Fede, evangelizzazione, impegno sociale: le Chiese africane guardano al futuro

In un documento per celebrare il Giubileo del SECAM, le sfide delle Chiese africane e il loro impegno per il futuro

Una celebrazione per i 50 anni del SECAM
Foto: CCEE
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I cristiani in Africa sono chiamati ad evangelizzare, ma anche ad avere una presenza sociale attiva, superando la dicotomia tra fede e politica per il bene del continente. Sono i punti principali del “Documento di Kampala”, il testo che il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) ha pubblicato il 21 gennaio, per celebrare il suo Giubileo.

L’anniversario dei 50 anni dell’organizzazione è caduto nel 2019 – era stato Paolo VI in persona, durante il viaggio in Uganda, a dare il via al SECAM – e c’era stato un lungo Giubileo delle Chiese africane durato tra il 2018 e il 2019. Una festa continua, che aveva fatto persino fatto pensare ad un viaggio del Papa nel cinquantesimo della venuta di Paolo VI – o perlomeno questi erano i segnali.

Se il viaggio papale non c’è stato, le Chiese africane hanno comunque riflettuto, fino a stendere il documento cosiddetto di Kampala, che in realtà è una esortazione pastorale che unisce tutti i vescovi del continente, e che ha come titolo “Perché conoscano Cristo e abbiano la vita in abbondanza”.

In cento pagine e quattro capitoli, l’esortazione chiede ai cattolici che sono in Africa di studiare la vita di Gesù e i Vangeli, chiede di rilanciare l’impegno missionario, analizza ad ampio spettro le sfide socio-culturali, politiche, economiche, etiche ed ecologiche che sono presenti in Africa, dando in pratica le linee guida per costruire un nuovo continente africano.

E, per questo, si fa riferimento in particolare ai laici chiamati anche loro ad evangelizzare (e i membri del clero devono trattare i laici con rispetto), e ai politici cristiani che sono chiamati a lavorare per l’unità, evitare le polarizzazioni.

Ma c’è un richiamo ancora più forte a quelli che sono già impegnati nelle istituzioni, cui viene chiesto di “porre fine alla dicotomia tra fede e politica, salvezza delle anime e vita terrena, contemplazione e azione", resistendo al vizio per rimanere fedeli al Vangeli”.

I vescovi africani chiedono poi agli operatori di media di diffondere la verità e non la falsità,.

“La nuova Africa – ha spiegato monsignor Gabriel Edoe Kumodji, tesoriere ad interim del SECAM - è quella in cui i battezzati, consapevoli del fatto che la loro identità e vocazione sono intimamente legate alla persona di Gesù Cristo, diventano come il lievito del Regno di Dio che la Chiesa mette nella pasta della società africana".

L’idea del SECAM matura durante il Concilio Vaticano II, e viene poi messa in pratica da Paolo VI, che ne presiedette le sessione inaugurale il 29 luglio 1969 nella catedrale di Lubaga, in Uganda. Il Giubileo del SECAM ha avuto per tema "Chiesa-Famiglia di Dio in Africa, celebra il tuo Giubileo! Proclamate Gesù Cristo, il vostro Salvatore".

 

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