Diplomazia pontificia, l’incontro di Papa Francesco con il premier del Kurdistan

Papa Francesco incontra il premier del Kurdistan e parla con lui della crisi dei rifugiati. Riprende l’attività del multilaterale

L'incontro tra Papa Francesco e il Primo Ministro del Kurdistan Barzani, Auletta Paolo VI, 19 febbraio 2020
Foto: Twitter KRG_Italy
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Il premier del Kurdistan ha visitato il Vaticano, e ha incontrato Papa Francesco e il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. Si sta tenendo a Bari l’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”, che vedrà la partecipazione di Papa Francesco il 23 febbraio. Nel frattempo, sta partecipando agli incontri l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati. Dal Nicaragua arriva un codice etico per i politici, mentre all’ONU si parla dell’accordo di pace in Colombia.

La visita del Primo Ministro del Kurdistan in Vaticano

Lo scorso 19 febbraio, Masrour Barzani, primo ministro della Regione Autonoma el Kurdistan iracheno,è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco. Parlando con TV2000,Barzani i ha affermato di essere “onorato dell’incontro con il Santo Padre. A lui abbiamo esteso la gratitudine del nostro popolo, abbiamo chiesto supporto e preghiera per il benessere della popolazione e la stabilità”.

Barzani ha poi detto che “il Kurdistan è diventato una via di stabilità per molte persone in fuga dall’ISIS e anche dalla povertà”.

Al momento, in Kurdistan si trovano oltre un milione di rifugiati, e 80 mila provengono dalla Siria.

L’incontro tra Papa Francesco e il primo ministro Barzani ha avuto luogo prima dell’udienza generale nell’Aula Paolo VI. Barzani ha scritto su twitter che i temi dell’incontro sono stati la riduzione della minaccia del terrorismo, le preoccupazioni regionali e globali, la fiducia nel dialogo tra fedi diverse per promuovere la tolleranza.

Barzani era in Italia in un tour che ha fatto seguito alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza. Durante la conferenza, Barzani ha denunciato che nella regione autonoma del Kurdistan iracheno ci sono più di 60 attacchi terroristici al mese.

Nei suoi due giorni tra Italia e Vaticano, Barzani ha incontrato anche, il 18 febbraio, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. I due avevano avuto anche un colloquio in Iraq, durante la visita di Natale 2018 del Segretario di Stato, durante la quale il Cardinale aveva ringraziato Barzani per aver gestito la crisi del 2014 e avere accolto tanti cristiani.

Nel colloquio in Vaticano del 18 febbraio, Barzani ha aggiornato il segretario di Stato sul supporto del governo del Kurdistan per la coesistenza religiosa nella regione, considerando che il Kurdistan è diventato un approdo per diverse minoranze.

Secondo un comunicato del governo, Barzani ha anche spiegato al cardinale la sua agenda amministrativa per la regione del Kurdistan, inclusi gli sforzi per fornire migliore tenore di vita alle persone, sviluppare settori economici e privati e sollevare il livello di sicurezza e stabilità.

Da parte sua, il Segretario di Stato vaticano ha confermato il supporto vaticano per la regione del Kurdistan in generale e per un rafforzamento degli incontri, e – sempre secondo il governo curdo – ha anche lodato la lotta dei Peshmerga curdi contro lo Stato Islamico per proteggere le minoranze a rischio e lo sforzo della Regione del Kurdistan per essere un modello di coesistenza religiosa.

Papa Francesco ha incontrato anche il presidente iracheno Barham Salih lo scorso 25 gennaio. Era il secondo incontro tra i due, e si era concentrato in particolare sul tema del contributo dei cristiani alla costruzione della nazione.

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede all’ONU di New York, il tema degli alloggi per i senza tetto

Il 17 febbraio, si è tenuta al Palazzo di Vetro di New York la 58esima sessione della Commissione per lo Sviluppo Sociale. Il dibattito è stato sul tema “Alloggi accessibili e sistemi di protezione per tutti per affrontare i senza tetto”.

L’intervento è stato pronunciato da monsignor David Charters, incaricato d’affari ad interim della Missione della Santa Sede presso le Nazioni Unite. Nell’intervento, monsignor Charters ha sottolineato tre tipi di iniziative che hanno spesso giocato un ruolo importante nel lavoro delle organizzazioni di carità cattoliche in tutto il mondo nel prendersi cura per i senza tetto e nell’affrontare i problemi connessi al fenomeno. Il primo tipo di assistenza è assicurarsi che i senzatetto abbiano una assistenza adeguata, il secondo tipo è di studiare le cause che portano al fenomeno dei senzatetto a livello nazionale, includendo le pratiche di alloggio non chiare; e infine cercando di affermare il diritto ad alloggi adeguati nei fori internazionali.

La Santa Sede a New York: la questione dell’autorità dei fondali marini

Lo scorso 20 febbraio, la Santa Sede ha partecipato alla prima parte della 26esima sessione del Consiglio dell’Autorità Internazionale dei Fondali Marini. L’intervento della Santa Sede è stato pronunciato da Monsignor Frederik Hansen, capo della delegazione.

Monsignor Hansen ha sottolineato che la Santa Sede apprezza il lavoro dell’autorità e ha messo in luce alcuni punti fondamentali riguardo i negoziati sui Regolamenti sullo sfruttamento delle risorse minerali nell’area. La Santa Sede chiede che quelle negoziazioni vadano a fondo e non siano troncate a causa di scadenze artificiali, e che ci sia chiarezza e consistenza nella terminologia usata nei regolamenti, speciale attenzione data ad alcuni principi particolarmente importanti, ma anche assunzione di responsabilità e rispetto delle regole, nonché vigilanza sui più alti standard ambientali.

La Santa Sede all’ONU di Ginevra, il dialogo tra le fedi e l’amore per il vicino

Il 14 febbraio si è tenuto a Ginevra il Quinto Dialogo Interfede, sul tema “Amare il vicino dell’altro”. La Santa Sede ha partecipato rappresentata dall’Osservatore Permanente della Santa Sede a Ginevra, l’arcivescovo Ivan Jurkovic.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Jurkovic ha messo in luce tre elementi chiave, che sono poi alla base della “dottrina diplomatica” di Papa Francesco: il valore della fraternità umana, l’accoglienza di migranti e rifugiati e l’importanza del disarmo nella comune ricerca della pace.

Il tema della Fraternità Umana rimanda ovviamente alla dichiarazione di Abu Dhabi, di cui si è celebrato il primo anniversario il 4 febbraio scorso. L’arcivescovo Jurkovic ritiene che sia di grande importanza enfatizzare lo spirito e l’esortazione del documento alla “riconciliazione e fraternità tra tutti i credenti, tra credenti e non credenti, e tutte le persone di buona volontà”, con i quali si possono “superare ostacoli e costruire ponti di coesistenza per un mondo migliore”.

L’arcivescovo Jurkovic ha poi parlato dell’accoglienza di migranti e rifugiati. “In un’era caratterizzata da migrazioni forzate, discriminazioni, persecuzioni, conflitti e disastri naturali, dobbiamo assicurarci che nessuno sia marginalizzato o escluso, specialmente i più poveri e i più svantaggiati che spesso portano il peso più duro”. L’osservatore della Santa Sede nota che “secondo la Chiesa cattolica, la nostra fede è in particolare messa alla prova in questi momenti”, perché “come sottolinea Papa Francesco, dimostriamo la nostra fede attraverso lavori di carità, ma la più alta forma di carità è quella mostrata a quelli che non possono ricambiare” e “non si tratta solo di migranti, ma di tutta la famiglia umana”, perché “la stessa solidarietà e apertura dovrebbe anche essere dedicata ai nostri vicini più immediati. Troppo spesso ci dimentichiamo dei nostri fratelli e sorelle che vivono a fianco a noi, e non consideriamo le loro sofferenze e afflizioni, semplicemente perché siamo sempre troppo impegnati e focalizzati sui nostri interessi”.

Il terzo punto è il tema del “disarmo e della comune ricerca della pace”. La Chiesa – ha sottolineato l’arcivescovo Jurkovic – ha sempre “incoraggiato, e continua a farlo, la comunità internazionale ad essere risoluta nel promuovere il reale disarmo e le negoziazioni sul controllo delle armi”.

La Santa Sede nota il “profondo chiasmo che separa gli impegni dalle azioni nel campo del disarmo, spesso dimenticando che questi impegni hanno un impatto reale nelle persone, specialmente in aree di conflitto”.

La Santa Sede riconosce che gli Stati hanno “il diritto e il dovere di difendere e proteggere il loro popolo e di assicurare la loro sicurezza, questo non significa che tutto è accettabile in nome della sicurezza”, perché “alcuni principi fondamentali etici, umanitari e legali devono trovare l’aderenza di tutti, senza eccezioni”.

L’arcivescovo Jurkovic sottolinea dunque: “Come possiamo amare il nostro vicino quando più di 1,8 trilioni di dollari sono stati impiegati in spese militari lo scorso anno e solo un modesto ammontare di denaro è stato allocato all’aiuto umanitario e ai progetti per lo sviluppo integrale”.

L’arcivescovo Jurkovic quindi conclude il suo intervento sottolineando che l’amore per il vicino si esprime anche nella cura per la nostra casa comune, come richiesto sempre da Papa Francesco.

                                                FOCUS EUROPA

Il presidente del Portogallo incontra i leader religiosi del Paese

Nell’ambito del dibattito sui progetti di legge che mirano a depenalizzare l’eutanasia, il presidente del Portogallo Marcelo Rebelo de Sousa ha incontrato lo scorso 18 febbraio i leader delle confessioni religiose presenti in Portogallo, vale a dire il Gruppo di Lavoro Interreligioso “Religions health” che hanno firmato la dichiarazione congiunta “Preoccuparsi fino alla fine con compassione”.

Il gruppo ha espresso al presidente la preoccupazione per i progetti legislativi che mirano a depenalizzare l’eutanasia e hanno riaffermato di opporsi a “qualsiasi legalizzazione della morte su richiesta”.

Al termine dell’incontro, padre Fernando Sampaio, coordinatore nazionale delle cappellanie ospedaliere, ha sottolineato che scopo dell’incontro era portare all’attenzione del presidente le preoccupazioni delle confessioni religiose nel Paese”.

Il gruppo includeva anche rappresentanti dell’Alleanza Evangelica portoghese, della comunità indù, delle comunità islamica e israeliana di Lisbona, della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, dell’Unione Buddhista Portoghese e dell’Unione portoghese degli avventisti del settimo giorno.

I firmatari della dichiarazione hanno notato che la legalizzazione dell’eutanasia “costituirebbe un tremendo e grave atto”.

                                         FOCUS AMERICA LATINA

Processo di pace in Colombia, parla don Francisco de Roux

Don Francisco de Roux è il presidente della Commissione verità in Colombia. Nella scorsa settimana, ha parlato del processo di pace in Colombia davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, su invito del Belgio. “La pace tra lo Stato e la FARC in Colombia ha portato cambiamenti positivi al mio Paese e ha dato alla società una nuova speranza”.

Lo scorso fine settimana, c’è stato una tregua di 72 ore nelle regioni in conflitto. Don de Roux ha lodato il processo di giustizia transizionale, che mette al centro le vittime. Si tratta di “fare giustizia senza vendetta”, e “un esempio di questo è la sentenza richiesta per i guerriglieri che dicono la verità e riconoscono la responsabilità dei crimini”.

Un’altra grande sfida è quella dei dispersi: in Colombia ce ne sono più di 100 mila, e c’è una Unità di Ricerca di Persone scomparse istituita al solo scopo di accompagnare le famiglie a superare la forma più concreta dell’essere umano: farlo scomparire per sempre”.

Quindi, la questione della non ripetizione dei crimini. È la grande sfida della Commissione della Verità nella transizione, che è costituita da programmi di reinserimento, in modo che i crimini non vengano compiuti di nuovo. “La scorsa settimana – ha detto padre de Roux – gli ex guerriglieri delle FARC hanno chiesto perdono per l’attentato terrorista in cui uccisero con una bomba 36 persone e ne ferirono 136 in un club 17 anni fa a Bogotà.

Per padre de Roux, è importante soprattutto rispettare gli accordi, perché è necessario “osservare la vita degli ex combattenti e reincorporare tutti, degnamente, nella società”, sfida da “condurre con visione e determinazione, in molti anni”.

Inoltre, perché l’accordo funzioni ci deve essere la volontà politica dei governi a dare seguito alla totalità dell’accordo.

Un accordo che ha anche bisogno dell’appoggio internazionale, perché se è vero che la pace “è responsabilità dei cittadini di una nazione”, si tratta anche di un compromesso della comunità mondiale, dato che il conflitto ha connessioni esterne”.

Per questo, c’è bisogno di una azione di “alta etica internazionale, diretta al cuore della tragedia umana, senza interessi di intervento politico o militare”.

Nicaragua, un decalogo etico per i politici

In Nicaragua, dove è in corso una crisi dall’aprile 2018 a seguito dell’annuncio di una riforma del sistema pensionistico, i vescovi hanno lanciato un decalogo etico per i politici. Il documento è stato redatto dal vescovo Rolando José Alvarez Lagos, di Matagalpa.

Questi i comandamenti del decalogo. Primo: non squalificare l'altro; secondo: non criticarlo in modo distruttivo; terzo: non giudicarlo in modo errato; quarto: rispetta la sua dignità; quinto: rispetta la sua privacy, la sua integrità e la sua vita familiare; sesto: rispetta le opinioni dell'altro; settimo: riconosci che tutti abbiamo bisogno l'uno dell'altro; ottavo: cerca sempre i punti di consenso; nono: considera il Nicaragua come il bene comune più grande e principale; decimo: supera il male con il bene.

Nemmeno la notizia delle prossime elezioni ha portato serenità alle famiglie che hanno famigliari in prigione senza reale accusa, mentre resta sconosciuto il numero dei prigionieri politici.

Brenda Gutierrez, presidente del Comitato per la Liberazione dei Prigionieri politici, ha riconosciuto l’importanza dell’intervento del nunzio, l’arcivescovo Waldemar Sommertag, l’unico che ha ottenuto ascolto.

                                                FOCUS ASIA

Ancora sull’accordo Cina – Vaticano

Scade il prossimo agosto l’accordo provvisorio tra Santa Sede e governo cinese sulla nomina dei vescovi firmato il 22 settembre 2018. L’incontro tra l’arcivescovo Paul Richard Gallagher “ministro degli Esteri” vaticano, e il suo omologo Wang Yi della Repubblica Popolare Cinese, il primo incontro ad alto livello dopo l’espulsione del nunzio Antonio Riberi nel 1951, rappresenta un segno in favore di un rinnovo e una revisione dell’accordo.

Le due parti si sono dichiarate soddisfatte dell’andamento dell’accordo, anche se i due vescovi cinesi nominati in seguito erano già stati decisi precedentemente. Al momento, non si hanno dunque notizie dell’ordinazione di nuovi vescovi secondo le procedure dell’accordo, che restano riservate.

Con l’accordo, erano stati riammessi alla piena comunione ecclesiale anche alcuni dei vescovi che erano stati fino ad allora solo riconosciuti dalla Chiesa patriottica, unita al governo di Pechino, e che formalmente erano scomunicati.

                                                FOCUS MEDITERRANEO

L’arcivescovo Gallagher a Bari

C’è anche l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, sottosegretario vaticano per i rapporti con gli Stati, a Bari a partecipare al forum “Mediterraneo Frontiera di Pace” promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. Parlando a margine dell’evento, il “ministro degli Esteri” vaticano ha sottolineato che “la responsabilità della Chiesa è impegnarsi per il bene dei popoli e contribuire a risolvere i conflitti e portare una nuova speranza per i Paesi che si trovano in difficoltà. Abbiamo tutti una responsabilità comune”.

L’arcivescovo Gallagher ha quindi sottolineato che “il Papa ha un grande affetto per la città di Bari, anche per il suo significato per tutto il mondo cristiano. È un ponte tra il cristianesimo occidentale e orientale. È una città simbolica perfetta per lanciare di nuovo l’invito a tutti i cristiani a impegnarsi per il bene dell’umanità”.

                                                DALLE NUNZIATURE

Il nuovo nunzio di Argentina

Tra le varie sedi di nunziature vacanti, una particolarmente importante era quella di Argentina, che non ha un "ambasciatore del Papa" da quando l'arciveoscovo Leon Kalenga è morto lo scors giugno a Roma. Papa Francesco ha nominato oggi l'arcivescovo Miroslaw Adamczyk come nunzio in Argentina, spostandolo dalla sua attuale sede di Panama. 

Cinquantasette anni, polacco, è dal 1993 al servizio diplomatico della Santa Sede, e ha servito nelle nunziature di Madagascar, India, Ungheria, Belgio, Sudafrica e Venezuela. 

Benedetto XVI lo ha nominato nunzio in Liberia nel 2013, in una delle sue ultime decisioni di governo, ci si sono aggiunti gli incarichi di nunzio apostolico in Gambia e Sierra LeonePapa Francesco lo ha quindi nominato nunzio a Panama nell'agosto 2017. Ora, lo aspetta l'Argentina

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