Francesco e Kirill: lavorare insieme per difendere il cristianesimo

Il Papa e Kirill
Foto: CTV
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L’aereo di Papa Francesco atterra con qualche minuto di anticipo all’ aeroporto di Cuba. Sono le due del pomeriggio nell’ isola caraibica che ormai rimarrà famosa anche per questo incontro tra il Papa e Kirill, il patriarca che non inviterà Francesco a Mosca, ma che ci tiene moltissimo a parlare con lui della difesa dei cristiani perseguitati.

Incontro più politico che ecumenico, ma pur sempre un incontro.

Il Papa viene accolto da Raul Castro il sole scalda la pista e gli animi di chi attende da secoli questo momento.

Non da mille anni come scrivono molti. Quell’abbraccio è avvento a Gerusalemme tra il Papa e il Patriarca di Costantinopoli, patriarca di tutti gli ortodossi cinquant’anni fa.

Mosca è “nata” solo alla fine del 1500, ma oggi è potente per motivi politici e perché ha il maggior numero di fedeli. Almeno sulla carta. In effetti la pratica è al 2 percento. Bassissima. Ma anche di questo Kirill vuole parlare con Francesco, del secolarismo. Problema fortissimo in Russia.

All’arrivo il Papa parla a lungo con Castro contornato da moltissima sicurezza. Pochi passi dalla pista alla aerostazione mentre i giornalisti scendono di corsa per raggiungere la sala stampa allestita per l’occasione.

L’incontro rimane privato fino alla fine. Le immagini si vedono solo registrate. Quando Francesco e Kirill si recano nella sala per la firma del documento e per i discorsi ufficiali.

Spagnolo e russo per il colloquio, una icona della Madonna di Kazan. La Icona originale l’aveva donata Giovanni Paolo II nel 2003 ad Alessio. Il Papa dona un calice, un reliquiario di San Cirillo e un calice d’argento.

Poi di nuovo lontano dalla stampa che ha sentito solo alcune frasi: “ siamo fratelli” dice il Papa, “questa è la volontà di Dio” risponde Kirill.

Pochi sprazzi di conversazione tra i flash dei fotografi: “ parliamo cuore a cuore” dice Kirill. Ringraziano la Divina Provvidenza e La Trinità, ma Kirill non dimentica le difficoltà.

La firma avviene in una saletta sotto gli occhi di Maria e con la bandiera di Cuba alle spalle e sotto gli occhi di Raul Castro.

Poi i discorsi ufficiali, a braccio. Il Patriarca dice che si è parlato “con comprensione e responsabilità per la Chiesa di ciascuno e per il popolo credente e per il futuro del cristianesimo e della civiltà umana. Una discussione piena di contenuti che ci ha dato la possibilità di comprendere e sentire le posizioni. Il risultato è che le nostre Chiese possono lavorare difendendo il cristianesimo in tutto il mondo e per lavorare insieme perché non ci sia più guerra e ogni vita umana sia rispettata e si rafforzino le fondamenta della famiglia e della persona e la vita dell’umanità contemporanea possa essere santificata nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.”

Poi il Papa ha detto : “ Siamo fratelli, siamo vescovi, abbiamo lo stesso battesimo, abbiamo parlato delle nostre Chiese e siamo d’ accordo che la unità si costruisce nel cammino. Abbiamo parlato chiaramente senza mezze parole. E confesso che ho sentito la consolazione e lo spirito di questo dialogo.  Ringrazio per la umiltà fraterna di Sua Santità e il suo forte desiderio di unità. Sono uscite una serie di iniziative comuni che si possono realizzare. Ringrazio per la benevola accoglienza e ringrazio i collaboratori, Hilarion, Koch. Non voglio andar via senza un ringraziamento per Cuba e per il grande popolo cubano e il presidente. Ringrazio per la sua disponibilità attiva. Se continua Cuba sarà la capitale dell’unità. E che tutto questo sia per la gloria di Dio, Padre Figlio e Spirito Santo e per il bene del santo popolo di Dio e sotto il manto della Madre di Dio”.

 

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