Dalle diocesi: si parla di lavoro in attesa della 48 esima Settimana Sociale

Il manifesto di uno dei progetti delle Settimane Sociali
Foto: Settimane Sociali
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Mancano alcuni mesi alla 48ma Settimana Sociale dei Cattolici Italiani prevista a Cagliari dal 26 al 29 ottobre prossimo con al centro il tema del lavoro: “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”.

Un momento di incontro e di confronto che parte dalla situazione attuale e che cercherà di dare una risposta concreta ad un problema che coinvolge ormai migliaia di persone, in maggioranza giovani. Un “incontro partecipativo” per rinnovare “l’impegno delle comunità cristiane” sul tema lavoro, si legge nella lettera invito del Comitato Organizzatore.

In questi mesi le diocesi italiane si sono confrontate per portare un loro “contributo” all’incontro. Recentemente anche le conferenze episcopali del Sud Italia hanno celebrato a Napoli un convegno sul tema “Chiesa e lavoro: quale futuro per i giovani del Sud?” con la partecipazione dei vescovi del

Mezzogiorno e in vista proprio della Settimana sociale di Cagliari.  Un convegno - è l’auspicio - che non sia “come tanti”, ma “tappa di un percorso, già cominciato nei mesi precedenti e destinato a continuare”.  Una settimana – si legge nel documento preparatorio - che si colloca in coerenza con lo “spirito delle Settimane e con il ruolo di servizio al Paese che esse possono giocare nella contemporaneità”, e che risponde all’esigenza di “rimettere il lavoro al centro delle nostre preoccupazioni quotidiane a motivo dell’ineliminabile dimensione sociale dell’evangelizzazione”.

Nel periodo pasquale sono stati tanti i vescovi italiani che hanno voluto incontrare il mondo del lavoro: da Nord al Sud. L’arcivescovo di Gorizia mons. Carlo Radaelli ha avuto tre intense giornate nelle fabbriche della diocesi. Visite che si ripetono periodicamente ma che acquistano una particolare importanza per conoscere ambienti di vita e  di lavoro, situazioni e storie in modo diretto e partecipato, soprattutto incontrare le persone. E in alcune situazione anche un momento per la celebrazione eucaristica. L’incontro pasquale  ha consentito – scrive il settimanale diocesano - anche di condividere insieme la passione per il lavoro “ben fatto e per conoscere altissime qualità e specializzazioni che trovano riferimento in aziende pubbliche o private”. Tra gli incontri anche quello ai cantieri navali di Monfalcone dove lavorano persone provenienti da diverse parti del mondo. Al Porto di Gioia Tauro si è voluto recare, nella settimana che ha proceduto la Pasqua, il vescovo, mons. Francesco Milito per presiedere un momento di preghiera e per una riflessione sul difficile periodo lavorativo in corso. Mons. Milito si è soffermato sul tema della “dignità della persona umana”, sui “problemi del mercato globale”, sulla “mobilità lavorativa” e sul “compromesso con il male nel giudizio finale”. E nell’incontro coi i lavoratori si è soffermato su tre punti: “conoscere effettivamente la verità sulla situazione del porto; la ragione – intesa come bene comune – deve avere la meglio sulle ragioni – intese come interessi personali; da tutte le parti interessate occorre anzitutto tenere conto della dignità della persona umana, in vista del bene del futuro del Porto”. “Mi piange il cuore  - ha detto - quando passo accanto al Porto nel vedere non una

‘cattedrale nel deserto’, perché il Porto funziona. Bensì dei ‘deserti attorno alla cattedrale’. Se tutto andrà come si prospetta, da inizio luglio si attiverà per tre anni l’Agenzia del Porto che assorbirà i lavoratori in cosiddetto esubero. Mi auguro e spero che non siano questi tre anni di sonnolenza o di contentini. In questi tre anni vi è l’obbligo, da entrambe le parti, di lavorare affinché il problema non si procrastini nel tempo, ma si risolva appieno”. In questi giorni, in vista della festa del lavoro del Primo Maggio, tante anche le celebrazioni dei presuli con il mondo del lavoro. A Cremona, mons. Antonio Napolioni, sarà presso la nuova sede di Malagnino del Consorzio agrario provinciale di Cremona. Negli anni scorsi la tradizionale Messa per il lavoro si teneva il sabato precedente il Natale.  La nuova collocazione temporale della Messa per il lavoro in primavera inoltrata offre l’opportunità di celebrarla in luoghi che finora non sono stati frequentati per motivi “stagionali”, come aziende agricole o cantieri edili, spiega la diocesi.

Il 28 aprile mons. Pierantonio Pavanello, vescovo di Adria Rovigo, si recherà presso lo Stabilimento Infun For per un incontro sul tema “In preghiera per il lavoro”: la partecipazione p rivolta in particolare a coloro che dimostrano “fratellanza” verso quanti hanno subito o stanno per subire l’amarezza e la prova di perdere il lavoro. Nella diocesi di Cesena-Sersina il vescovo mons. Douglas Regattieri parteciperà ad un incontro sabato prossimo presso la sala convegni dell’Ospedale “M.Bufalini”. A Vicenza si terrà giovedì 27 aprile alle 20.30 il tradizionale appuntamento di preghiera e riflessione al Mercato Ortofrutticolo con il Vescovo mons. Bruno con al centro il tema del bene comune come indica il titolo dato alla serata L’interesse più alto è quello di tutti. A ispirare la riflessione il libro del profeta Isaia che al capitolo 55 (versetto 2) chiede provocatoriamente: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?”.

 “L’obiettivo della proposta – spiega suor Carla Giacometti – è proprio quello di suscitare delle domande che mettano in discussione le scelte quotidiane delle persone e del nostro vivere comunitario: per cosa spendiamo il nostro denaro, il nostro tempo, il nostro impegno? Che cosa è davvero necessario per una esistenza umana, piena e dignitosa? Cosa viceversa è superfluo o addirittura uccide e fa morire?”. Anche la riflessione del vescovo porrà l’attenzione sulla necessità di perseguire seriamente il bene comune e realizzare una società più giusta e fraterna.

 Il Mercato Ortofrutticolo vicentino – spiega la diocesi in una nota - si conferma come “luogo simbolo del lavoro, incrocio di attività diverse, di lavoratori di provenienze e culture differenti, luogo laico in cui la preghiera e la riflessione si aprono e abbracciano anche chi abitualmente non frequenta chiese e parrocchie, ma crede nei valori del lavoro, della dignità umana e del vivere sociale”.

A Reggio Calabria questa settimana un convegno “Cerco il lavoro che mi invento”, voluto dall’arcivescovo mons. Giuseppe Fiorini Morosini. “Se state cercando il ‘posto fisso’ questo è il luogo sbagliato”, ha detto il presule ai giovani invitandoli ad essere “creativi e cercarsi un lavoro, addirittura inventarselo. I successi dei giovani in tal senso sono innumerevoli”. L’obiettivo era quello di presentare le alterative possibili a partire da quello che è già in atto come la scelta, adottata dalla diocesi calabrese di affidare i terreni abbandonati dell’Istituto diocesano del sostentamento clero a cooperative di giovani, come la “Cinque talenti” che vi produce vini di qualità.

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