Galantino su referendum Irlanda: "No ad arroccamento fatto di paure ed arroganza"

Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Cei
Foto: chiesacattolica.it
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Di fronte al risultato del referendum in Irlanda, un “fatto che sta davanti a tutti”, “la risposta non può essere né quella dell’arroccamento fatto di paure e di arroganza”. Domenica scorsa nel Paese definito da sempre “cattolicissimo” una larghissima maggioranza ha votato a favore dell’introduzione delle nozze omosessuali.

Il Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Nunzio Galantino, ha commentato il risultato elettorale al programma di Radio Uno, Radio Anch’io: “La percentuale con cui è passato il referendum ci obbliga un po’ tutti a prendere atto che l’Europa, e non solo l’Europa, sta vivendo un’accelerazione del processo di secolarizzazione che coinvolge tutti gli aspetti e quindi anche quello delle relazioni”.

“Ieri e l’altro ieri qualcuno si è subito affrettato a dire che quello che è avvenuto in Irlanda è stato un sonoro schiaffo alla Chiesa. Non è così che si ragiona”, ha detto Galantino. Anzi, vedere il risultato come una sfida, anche per la stessa Chiesa, “è il commento più interessante e meno bigotto che si possa fare”.

“Questo e ad altri cambiamenti che di sicuro sorprendono, e talvolta anche destabilizzano” ma “la paura, l’arroccamento, il fatalismo fanno il gioco delle lobby ideologiche, lasciano cioè il campo a chi purtroppo vive anche realtà importanti e belle come quella delle relazioni”, dice Galantino.

“Io ho l’impressione – spiega il segretario Cei - che su queste realtà la stanno facendo da padrone spesso le posizioni di chi non accetta di sedersi al tavolo, di ragionare, ma non invocando subito il Vangelo o i documenti della Chiesa ma cercando di mettere in comune realmente le ragioni che ci portano a dare una risposta”.

“Gli uomini di Chiesa non sono fuori del mondo: il problema di far passare la Chiesa come quella che deve necessariamente mettersi contro, come quella che ritarda il progresso mi pare un po’ forzata. Grazie a Dio sta crescendo anche all’interno della Chiesa questa attenzione alla ‘nuova sensibilità’, questa capacità di leggere al netto di un’eccessiva emotività eventi e mutamenti culturali”. Ma questo “non vuol dire subito e solo sposarli in pieno, né tantomeno perdere la capacità di ragionare di fronte a certi cambiamenti culturali”.

“Al netto delle nostre elucubrazioni è importante il rispetto per la persona così come sta dinnanzi a noi, capire di che si tratta, attenti però a non volere subito trasformare i diritti del singolo in punti di partenza perché diventino necessariamente i diritti di tutti”.

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