È morto don Antonio Riboldi, il vescovo anti Camorra tra i primi a sbarcare su Internet

Il Vescovo Antonio Riboldi, emerito di Acerra, scomparso a Stresa all'età di 94 anni
Foto: YouTube
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È sbarcato su Internet nel 1997, tra i primi vescovi in Italia, e le sue omelie arrivavano fino a poco tempo fa a migliaia di persone. Ma il vescovo Antonio Riboldi – che volle essere sempre chiamato “don” – è ricordato soprattutto per il suo impegno nella diocesi di Acerra. Fu lui a iniziare il movimento studentesco anti-Camorra. E fu lui, da parroco in Sicilia, dopo il terremoto del Belice, a scendere in piazza con i terremotati alla testa dei terremotati che da anni vivevano nei prefabbricati.

Il vescovo Riboldi è morto all’alba del 10 dicembre a Stresa, in Piemonte, a 94 anni. Lombardo, rosminiano, prima parroco in Sicilia dove fu molto attivo a fianco della popolazione, don Antonio Riboldi fu nominato vescovo di Acerra nel 1978, e lo fu fino al 1999, quando rinunciò per limiti di età.

La diocesi di Acerra ha sottolineato che “il ritorno di monsignor Antonio Riboldi alla Casa del Padre genera umana malinconia nel cuore dei fedeli dell’intera diocesi di Acerra, il cui vescovo, Antonio Di Donna, il vescovo emerito, Giovanni Rinaldi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose con animo commosso ricordano la figura e l’opera di Riboldi e rendono grazie a Dio che in un periodo difficile della sua storia ha affidato la diocesi all’amorevole cura di tal grande Pastore”.

Il comunicato della diocesi ricorda il legame “profondo e indelebile” della "Chiesa acerrana al suo don Antonio", legame rimasto al punto che, dopo la rinuncia, il presule scelse “di rimanere a vivere in città continuando a celebrare Messa nella Chiesa dell’Annunziata”, e dichiarò “più volte pubblicamente la volontà di essere seppellito in Cattedrale”.

Il vescovo Riboldi fece ingresso nella diocesi di Acerra il 9 aprile 1978, prendendo una sede vacante da 12 anni dove “c’è da rianimare la vita ecclesiale e da sostenere l’intera comunità tra le problematiche di un momento che richiede la difesa della dignità della persona”. 

“Attento fin dal primo momento alla vita e ai problemi di ogni giorno delle persone – sottolinea la diocesi - l’azione più impegnativa per complessità e per durata è il contrasto alla camorra. Storica la marcia che negli 80’ porta migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo indiscusso Raffaele Cutolo”.

Alla madre che gli mostrava la sua preoccupazione perché viveva sotto scorta, il vescovo Riboldi rispose: “Meglio ammazzato che scappato dalla Camorra”. E in quel momento – ha poi detto don Antonio celebrando i suoi 90 anni nella Cattedrale di Acerra – “mi sono sentito veramente di essere un vescovo, e ho capito cosa significava essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato, amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono”.

Non solo l'impegno sociale. Di don Riboldi, la diocesi di Acerra ricorda anche il modo in cui diede rinnovato vigore della vita diocesana, il cui "fiore all'occhiello" erano gli “annuali convegni diocesani”, con relatori illustri come il Cardinale Carlo Maria Martini. E poi sottolinea che “curioso e aperto alla modernità, Riboldi è stato uno dei primi vescovi a sbarcare su Internet nel 1997: fino a poco tempo fa le sue omelie arrivavano a migliaia di persone”.

 

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