Gänswein: Benedetto XVI ha creato una nuova realtà nella Chiesa

L'Arcivescovo Georg Gänswein
Foto: Aci group
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Si può esaminare con la scienza storica un pontificato per alcuni versi ancora in corso? É stato questo il tentativo del libro “Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI” di Don Roberto Regoli edito da Lindau che è stato presentato alla Pontificia Università Gregoriana dal segretario personale di Benedetto e Prefetto della Casa Pontificia, l’arcivescovo Georg Gänswein.

Una occasione per avere proprio da questo testimone di eccezione una lettura a tre anni dal termine del pontificato “attivo” di Benedetto XVI.

Eccellenza, come si fa a servire due Pontefici?

Un servizio è sempre un servizio che deve avere la buona volontà, la disponibilità  e va fatto con il cuore e con l’anima. Lo faccio, ho cominciato a farlo e vorrei continuare a farlo.

É chiaro, non vorrei tanto dire che sono due mondi diversi, ma sono esperienze diverse. Ma una esperienza può arricchire l’altra e può essere un aiuto per l’altra. All’inizio non era facile, ma sono passati tre anni ed ho imparato. E in questi tre anni ho trovato spero una buona strada per servire sia Papa Francesco che Papa Benedetto in modo sufficiente.

Cosa pensa del fatto che alcune cose iniziate da Papa Benedetto e ora sono state proseguite da Papa Francesco sembrano per molti come delle novità?

Dipende un po’ da come un persona che vede da fuori valuta un situazione. O vede la continuità, perché c’è continuità. O non vuole vedere la continuità. Perché molte cose sono diverse, almeno nello stile, nel fare. Ma lo stile è una cosa, il contenuto è un’altra cosa. E in questo io vedo certamente uno stile diverso, è totalmente normale.  Ma riguardo ai punti importanti c’è una continuità che io da vicino vedo, e posso dire solo ciò che vedo e questo mi convince.

Lei ha parlato nella sua presentazione del “Munus Petrinum” come di qualcosa che Papa Benedetto ha rinnovato, ripresentato e riproposto profeticamente. Cioè?

Il Munus Petrinum per quanto riguarda l’aspetto della rinuncia. É una nuova istituzione quella del Papato emerito, il Papa emerito. Una tesi che risulta dalla lettura e dalla valutazione del libro di Roberto Regoli. Viviamo con due Papi, uno è il Papa regnante e l’altro è il Papa emerito. Alla fine del pontificato Benedetto XVI ha promesso di aiutare la Chiesa e una volta ha detto che la Chiesa non si governa soltanto con decisioni, ma si governa anche e anzitutto con la preghiera, con la sofferenza e con il sacrificio. É ciò che continua a fare da quando è diventato Papa emerito.

Lei vive la storia e la cronaca di due pontificati, e questo è un libro di storia. Pensa che sia sufficiente il tempo trascorso dalla fine del pontificato di Papa Benedetto per una lettura storica?

Il libro come io l’ho letto e valutato, è un approccio chiaramente audace, però un approccio di uno storico che cerca di aprire le fonti che sono accessibili e di valutare le fonti. Regoli ha avuto il coraggio di valutarle e di dire anche ciò che pensa. Certo ci sono stati altri prima di lui e ce ne saranno altri dopo. Quando saranno più accessibili altre fonti tutto il mosaico sarà più pieno e completo e comprensibile. Ma adesso ci sono alcuni pezzi di un mosaico che si può vedere in un modo e nell’altro.

Più teologia o più governo nella storia del pontificato di Benedetto XVI?

Il teologo è diventato Papa. É chiaro il teologo rimane teologo anche da Papa come da cardinale. Questa è la sua grande dote del Signore e questa dote l’ha esercitata e applicata anche da Papa. Per il governo ha certo avuto anche aiuto personale e spero che sia stato sufficiente per il governo degli otto anni del Pontificato.

 

Al termine del colloquio l’Arcivescovo ha detto anche che il Papa emerito sta bene e che presto lo vedremo in pubblico in occasione dei suoi 65anni di sacerdozio il 29 giugno. Non ha specificato altro, ma certo il 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo ci sarà una messa solenne in San Pietro.

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