Dalle diocesi, l'Italia prepara le festa patronali a cominciare da quella di San Valentino

I vescovi italiani accanto alla popolazione nonostante le difficoltà della pandemia

L'urna di San Valentino a Terni
Foto: Diocesi di Terni
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La diffusione del virus Covid-19 e le sue conseguenze continuano a  preoccupare per le conseguenze sociali, e non solo, che si registrano. Sin dall’inizio, ormai circa un anno, la Chiesa cattolica italiana  è stata presente con una serie di interventi per rispondere ai bisogni di tante famiglie in difficoltà. Un riconoscimento a quanto fatto dalla Chiesa di Novara è arrivato in questi giorni dal sindaco della città che ha consegnato un attestato di riconoscenza per l’impegno e il lavoro di tutta la comunità ecclesiale al vescovo Franco Giulio Brambilla. 

"Nell’edizione 2021 della patronale di San Gaudenzio abbiamo deciso di non consegnare il Sigillum ai novaresi dell’anno ma abbiamo voluto comunque dare un riconoscimento simbolico a quelle categorie che durante i mesi più duri dell’emergenza hanno dato il loro contributo. A partire dai sacerdoti e dai volontari delle parrocchie, con cui abbiamo collaborato strettamente e che sono stati al fianco di chi si è trovato in difficoltà", ha detto il sindaco. 

Vicinanza anche per coloro che in questo tempo hanno perso affetti cari. La diocesi di Piacenza-Bobbio, in collaborazione con l’Associazione La Ricerca Onlus, propone un percorso di sostegno all’elaborazione del lutto in continuità con il percorso formativo iniziato ai tempi del lockdown, nei primi mesi di pandemia. "Quando muore una persona per noi importante, ci sentiamo invasi da un dolore che ci spezza il cuore. Restiamo intrappolati in un vortice di emozioni che tolgono il respiro. Per questo è importante trovare la forza di chiedere aiuto".

Ed è quello che propone “Avrà i tuoi occhi”, il percorso di gruppo di elaborazione dell’esperienza del lutto con particolare attenzione ai lutti negati del tempo della pandemia. Gli incontri saranno guidati da “facilitatori” esperti nella conduzione di gruppi di auto-mutuo-aiuto in un clima di fiducia e di riservatezza. Il percorso si svolgerà in alcune parrocchie della diocesi e la cadenza degli incontri sarà quindicinale. Nella stessa diocesi, nella parrocchia del Preziosissimo Sangue a Piacenza sarà avviato anche un percorso di gruppi di auto mutuo aiuto dal titolo “Abbi cura di me” dedicato a chi si prende cura di persone malate, disabili, anziane.

Le attività diocesane continuano, anche se con tutte le limitazioni a causa della pandemia, in questi giorni con alcune feste patronali come nella diocesi di Aversa che ha festeggiato il patrono San Paolo nel giorno della festa della “Conversione”. In occasione di questo giorno l’Ufficio Beni Culturali della diocesi – in collaborazione con l’Associazione “In Octabo”- ha realizzato il video “La Conversione di San Paolo nella diocesi di Aversa. 25 gennaio 2021”. Il legame tra Aversa e San Paolo, infatti, risale alle origini della città che ricorda come all’arrivo dei guerrieri normanni, nel luogo detto in octabo, esisteva già da tempo un borgo longobardo denominato Sancte Paule at Averze, attestato per la prima volta nel 1022.

Si prepara alla Festa di Sant’Agata la diocesi di Catania con alcune variazioni a causa della pandemia. Tra questa quella per i fedeli che “lodevolmente” hanno indossato il “sacco” votivo di Sant’Agata negli anni trascorsi o che desiderano indossarlo anche  quest’anno, per la prima volta, a seguito di un voto.  «Lo indossino volentieri e chiedano la benedizione nella chiesa più vicina alla propria abitazione secondo le norme vigenti», spiega la diocesi: «indossare nei giorni di festa il ‘sacco’, anche solo nella propria casa, mentre si partecipa alle dirette delle varie celebrazioni, sarà un segno d’amore a Sant’Agata e ci permetterà̀ di sottolineare la nostra identità di battezzati, cristiani che intendono ispirare la propria vita al messaggio ed alla testimonianza della nostra amatissima concittadina e patrona, che ha dato la vita per essere fedele al Vangelo. Lontani da ogni esteriorità risulterà più chiaro e più forte il motivo che ha ispirato il voto ed orienterà con maggiore profondità la preghiera di ringraziamento o di richiesta secondo le motivazioni care a ciascun devoto/a».

«Cambia la forma esteriore, ma l’amore e la devozione verso la santa nostra patrona non deve soffrirne. Anzi, questa privazione di aspetti esteriori deve essere una occasione, una possibilità, per crescere nell’autentica devozione verso sant’Agata», dice l’arcivescovo,  Salvatore Gristina.

«E’ giusto rispettare ogni precauzione per contrastare la diffusione del virus e non creare particolari affollamenti. Benché la comunità ecclesiale e la municipalità cittadina lo onorino anche quest’anno con una serie di iniziative, ci troviamo in pochi, fisicamente, a ricordare stasera il Patrono presso il luogo della sua sepoltura, dove da molti secoli sono soliti recarsi i perugini per pregare e far memoria della loro lunga storia», ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città delle Pieve,  nell’omelia dei Primi Vespri della vigilia della festa di san Costanzo, vescovo e martire, Patrono di Perugia e della diocesi, celebrati insieme al vescovo ausiliare Marco Salvi e ai sacerdoti dell’Unità pastorale della parrocchia di San Costanzo, giovedì sera. «Con la celebrazione del Vespro ricordiamo a san Costanzo le necessità della
nostra comunità – ha proseguito il card. Bassetti –, che sono, da sempre, quelle di una crescita nella fede e nella forza che viene dal Vangelo. La Parola del Signore ci viene incontro attraverso la voce
del salmista: ‘Nell’angoscia ho gridato al Signore; mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo’. E’ la testimonianza dell’uomo di fede che, dinanzi all’impotenza delle azioni umane, si rivolge direttamente a Dio per chiedere aiuto…Le parole di speranza che ci giungono dalla Sacra Scrittura parlano di un continuo intervento di Dio nella storia umana: presenza di amore e di salvezza».

A Foligno Festa di San Feliciano con il card. Giuseppe Botori, arcivescovo di Firenze: “come san Feliciano, dobbiamo proclamare una parola di verità, che possa ridare speranza, perché in grado di sconfiggere le tenebre della ragione lasciata a se stessa e di abbattere le chiusure dei cuori induriti dai risorgenti egoismi”, ha detto il porporato presiedendo nel santuario della Madonna del Pianto a Foligno la celebrazione eucaristica. “Dire il Vangelo oggi: questa è la missione che il Signore ci affida”, ha detto il card. Betori: “È il Vangelo della dignità della persona umana, della famiglia come luogo dell’amore, dell’ecologia integrale, della fraternità sociale”.

A Milano la diocesi ricorda il centenario della morte del card. Carlo Ferrari, morto il 2 febbraio 1921 a 71 anni, arcivescovo di Milano dal 1894, proclamato Beato da Giovanni Paolo II nel 1987. Il porporato sarà ricordato nella celebrazione eucaristica che l'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, presiederà in Duomo domenica 31 gennaio alle 17.30. La diocesi di Terni si prepara alla festa di San Valentino con una serie di iniziative su “San Valentino e la sua città: il lavoro, la famiglia, l’amore”. «Celebriamo la festa di san Valentino in tempo di pandemia – ha detto il vescovo Giuseppe Piemontese, vescovo di Terni-Narni-Amelia - in parte mancherà la solennità usuale ed esteriore, e non avranno luogo le tante manifestazioni civili e popolari, che solitamente si accompagnano alla festa per evitare assembramenti. Del resto l’elevato numero di malati e di morti non ci consente di girare la faccia dall’altra parte o di far finta di nulla. Molti – ha sottolineato il presule - sono colpiti da sofferenze e lutti e tutti condividiamo il dolore di tanti concittadini, o addirittura siamo stati segnati nelle nostre stesse famiglie. Le stesse gravi ristrettezze sociali ed economiche, causate dalla pandemia, suggeriscono parsimonia e non consentono baldorie e manifestazioni di piazza”.

Quest’anno la diocesi umbra, a partire dalla festa di san Valentino, intende fare memoria della visita di San Giovanni Paolo II alle acciaierie e a Terni, avvenuta 40 anni fa, il 19 marzo 1981. Un evento – ha spiegato Piemontese -  ancora vivo nella mente di coloro che vi hanno partecipato e raccontato con entusiasmo alle generazioni successive. Il tema del lavoro, in riferimento alla nostra città, sarà come il filo conduttore delle riflessioni che, a partire dalla festa di san Valentino verrà trattato in occasione del 40° anniversario della visita del papa fino al mese di maggio, quando festeggeremo san Giuseppe Lavoratore”. Tale proposta, coordinata dall’Azione Cattolica diocesana e dal Comitato diocesano, intende avere “l’apporto e il coinvolgimento del mondo del lavoro, le parti sociali e tutti i cittadini.

Infine giova sottolineare che la festa di San Valentino di quest’anno vuole essere un invito alla speranza, perché l’amore cresca, che esso non si sfaldi in un tempo di quarantena e di crisi come quello che attraversiamo».

In Toscana la diocesi di Grosseto indice un Anno dedicato al venerabile padre Giovanni Nicolucci a quattro secoli dalla morte. Era, infatti, il 14 agosto del 1621 quando padre Giovanni Nicolucci, conosciuto come Giovanni da San Guglielmo (o “da Batignano”), lasciava questa terra per ricongiungersi col Padre, dopo aver vissuto in eremitaggio in quella che una volta era la grandiosa Abbazia di Malavalle, distante cinque chilometri da Castiglione della Pescaia. La diocesi intende celebrare l’anniversario, «così da rimettere al centro della riflessione comunitaria questa figura di uomo di preghiera, apostolo della Maremma».

Il vescovo Rodolfo Cetaloni invita tutte le comunità parrocchiali, nei limiti delle condizioni date, di «fare spazio anche a questo anniversario e alla figura del venerabile Giovanni, un uomo di fede che dobbiamo riscoprire, per rimettere al centro, proprio in questo tempo difficile, il nostro personale rapporto con Dio, senza il quale difficilmente troviamo strade nuove da percorrere. Invito tutti, allora, a mettersi idealmente in cammino, insieme e individualmente, per lasciare che questa figura ci parli e ci suggerisca il nostro modo di essere, oggi, apostoli della Maremma».

 

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