Don Andrea Ciucci: "Anche oggi la famiglia è amata e desiderata"

Don Andrea Ciucci
Foto: ACI Stampa
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Si è svolto ieri a Roma, presso l’Istituto Patristico Augustinianum, il convegno Indagine Famiglie 2.0, organizzato da Sfera, il sistema editoriale di RCS MediaGroup dedicato all’infanzia, sul tema “L’Italia non è un Paese per figli? Cosa serve alle famiglie italiane?”. 

Secondo i relatori il calo della natalità in Italia ha una duplice lettura: quella demografica con la minore propensione a compiere scelte vincolanti in età giovanile, il prolungamento degli studi, la ricerca del lavoro e la successiva stabilizzazione del percorso lavorativo; e quella sociologica che vede spesso il figlio come fonte di ansia e di preoccupazione.

Del tema famiglia, ACI Stampa ha parlato con Don Andrea Ciucci, della Pontificia Accademia per la Vita, presente al convegno. 

Perché in Italia vi è così tanta difficoltà nel formare una famiglia?

Probabilmente sono tante e diverse le risposte, non ne esiste una sola. Spesso si parla di un problema economico, vero ma che non né il primo né quello dirimente. C’è certamente una questione culturale più ampia dove si registra il desiderio dei giovani ad avere una famiglia, ad essere amati, ad amare, a dare vita che è la cosa più bella che si possa avere in testa. Ma insieme c’è una narrazione contraria, quasi un dire questa cosa è un tuo desiderio ma sappi che è impossibile. Poi dobbiamo fare i conti realisticamente credo con una struttura per cui le persone finiscono il loro cammino di educazione più tardi, quindi si allungano clamorosamente i tempi e certamente è diverso sposarsi a 20 anni, 30 o 35. E’ un mix di tutti questi elementi e probabilmente per intervenire è necessario tenerli insieme tutti e fare una operazione concertata che certo non si risolve a breve termine.

E’ anche un problema valoriale? 

Gli studi di oggi registrano che i giovani hanno tutti il desiderio di una famiglia, il desiderio di un luogo dove sei amato e dove puoi amare. Io non vedo una crisi del valore familiare, anzi mai come oggi è desiderato e mai come oggi è ciò che sostiene: se noi abbiamo passato una crisi economica così è grazie al fatto che le reti familiari si sono serrate e hanno sostenuto anche chi sta facendo fatica. Per cui bisogna capire bene cosa si intende per crisi valoriale. La famiglia oggi è più che mai amata.

Si dice sempre che la famiglia sia un ammortizzatore sociale…

Assolutamente sì, ma lo è da sempre perché è la struttura sociale fondamentale. La prima trama fondamentale in cui si è inseriti è quella che ti dà la vita e ti sostiene ed è chiaro che è un ammortizzatore sociale: è capace di sostenerti nei momenti delle fatiche, anche quelle economiche. La crisi economica degli anni scorsi è stato un esempio chiarissimo.

La Chiesa da sempre è in prima linea per difendere la famiglia, vista sempre più sotto attacco…

A me non piace l’affermazione che la famiglia sia sotto attacco. La Chiesa si schiera sempre per ciò che è veramente umano. E quindi difende le famiglie, le storie delle persone che si amano e danno vita. E’ vero, ci sono filoni culturali che ancora oggi riconoscono o che vedono nell’istituto familiare un problema anziché una risorsa e quindi cercano di minarla, però io riconosco che le persone normali hanno un bisogno grande della famiglia. 

Come si può rilanciare e aiutare in concreto la famiglia?

Due passaggi. Iniziare a parlare delle famiglie, ci sono le persone e le storie non c’è una idea: attenzione alla storia concreta delle persone. E credo che è quello che il Papa ci insegna continuamente anche in Amoris Laetitia e noi così difendiamo le persone concrete, non una idea. La seconda cosa, guardare alle relazioni: se oggi una famiglia non regge la fatica della vita obiettiva che c’è, io credo che il primo motivo è perché questa è sola. E non si possono lasciare sole le persone. 

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