Fra Santo di San Domenico, un innamorato della Eucaristia

La storia sconosciuta di un Agostiniano scalzo vissuto nella Sicilia tra il Seicento e il Settecento

Fra Santo di San Domenico
Foto: pubblico dominio
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Il 13 maggio 1989 Papa Giovani Paolo II dichiarava l'eroicità delle virtù di un umile frate agostiniano scalzo della Provincia di Sicilia: fra Santo di San Domenico. La sua esistenza fu umile, silente e laboriosa. Ricordare questo esemplare religioso è aprire uno sguardo in un secolo ormai passato, nel quale la sua testimonianza irradia di luce anche quelli a venire.

Nato a Trapani il 5 agosto 1655 in questa città vi passò la giovinezza e la sua semplice vita, fino al 21 maggio 1684 nel quale, nel convento di Marsala, vestì l'abito dei figli di Sant'Agostino.

Questa famiglia religiosa segue il carisma e la Regola del santo di Ippona. Gli Agostiniani Scalzi, questo il loro nome, nascono in quel movimento di riforma che rilesse, con particolare zelo, le fonti della tradizione agostiniana. Preghiera, vita comunitaria e povertà sono quei requisiti che brillano nella loro tradizione.

Nel periodo del noviziato subì diverse prove, ma il suo amore all'Eucarestia, alla Madonna ed al santo fondatore lo aiutarono. Chi lo ha conosciuto ci ha lasciato di lui il ritratto di un vero uomo di Dio. Padre Pietro Antonio di Santa Elisabetta, membro dell'Ordine, incontratolo per esaminarlo per le sue sue doti, assommò questo fratello ai grandi fondatori degli Ordini religiosi.

Uomo dedito alla preghiera, in questa, vi trascorreva fino a 14 ore al giorno. Meditazione, santo rosario e colloquio furono quei segni che ne distinsero lo zelo. La sua orazione fu amore silenzioso e profondo fatto di adorazione espresso, nel silenzio della chiesa, nella quale vi trascorreva il suo tempo.  Fu un autentico innamorato dell'Eucarestia e ciò è testimoniato dal fatto che vi passava gran parte della notte in devoto colloquio. Tale caratteristica lo raffigura, nell'iconografia classica come in adorazione davanti al SS. mo Sacramento.

Amò e fece amare la Madonna di un amore senza pari.

Seguendo l'ascetica del suo tempo fu dedito ad una grande penitenza:indossava il cilicio, digiunava a pane ed acqua e faceva la disciplina. Le Fonti storiche sulla sua vita narrano che, per il gran bene che compiva, soffrì dure lotte con il demonio.

Fu questuante ed in tale opera, con le offerte raccolte, potè costruire due chiese e dar da vivere ad una comunità di trenta religiosi. 

Non si contano le opere di bene che compì: nel processo canonico si narrano numerosi miracoli e tanti altri fatti come il mutare l'acqua in vino e trovare il pane per i poveri.

Fu padre dei bisognosi e dei deboli. A tutti dava un soccorso o una parola. Al suo passare, silenzioso e umile, la gente ricordava le verità delle fede ma di più quell'amore che il Cristo portò nel mondo.  Stimato da Vescovi, religiosi e persone comuni fu di un umiltà eroica ,reputandosi sempre all'ultimo posto. Anima contemplativa era sempre in unione mistica con il Signore.

Morì il 16 gennaio 1728 con il nome di Gesù sulle labbra oltre che sul cuore. Venne sepolto, a Trapani, nella chiesa dell'Itria, officiata dai Padri Agostiniani Scalzi.

 

 

 

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