“Fare Chiesa insieme”. La Chiesa di Lussemburgo festeggia i suoi 150 anni

Nata a seguito della Rivoluzione Francese, l’arcidiocesi di Lussemburgo festeggia i 150 con una lettera pastorale e una serie di eventi

La cattedrale di Notre Dame di Lussemburgo
Foto: Wikimedia Commons
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Una volta, il numero di abitanti nel piccolo Stato di Lussemburgo corrispondeva al numero dei cristiani, ma oggi “non è più così”, i cristiani sono una minoranza. Eppure, non ci si deve scoraggiare, ma piuttosto continuare a professare la propria fede. Lo sottolinea il Cardinale Jean Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, in una lettera pastorale inviata alla sua diocesi per i suoi 150 anni di storia, intitolata “Fare Chiesa insieme”. Una lettera che rappresenta, in piccolo, alcune delle grandi sfide della Chiesa europea di oggi.

Lussemburgo è un piccolo Granducato, tra Francia, Germania e Olanda, con tre lingue ufficiali e con una indipendenza riconquistata solo poco più di un secolo e mezzo fa, a seguito della Rivoluzione Francese. E fu per questo che la Santa Sede andò a creare una diocesi per il Paese, in un territorio che era stato prima sotto la diocesi di Metz e quindi sotto quella di Namur. Vicariato apostolico nel 1840, diocesi dal 1870 e arcidiocesi dal 1988. Lussemburgo ha una importanza cruciale anche per l’Europa, perché è lì che hanno sede alcune istituzioni europee.

Nella sua lettera pastorale, il Cardinale Hollerich sottolinea che “negli ultimi 150 anni, il nostro ‘fare chiesa insieme’ è stato segnato dalla testimonianza della fede individuale delle comunità e delle istituzioni”, una evoluzione che ha avuto “alti e bassi, exploit e fallimenti eroici, periodi armoniosi e tempi di confronto su Chiesa e società”.

In ogni caso, la Chiesa – sottolinea il Cardinale Hollerich – ha “avuto un impatto significativo sulla vita spirituale, intellettuale e culturale del Paese”, ed è stata “una forza di potere che ha avuto una grande influenza, un’influenza che non vedremo in futuro”.

Ma questa nuova debolezza va letta alla maniera di San Paolo, perché – continua l’arcivescovo di Lussemburgo – “siamo veramente forti solo se ci impegniamo con convinzione come Chiesa pellegrina nella grande storia d’amore commessa tra Dio e l’umanità, una storia di cui la Bibbia ci parla”.

Il Cardinale Hollerich nota che in passato “l’ambiente sociologico è stato favorevole alla Chiesa”, ma “oggi non è più lo stesso”, e “i cristiani sono diventati una minoranza”, mentre “viviamo in un mondo che sta cambiando rapidamente e in modo radicale, anche abbagliante, grazie al pluralismo, all’individualismo e alla digitalizzazione della società”.

Ma questo nuovo scenario, ammonisce il Cardinale, “non dovrebbe destabilizzarci e impedirci di confessare la nostra fede con un cuore felice”, perché “spesso le minoranze qualificate hanno apportato nuove energie alla società”.

Il Cardinale Hollerich sottolinea che si diventa sale della terra e luce del mondo “attraverso una Chiesa che è in grado di irradiare l’amore di Dio, sia dentro che fuori”, e solo così “fare Chiesa insieme può diventare realtà”.

Per il Giubileo, il Cardinale Hollerich lancia anche due progetti: uno sull’accoglienza di due famiglie di rifugiati dell’isola di Lesbo grazie a “Reech eng Hand” e Caritas, e un nuovo centro a Heisdorf per i disabili che cercano un posto di lavoro.

Per il Cardinale Hollerich, “Fare Chiesa insieme” ci invita “ad ampliare la nostra visione verso una Chiesa che non esiste per se stessa, ma che è chiamata a seminare fede nei campi del futuro, condividendo le gioie, le speranze, i dolori e le paure degli uomini e delle donne del nostro tempo”.

Si tratta di un seme che “può diventare fecondo”, perché “attraverso la nostra presenza, possiamo promuovere lo sviluppo sociale, culturale e intellettuale”, attraverso “riti, pellegrinaggi e tutte le altre tradizioni religiose che fanno parte dell’identità del nostro Paese”.

In fondo, conclude il cardinale, la comunità ecclesiale è chiamata a “diventare un laboratorio del futuro a partire dalle domande degli uomini, confrontate con il linguaggio eternamente giovane del Vangelo”.

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