Gesù è amico di coloro che si convertono. XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale a cura di S. E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù incontra Zaccheo
Foto: pubblico dominio
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Gesù sta dirigendosi dal nord della Palestina a Gerusalemme, dove vivrà i giorni della sua Pasqua. In questo viaggio incontra numerosi personaggi: Marta e Maria, i dieci lebbrosi, il giovane ricco, il cieco di Gerico e anche Zaccheo.

Nell’episodio di Zaccheo vengono sviluppati tanti temi cari all’evangelista san Luca. E come il Prologo costituisce la sintesi del Vangelo di Giovanni, così questo testo è stato definito la quintessenza dell’intero vangelo di san Luca (F. Bovon, Vangelo di Luca, Paideia, Brescia 2007, 869). L’episodio, che si svolge a Gerico, ha come protagonisti Gesù e Zaccheo.

Zaccheo è stato definito da alcuni esegeti “un caso difficile” anche per il Vangelo e il motivo di questa difficoltà è dato dal fatto che è una persona molto ricca. Nel capitolo precedente l’Evangelista racconta l’episodio dell’uomo ricco con le parole di Gesù: E’ più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel Regno di Dio (18.25). C’è, tuttavia, una differenza tra Zaccheo e l’uomo ricco. Zaccheo è considerato da tutti un peccatore e lui non lo nega, anzi ne è consapevole e riconosce di avere bisogno del perdono. Il ricco, invece, si presenta in maniera totalmente diversa: Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza (18.21).

Bene, torniamo a Zaccheo! E’ un esattore, ha al suo servizio dei dipendenti ed è odiato e disprezzato dai suoi connazionali alla stregua di un pubblico peccatore. Vive ai margini della comunità. Tuttavia, il vangelo lo presenta come un “uomo”. Si tratta di un’indicazione importante perché rivela con quale sguardo Cristo vede Zaccheo: vede un uomo anche dove gli altri vedono solo un delinquente, un ladro, un peccatore che non è insensibile al passaggio di Gesù.

La curiosità lo spinge a desiderare di vedere Gesù. Tuttavia, insieme alla curiosità c’è in lui quasi un “istinto” verso il Signore. E non può che essere così, perché ogni uomo è stato pensato e voluto, fin dall’eternità, in Cristo e pertanto è interiormente attirato da Lui anche se a noi la modalità con cui questo avviene rimane sconosciuto.

Come il Signore Gesù ci attira a sé? Con il desiderio. Il desiderio è l’inizio di tutto. Dice il Vangelo: là dove è il tuo tesoro, là c’è anche il tuo cuore (Mt 6.21). Ogni iniziativa, ogni scelta nella nostra vita inizia con il desiderio, dal momento che desideriamo ciò che amiamo, ciò che ci definisce. Sappiamo che Zaccheo amava il denaro, la ricchezza, ma dentro di sé scoprì che c’era un altro desiderio, voleva qualcos’altro, e questo nuovo desiderio diventa sempre più importante. Per raggiungere il suo scopo Zaccheo non esita a rendersi ridicolo agli occhi della gente. Zaccheo esprime il suo desiderio di vedere il Signore con un’azione: la corsa. Corse avanti a Gesù “e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché stava per passare di là”. Ha potuto rendersi ridicolo perché ciò che guidava Zaccheo non era la curiosità, ma il forte desiderio di trovare Dio in Gesù. L’inquietudine è sempre stata uno dei sintomi della ricerca umana di Dio, come insegna s. Agostino.

Zaccheo diventa la figura del discepolo che non lascia tutto, come invece hanno fatto gli apostoli, ma rimane nella propria casa, continuando il proprio lavoro, testimone, però di un nuovo modo di vivere. Non più il guadagno al di sopra di tutto, ma la giustizia (restituisco quattro volte tanto) e la condivisione con i bisognosi (do la metà di ciò che possiedo ai poveri).

Oggi la salvezza è entrata in questa casa.

Da questo episodio impariamo che la grazia e la salvezza hanno un nome ed un volto: Gesù Cristo il Figlio di Dio, venuto a cercare chi è nella perdizione, smarrito come la pecora o come la moneta, o lontano come il figlio prodigo. E’ la ragione della sua incarnazione: cercare e salvare l’uomo, qualsiasi uomo, perché come insegna il libro della Sapienza il Signore è amante della vita, che equivale ad amante dell’uomo.

La parabola si conclude con le parole: Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. Ciò che importa per accedere alla salvezza non è lo stato originario di una persona, ma la sua conversione. Gesù non è l’amico dei ladri e delle prostitute, ma di coloro che si convertono, ladri o prostitute che siano. La salvezza portata un giorno da Cristo nella vita e nella casa di Zaccheo può entrare ogni giorno nelle nostre vite in quanto la salvezza è una possibilità offerta all’uomo di afferrare l’amore di Dio.

Sempre sant’Ambrogio nel commentando a questo episodio scrive: Chi potrebbe disperare di sé dal momento che giunse alla fede anche Zaccheo, lui che traeva il suo guadagno dalla frode? (Esposizione del vangelo secondo Luca 8.86). Anche quando ci sentiamo perduti, mai dobbiamo disperare dell’amore compassionevole del Signore Gesù, il quale è più tenace di ogni nostro peccato.

Naturalmente per lasciarci salvare da Cristo è necessario accoglierlo e mettere in Lui la nostra fiducia. E se il momento della conversione non avviene, non è perché siamo stati abbandonati alla nostra solitudine, ma perché ci siamo sottratti colpevolmente. L’incontro con il Signore è sempre al tempo stesso dono e compimento di una ricerca, esaudimento di un desiderio.

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