Francesco in Africa tra povertà, dialogo e voglia di pace

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez/ CNA
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Lo aveva detto nella sua prima conferenza stampa in aereo, tornando dal Brasile, Papa Francesco: i prossimi viaggi? Asia e Africa. In Asia il Papa latinoamericano è andato già due volte, con viaggi di grande successo anche se non facilissimi, ora è la volta dell’ Africa e scegli tre paesi difficili, uno in particolare la Repubblica Cantroafricana, praticamente in stato di guerra.

Il Papa porta un regalo per i profughi che hanno lasciato i villaggi e si sono rifugiati nella capitale: una settimana in più di Anno Santo.

A Bangui il 29 novembre si aprirà la Porta Santa della Misericordia, e poi il Papa darà il via ad una veglia di preghiera. Sempre che la tappa del Centrafica non debba essere modificata all’ultimo momento. Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede dice che per ora tutto rimane come previsto nel programma, ma “monitoriamo la situazione” e “ si prendono decisioni nel caso ci sia qualcosa di imprevisto e particolare.”

Intanto, fatto fuori dal comune, il comandante Giani, responsabile della sicurezza del Papa, ha deciso di andare qualche giorno prima nei luoghi della visita. Come capo della sicurezza Giandomenico Giani viaggia sempre con il Papa, ma stavolta ci potrebbe essere la necessità di prendere decisioni prima che l’aereo con il Papa e 70 giornalisti atterri a Bangui.

Papa Francesco arriva come quarto in Africa dopo Paolo VI, Giovanni Paolo II che molti chiamavano “l’africano” e Benedetto XVI che in Africa ha portato la Esortazione post sinodale Africae munus, un testo sulle grandi speranze del continente.

Kenia, Uganda e Repubblica Centroafricana i tre paesi, le tre Chiese che il Papa visita, con un’attenzione speciale per i Martiri ugandesi, per i poveri degli slums e per i profughi delle guerre.

Ma c’è anche il tema del dialogo interreligioso in Africa, con la visita alla moschea di Bangui considerato un luogo estremamente pericoloso. Il Papa userà auto scoperte, e non sembra voler porre limiti al programma per la sicurezza.

I capi di stato che incontrerà non sono proprio esempi della storia della democrazia, ma certo in alcuni casi, come in Uganda, hanno recato una certa stabilità.

Nel seguito ci sarà il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin che però lascerà il viaggio per recasi a Parigi per la conferenza sul clima CPO21. Con il Papa saranno anche Becciu, il Prefetto di Propagande Fide Filoni e il cardinale Turkson esperto dei temi del clima di cui il Papa parlerà nella sede delle Nazioni Unite a Nairobi. Africana anche la dipendente che viaggia nel seguito in rappresentanza di tutti i dipendenti vaticani, lavora come commessa e viene dal Burkin Faso.

Si parte Mercoledì, 25 novembre alle 7.45 e si arriva all’aeroporto “Jomo Kenyatta” di Nairobi

Alle 17.00 ora locale, il benvenuto formale sarà nella State House a Nairobi, con le Autorità del Kenya e con il Corpo Diplomatico.

giovedì mattina incontro interreligioso ed ecumenico nel Salone della Nunziatura Apostolica, presenti 25 persone in particolare anglicani e rappresentanti delle religioni tradizionali e musulmani. Poi la Messa nel Campus dell’Università di Nairobi per evangelizzazione dei popoli, previste circa 300 mila, ma con spazi aperti che possono accogliere fino ad milione di fedeli. Nel pomeriggio

incontro con il Clero, i Religiosi, le Religiose ed i Seminaristi nel campo sportivo della St Mary’s con un ricordo speciale per Suor Irene Stefani recentemente beatificata

Alle 17.30 la visita alla sede delle Agenzia delle Nazioni unite che si occupano di ambiente. Una sala da 3000 persone per il discorso e un albero da piantare in giardino. Tema centrale, ovviamente, la Laudato si, la lingua lo spagnolo.

Il venerdì mattina si apre con la visita al quartiere povero di Kangemi a Nairobi dove vivono100 mila persone. Il Papa si reca nella Parrocchia cattolica di san Giuseppe lavoratore gestita dai gesuiti. E il discorso in spagnolo sarà in continuità con quelli fatti dal Papa ai i movimenti popolari, centrato. Saranno presenti anche i rappresentanti dei Movimenti Popolari e alcuni spiegheranno il loro impegno.

Secondo appuntamento della giornata con i giovani allo Stadio Kasarani, una messa dedicata alle testimonianze sui problemi dei giovani, dal tribalismo alla violenza come il massacro in un Campus di 150 ragazzi, e un incoraggiamento alla testimonianza cristiana.

Il Papa incontrerà i vescovi del Kenia in privato e poi nel primo pomeriggio lascia il Kenia per l’ Uganda, dove, anche in questo caso, il benvenuto formale sarà alla State House con il presidente e le  Autorità e il Corpo Diplomatico.

Da qui il Papa si recherà a visitare Munyonyo luogo collegato alla vicenda dei martiri ugandesi dove è avvenuta la condanna a morte di tutti i martiri e la uccisione di  Andrea Kagua patrono dei catechisti. Il Papa incontra proprio i catechisti con un suggestiva celebrazione che si svolgerà di sera con luci e testimonianze. Il Papa benedice una pietra di una nuova chiesa che sarà costruita per i 50  anni della canonizzazione  dei martiri, e la pietra viene dal sepolcro di san Francesco.

Sabato mattina il Papa visita al Santuario Anglicano dei Martiri di Namugongo e poi quello cattolico e celebra la messa, previste circa 200 mila persone.

Nel pomeriggio incontra i giovani a Kololo Air Strip a Kampala e ascolta le loro testimonianze: Tra loro un seminarista rapito dai ribelli e una giovane malata di Aids.

Poi la visita alla Casa di Carità di Nalukolongo che custodisce un albero di mango di 130 anni piantato dai Padri Bianchi che hanno iniziato qui la loro missione. Ora sono le suore che curano gli ospiti, persone bisognose con infinite storie. Un incontro con il mondo impegnato nel campo della salute attività molto organizzata da parte della Chiesa in Uganda.

Anche in Uganda l’incontro con i vescovi è privato.

In cattedrale il Papa incontra sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi circa 2000 persone.

Si arriva a domenica. Il Papa lascia l’ Uganda per  Bangui nella Repubblica Centrafricana dove arriva alle 11.00 ora locale con un altro fuso orario.

Si ripete lo schema degli altri paesi con la visita di Cortesia al Presidente dello Stato di Transizione nel Palazzo Presidenziale e l’ incontro con la classe dirigente e con il corpo diplomatico. Discorso in francese per la prima volta per Papa Francesco.

La mattina si conclude con la visita al campo profughi di una parrocchia vicino alla nunziatura di Bangui dove sono circa 2000 circa sfollati prevalentemente cristiani. Un luogo simbolo per il viaggio del Papa.

Dopo aver incontrato in privato i vescovi del paese il Papa si reca nella Facoltà di teologia evangelica di Bangui  per l’incontro con le Comunità Evangeliche. Per affrontare il conflitto c’è un forte impegno ecumenico e interreligioso, e il Papa vuole sottolineare questo impegno.

Si arriva a fine giornata con la messa con i religiosi e l’apertura della porta santa nella Cattedrale di Bangui. Dopo il rito il Papa confessa 5 giovani e da inizio ad una veglia di preghiera.

A Bangui c’è il coprifuoco al calare del sole e l’evento pontificio si protrae ben oltre quell’ora, fatto del tutto eccezionale.

Lunedi 30 novembre il Papa incontra la Comunità Musulmana nella Moschea centrale di Koudoukou a Bangui, un evento impegnativo, e poi celebra la messa nello Stadio del Complesso sportivo Barthélémy Boganda, un ex sacerdote molto amato nel paese.

Sarà la messa di Sant’ Andrea sul tema dell’annuncio della fede.

Subito dopo di nuovo in aeroporto per il rientro a Roma che è previsto per le 18.45 a Ciampino.

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