Esercizi spirituali: il dramma di Giuda, e il tormento di Pilato

Una immagine di Papa Francesco durante gli esercizi spirituali di Quaresima nella Casa Divin Maestro di Ariccia
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Tra lettura famigliare e lettura individuale, tra il dramma interiore di Giuda che arriva al suicidio al dramma di tanti cristiani del nostro tempo, con una nota di attualità: una e-mail che arriva direttamente da Aleppo per raccontare il Calvario della popolazione. Sono questi i temi della quinta e sesta meditazione degli Esercizi spirituali di Quaresima, tenuti da padre Giulio Michelini alla Curia Romana.

La meditazione del mattino si chiama “Giuda e il campo di sangue”, ovvero quel campo che il traditore di Cristo comprò con i 30 denari (o che fu comprato dai sacerdoti con i 30 denari che Giuda aveva restituito secondo altri) e dove lo stesso Giuda si uccise, spargendo le sue viscere.

Attraverso la figura di Giuda, padre Michelini parla del rischio della perdita della fede, e cerca di andare a fondo sulla figura dell’apostolo, andando a rileggere pagine di Romano Guardini e Amos Oz, ipotizzando anche che Giuda abbia perso la fede, e rivedendo nell’esperienza dello scrittore francese Emmanuel Carrere – che ha riconquistato la fede e poi l’ha persa – il travaglio interiore di un uomo che scrive: “Ti abbandono, Signore, non abbandonarmi”.

Ma cosa si può fare per chi è lontano dalla fede? Padre Michelini racconta di vivere con una comunità di giovani che fanno due missioni popolari all’anno – andando anche nelle discoteche a ballare – e sottolinea che anche se “noi non svolgiamo questo compito dobbiamo essere davvero grati e solidali verso coloro che vanno per le strade a cercare, come diceva Gesù, i pagani e i pubblicani”.

Il percorso da fare è quello dalla disperazione alla conversione, che è poi quello dell’Innominato nei promessi sposi. Un percorso necessario di fronte alla drammatica attualità, che contempla anche il suicidio assistito. “Come possiamo – si chiede padre Michelini - aiutare i cristiani del nostro tempo a non perdere la fede, a riprendere coscienza della propria fede, quella di cui si parla nel Nuovo testamento, la fede gioiosa, totalizzante, l’adesione alla persona di Gesù, come possiamo fare perché non avvengano più questi suicidi?”.

La sesta meditazione, incentrata sulla figura di Pilato, è stata scritta insieme ai coniugi Maria Teresa Zattoni e Gilberto Gillini, con i quali ha lavorato su una doppia lettura del testo bibilico, esegetica e contestuale famigliare.

Parlando d Pilato e della sua scelta tra Barabba e Gesù, ha ricordato che Benedetto XVI aveva registrato una variante testuale registrata da Origene, sul nome di Barabba, lo stesso di “Gesù”, che è parte del “complesso sistema con il quale evangelista Matteo vede l’efficacia del sangue di Gesù per il perdono dei peccati, che però non ci deve far perdere di vista la gravissima scena della scelta tra Barabba e Gesù: due uomini – e non semplicemente due capri (come quelli che Matteo avrebbe immaginato, ricostruendo la scena dello Yom Kippur per illustrare la morte del Messia) – sono l’uno di fronte all’altro, e solo uno sopravvivrà.

Padre Michelini ricorda il romanzo “Sophie’s choice”, di William Styron, nel quale di racconta di una madre costretta da un ufficiale nazista a scegliere quale dei suoi figli mettere a morte.

Nella meditazione, rientra anche il tema dell’accusa di “deicidio” al popolo ebraico, accusa “assurda” e ormai smontata, che tra l’altro non si può definire dalla passione descritta da Matteo, perché la responsabilità della decisione viene da chi ha messo in condizione la folla di scendere.

Ma c’è un altro punto di vista, ed è quello famigliare. Si nota allora nella complicità tra sommo sacerdote e Pilato “irrompe la voce di una donna”, quella della moglie di Pilato, che però arriva attraverso un messaggio, perché non le è permesso accostarsi.

Infine, sono stati presi in esame i cinque sogni del Vangelo dell’infanzia secondo Matteo, e il sogno della moglie di Pilato. Questi sogni vanno visti nel loro insieme, perché rappresentano quello che potremmo chiamare il “sogno di Dio”: la salvezza del figlio (che tramite i sogni dell’inizio del Vangelo sfugge a chi lo vuole uccidere). Ma se Giuseppe e i Magi capiscono quello che devono fare, e nonostante la debolezza di quanto ricevuto lo mettono in pratica (il sogno è solo “un sessantesimo” della profezia, secondo il midrash); Pilato, invece, non ascolta la voce della moglie, non ascolta i sogni, è solo interessato – come già Erode – a conservare il potere.

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