Frate Luis De Leon e quel "dicebamus hesterna die"

Docente all'Università di Salamanca, agostiniano, è stato uno dei grandi mistici del Rinascimento spagnolo

Frate Luis de Leon
Foto: pubblico dominio
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Il 23 agosto 1591 spirava a Madrigal De Las Altas Torres padre Luis De Leon. Religioso agostiniano, il suo nome è noto non solo per essere stato uno dei più grandi nomi dell'Università di Salamanca ma soprattutto per la grande sensibilità mistica che lo portò ad essere considerato come uno dei grandi scrittori ascetici del 1500.

La squisita sensibilità religiosa, unita ai non comuni tratti di cultura, lo portò a scrivere numerose opere tra cui il commento a vari libri della Sacra Scrittura, poesie e tanto altro.

La mistica di frate De Leon è piana, densa ed insegna a trovare Cristo nel quotidiano. L'umanità, l'amore al vangelo ed il rifiuto di ogni mondanità sono i temi preferiti dal religioso.

Nato a Belmonte nel 1527, figlio del consigliere Lope De Leon, viene da una delle migliori famiglie della propria regione. Frate agostiniano e studente a Salamanca, in questo luogo vive la parte più feconda del proprio apostolato trovando Dio nel proprio percorso.

Di lui restano famosi i quattro anni che trascorre in carcere accusato ingiustamente di eresia.

Il religioso sopportò la difficile situazione con coraggio e fedeltà componendo in quel luogo di dolore alcune delle sue opere più importanti tra cui Il Nome di Cristo in tre libri.

Rientrato in Università, completamente riabilitato, riprende il proprio corso iniziandolo con la frase rimasta scolpita nella storia: “Dicebamus hesterna die”, ovvero dunque dov'eravamo rimasti.

Intriso di fede e cultura il nome di frate De Leon è una testimonianza importante della famiglia agostiniana e di quel carisma che, nella storia, ha fatto dello studio una parte del proprio modo di vivere la fede.

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