Franco Nembrini spiega la Misericordia di Dante

Franco Nembrini
Foto: @cc
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Da lunedì 7 dicembre, alle ore 21.05, su Sat2000 ha preso il via il programma ‘Nel mezzo del cammin’, appuntamento settimanale condotto dal prof. Franco Nembrini, esperto divulgatore di Dante Alighieri, in cui rilegge la Divina Commedia per approfondirne i contenuti, riflettere sul desiderio di verità, libertà e giustizia che i versi danteschi suggeriscono. Il programma, in 34 puntate, porta a compimento la sperimentazione fatta lo scorso anno con il ciclo breve ‘El Dante’, proponendo per i 750 anni dalla nascita del ‘Sommo Poeta’, un approfondimento culturale sulla misericordia, tema cardine di questo Giubileo straordinario: “Papa Francesco propone a tutta la Chiesa un anno di riflessione sulla Misericordia. Ma non si limita a questo: propone un anno giubilare cioè un anno in cui della Misericordia si possa fare esperienza, in cui scoprire che è la Misericordia che tiene le fila della storia, di ciascuno e di tutti, di oggi e di sempre. Proprio come i pellegrini che parteciparono nel 1300 (anno in cui Dante colloca il suo viaggio ultraterreno) al primo grande Giubileo della storia della Chiesa indetto da papa Bonifacio VIII. In trentaquattro serate cercheremo insieme, attraverso le pagine più belle e appassionanti della Divina Commedia, di ripercorrere, sulle tracce di Dante, il cammino che lo ha portato a prendere coscienza del proprio Bisogno e della risposta che Dio ha introdotto nella storia attraverso Gesù”. Infatti per lui l’educazione è la vocazione della sua vita. Questa passione nasce dall’esperienza che vive in casa sua, quarto di dieci fratelli. A 14 anni giura alla sua professoressa di lettere delle medie che diventerà insegnante di italiano, ma a 16 anni è costretto per le esigenze della famiglia a lasciare il liceo e a lavorare come operaio. A 18 anni decide di prendere il diploma di maturità magistrale, e in tre mesi di ‘studio matto e disperatissimo’ prepara gli esami da privatista. Si iscrive quindi al corso di laurea in pedagogia all’Università Cattolica di Milano. Nel frattempo inizia a insegnare religione, si sposa (è padre di quattro figli), diventa responsabile della città di Comunione e Liberazione. Si laurea nel 1982, e qualche tempo dopo inizia l’‘avventura’ della scuola media libera ‘La Traccia’, che oggi conta due sezioni di scuola elementare, quattro di scuola media, tre licei (scientifico, linguistico e artistico), di cui è stato rettore fino al 2015. Negli ultimi anni, a seguito anche dell’inatteso successo dei suoi libri, è stato chiamato a parlare di educazione e di Dante in tutta Italia e all’estero, in particolare in Spagna e nei paesi del mondo russofono (Russia, Ucraina, Kazakhstan, Siberia). L’ultimo suo lavoro letterario è un libro per bambini su Dante Alighieri: ‘Dante. Una storia senza fine’.

Come è la conoscenza degli italiani su Dante Alighieri?

“Mah… temo che per la maggior parte degli italiani l’immagine di Dante sia quella che trasmette per lo più la scuola: uno strano personaggio che parla di eventi lontani in un linguaggio incomprensibile, dove gli unici episodi in qualche modo interessanti sono quelli – Paolo e Francesca, Ulisse, il conte Ugolino… - in cui conta solo il ‘dramma umano’ e l’aspetto religioso ‘passa in secondo piano’. Perché la cultura moderna sembra incapace di capire che la religiosità non è altro che il valore ultimo che accordiamo alle cose, e perciò non è in grado di comprendere che Dante parla dell’aldilà per parlare, in realtà, sempre dell’aldiquà. Qualcosa però negli ultimi anni mi pare stia cambiando: il successo delle letture di Benigni, di Sermonti, nel mio piccolo delle mie (si parva licet…), il moltiplicarsi di tante iniziative, dice che c’è un’attesa, un desiderio di riscoprire la grande lezione di Dante, esattamente come il popolo fiorentino nel 1360 chiese ai priori di organizzare una serie di lezioni sul poema dantesco, ‘dal quale tanto nella fuga dei vizi quanto nell’acquisizione delle virtù possono anche i non grammatici essere informati’”.

Cosa si propone con il programma televisivo: Nel mezzo del cammin?

“Quel che abbiamo appena detto: riproporre Dante per quello che è. Un uomo che ha affrontato la vita in tutti i suoi aspetti, l’amicizia, la politica, l’amore, la cultura… -, ha vissuto la bellezza e il limite che si trova in tutti, ha fatto esperienza della capacità di bene e di male che si trova nell’animo umano, e vuole raccontare a tutti («in pro del mondo che mal vive») quel che ha scoperto, per aiutare i suoi fratelli uomini a scoprire quel che ha scoperto lui: che la promessa di bene che c’è dentro le cose non è destinata a essere delusa (dal male, dal tradimento, dalla morte) ma a essere compiuta, dall’abbraccio di Colui che è la fonte di quel bene”.

Come leggere Dante Alighieri nell’anno della Misericordia?

“Mi verrebbe da dire: con gli occhi di un bambino. Senza pregiudizi, senza preoccupazioni accademiche; semplicemente, mettendo sul piatto il proprio desiderio, il proprio bisogno umano, il desiderio di bene, di felicità che tutti abbiamo, che la vita tutti i giorni sollecita e tante volte delude. Lasciando che Dante ci accompagni nel percorso dal dolore per il male (l’inferno), attraverso l’abbraccio della misericordia (il purgatorio), fino all’esperienza di una gioia possibile in questa vita (il paradiso). E il fatto che siamo nell’anno della Misericordia mi sembra un’occasione provvidenziale per sottolineare come il passaggio dalla dannazione alla salvezza non dipenda dalla forza etica o dalla coerenza morale, ma solo dalla decisione di abbandonarsi al perdono, alla misericordia di Dio che ci abbraccia con tutto il nostro male”.

Perché Dante Alighieri è il poeta del desiderio?

“Perché lo dice lui, in quella pagina mirabile del Convivio in cui spiega che il desiderio è la molla di ogni azione umana, dal bambino che desidera ‘un pomo’ all’adulto che vediamo ‘desiderare bel vestimento; e poi lo cavallo; e poi una donna; e poi ricchezza non grande, e poi grande, e poi più’; fino a constatare che ‘acquistando, li desiderii umani si fanno più ampii, l’uno appresso de l’altro’. Cioè che il desiderio umano è infinito, e non può essere soddisfatto altro che da un oggetto infinito, «l’ultimo desiderabile, che è Dio’. Da questo punto di vista, mi pare che la Commedia non sia altro che la dilatazione all’ennesima potenza di questo spunto. Cioè una rappresentazione della dinamica dell’animo di tutti”.

 

 

 

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