Galantino al Meeting e l'antropologia del limite

Il tema del Meeting 2015
Foto: meetingrimini.org
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Perchè il cammino dell’uomo è segnato dalla mancanza e dalla esperienza del limite? Dal dato esperienziale parte la riflessione del Segretario della Cei Nunzio Galantino al Meeting per l’ Amicizia tra i popoli. Un’antropologia del limite vista attraverso filosofia e fede con una attenzione al “fascino delle frontiere”.

Nel suo intervento Galantino ha ricordato che oggi è l’antropologia  la vera “filosofia” che porta ad immaginare che l’unica aspirazione dell’uomo sia una libertà “assoluta”, mentre l’uomo è  “ricerca di Dio e della verità, responsabilità, accettazione del sacrificio, alle quali è intimamente legato il raggiungimento di una libertà vera.” Ecco dove si inserisce la “ “antropologia del limite” per mettere in evidenza la vera ricchezza dell’ uomo. Un limite che se non è accettato trasforma la la esistenza in finzione, spiega Galantino. Perché il limite non è un ostacolo, ma può essere un compimento che spinge l’uomo alla ricerca, e anche alla ricerca dell’Assoluto. “Chi è appagato non cerca, né lo fa chi è disperato”, spiega il segretario della Cei.  E prosegue: “accogliere il proprio “essere umano” vuol dire, riconciliarsi col proprio essere indigente, senza per questo sentirsi condannati a vivere senza ideali, senza sentirsi condannati a rinunciare al “fascino delle frontiere”” che non è certo lassismo morale, ma se ben interpretato ci rende consci delle nostre responsabilità.

E qui entra in gioco la realtà di un “Dio che soffre fino alla morte, che è il punto drammaticamente più alto del limite; e credere in un Dio che vince il male assumendo la debolezza altrui introduce una visione che stravolge per sempre le categorie attraverso le quali si pensa il divino.”

Il vescovo ha ricordato che non ci si deve “appiattire su una moralità che non tende alla perfezione, ma si adagia su un minimo o su una comoda via di mezzo” ma piuttosto “chi sperimenta qualche forma di difficoltà “ deve essere “integrato e non scartato”. Per questo, dice Galantino “una Chiesa che fa del limite una risorsa assume lo stile missionario tanto invocato da Papa Francesco, divenendo sempre meno dispensatrice di servizi e sempre più “ospedale da campo”, chinata sugli ultimi, nei quali è racchiusa la più grande ricchezza, nei quali è presente lo stesso Signore, dai quali spera di essere accolta nel Regno di Dio.”

Quindi “un’antropologia del limite non si traduce in un elogio del limite stesso, ma in un’esaltazione dell’essere umano, capace di generare un ideale di perfezione che tenga conto del limite e lo traduca in storicità, concretezza, incarnazione” per diventare più pienamente uomini.

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