Genova dopo la visita di Francesco: ha descritto bene il nostro lavoro al Gaslini

Il Papa al Gaslini
Foto: OR/ Aci Group
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Elisabetta Vato è infermiera al Gaslini di Genova.  Il 27 maggio era una della 900 voci del grande coro che ha animato la liturgia della messa di Piazzale Kennedy presieduta da Papa Francesco.

La visita del Papa all’ospedale l’ha vista dal maxi schermo ed ha pensato subito: “Francesco ha capito perfettamente il nostro lavoro!”.

La incontro a fine messa, con i figli e una giovane collega. Sono stanche, accaldate, ma negli occhi hanno una luce speciale.

“Mi ha colpito tantissimo vedere questa città che ha accolto il Papa nonostante il fatto che siamo tutti un po’ mugugnoni! Anche nei luoghi di lavoro c’era chi sbuffava un po’....si si viene il Papa una fatica ...ma poi la gente di Genova era tutta qui. Tanta!”

In effetti, alla ;essa pensavano sarebbero arrivate circa 60 mila persone, invece la stima finale era di 80 mila.

“Alla fine c’è un desiderio buono nelle persone, ti tocca in qualche modo”.

La visita al Gaslini di Papa Francesco, come quella anche di Benedetto XVI nel 2008 e Giovanni Paolo II nel 1985, è una tappa d’obbligo per i Pontefici in visita a Genova.

“Mi sembra che Papa Francesco abbia proprio detto bene qual è il nostro lavoro. Io, se dovessi raccontare cos’è il mio lavoro in un reparto così difficile, dove la morte è presente ogni giorno ed incombe anche in chi ha superato la malattia, direi che quello che possiamo fare noi è veramente accompagnare le famiglie, essere lì, e fare un pezzo di strada insieme. E questo è un grandissimo mistero, non c’è un momento che non sia misterioso e a volte sembra come una giustizia particolare, qualcuno viene colpito qualcun altro no. É difficile da capire. E il Papa ha messo bene in luce quello che piace anche a me del mio lavoro, la tenerezza, inchinarsi e accompagnare, in modo discreto, con un abbraccio sulla spalla, una caramella, piccoli gesti”.

E c’è un lavoro da fare anche con i genitori?

E sì, perché certo i bambini, ma le mamme hanno un peso grosso, sono eroi nel dolore davvero! Penso che noi possiamo stare cristianamente vicino a queste persone. Arrivano da tutta Italia e da tutta Europa, specialmente dall’ Est. Anche da fuori Europa. Alcuni di loro vanno solo accompagnati, e se vengono accolti con una volto amico cambia per loro.

Una città molto laica Genova, che però è stata trasformata in questo sabato di maggio?

C’è stato tanto fermento, perché la gente fa un po’ fatica a venire fuori. Quando vedo della facce di gente che lavora al Gaslini, che non immaginavo, mi domando come mai non riusciamo a guardarci in faccia e dirci le cose. Poi magari scopri che quella persona che è particolarmente gentile, che ha un bel modo, la incontri a cantare nel coro della messa del Papa. E oggi ho visto anche delle persone che non mi aspettavo. E mi è piaciuta tanto la esperienza del coro. Da tutte le parrocchie e i movimenti anche fuori Genova, tutti serissimi nel seguire le prove, con il nostro maestro con tanta pazienza, perché alla fine mugugnavamo, ma poi oggi c’è stato qualcosa che  è andato oltre i nostri temperamenti.

E adesso? Dopo l’esperienza della visita e tutto il resto che succede?

Per me certo non posso andare a lavorare senza avere in mente le parole che il Papa ha detto, che leggono il mio lavoro e come lo vorrei fare io. E poi penso che racconterò molto alle mie colleghe. Tutte mi dicevano: vai dal Papa? Ti sei dovuto registrare ? E erano interdette, poi è arrivata una dottoressa che mi ha detto: anche io vado dal Papa. E ci siamo lasciate con un: ci vediamo là!

Allora poterlo raccontare, perché mi sembra che stare così tutti insieme sia un po’ una cosa dell’altro mondo. Siamo insieme tutte queste ore insieme a pregare...è bellissimo. Mi ha colpito tanto silenzio.

E anche i più giovani sono entusiasti, il figlio quindicenne di Elisabetta dice: “Non immaginavo come sarebbe stato. Quando ho visto la immensità, tante sedie tante persone sono stato contento perché eravamo una specie di compagnia, tutti insieme, e poi la fatica l’ho affrontata perché sapevo che facevamo una cosa bella tutti insieme”. E poi la sorellina di 10 anni ricorda in particolare una parola che ha detto il Papa: “ Eroe.. Un eroe è uno che aiuta”.

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