Aloise, “tutti siamo responsabili, in qualche modo, di quanto sta succedendo in Ucraina e in tante altre parti del mondo. La corsa agli armamenti e gli ingenti investimenti per costruire armi avvengono proprio da noi”. Il presule calabrese richiama i gesti concreti di solidarietà promossi in tutte le parrocchie della Diocesi: “segni di risurrezione. Certo, non dobbiamo abbassare la guardia! Mi raccomando: non corriamo il rischio di circoscrivere in un tempo limitato la nostra generosità, ma diventiamo operatori di giustizia e di pace nella nostra quotidianità”.

Per essere uomini di pace occorre avere “un cuore pacificato” scrive l’arcivescovo di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Giovanni Accolla, che ha dovuto rimandare la messa crismale perchè malato di covid: “oggi, e in particolar modo in questa Settimana Santa, siamo invitati a invocare l’intercessione dell’amore misericordioso di Dio per tutti coloro che sono nel dolore”. Tante ieri sera le processioni della Via Crucis, molte ormai storiche come quella di Benevento, che celebra il bicentenario,. Promossa dai Missionari del Preziosissimo Sangue, la processione sarà guidata dall’arcivescovo  Felice Accrocca.

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