Giani alla Lateranense: la sicurezza anche in Vaticano viene da una intelligence condivisa

Il Comandante Domenico Giani
Foto: Petrik.B / CNA
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Macchine veloci, donne bellissime, armi sofisticate, avventure romantiche e intrighi oscuri. Le spie da romanzo e da cinema sono così. Ma è la verità? Non sempre, anzi quasi mai. Ecco perché le istituzioni italiane dal 2007 si sono date nuove regole e nove strutture. Ed ecco perché è nata anche una “scuola di intelligence” che forma chi nell’intelligence lavora, ma sopratutto la gente comune. Un lavoro capillare e paziente con le università italiane e ora anche con la università del Papa, la Pontificia università lateranense.

Il DIS il dipartimento della informazioni per la sicurezza e la Pul insieme per un progetto che riguarda la sicurezza nazionale è un progetto con un nome significativo: Shomèr, cioè sentinella in ebraico. Studio teorico quindi, ma anche progetti concreti come un cantiere di sicurezza partecipata in vista del grande appuntamento del Giubileo straordinario della Misericordia, che inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione per concludersi il 20 novembre 2016.

Un pomeriggio di incontro tra l’ intelligenze italiana e quella vaticana, la prima rappresentata dal Direttore Generale del Dis, l’ambasciatore Massolo che ha messo in luce come oggi la sicurezza o sia più da intendere come difesa di una frontiera ma che serve invece  “serrare le maglie della rete, con una sicurezza partecipata contro le sfide asimmetriche, contro una nebulosa di attacchi che vanno dalla cybernetica al fondamentalismo”.

Nel colloquio si è parlato dei drammi umanitari, dell'accoglienza degli immigrati, delle minacce senza volto del terrorismo molecolare alle frontiere delle nuove povertà e del disagio sociale, con l'intento di proporre ai giovani un progetto formativo che offra loro strumenti per decodificare e gestire le crisi del nostro tempo, alzando la soglia della prevenzione.

Tra i relatori il Comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani. Nel suo intervento il responsabile della sicurezza del piccolo stato ha citato la enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate come indicazione dei principi di trasparenza e verità che sono alla base anche delle idea cristiana di sicurezza anche nell’ uso dell’ economia. Perchè alla fine i grandi problemi della sicurezza hanno la loro radici proprio lì, nella ricerca spasmodica di ricchezza. E questa è una vera minaccia alla pace. Il comandante ha spiegato davanti a centinaia di studenti come si siano allargati i compiti della intelligence anche in Vaticano, a partire dal controllo finanziario che nasce dalla legge anti riciclaggio del 2010.

Controlli doganali e verifiche che sono entrati a far parte della quotidianità e che si sono avvalsi della collaborazione multilaterale che porta ad una vera opera di prevenzione.

“ Un piccolo stato il Vaticano, ha detto Giani, tuttavia l’impegno per garantire la sicurezza è notevole specialmente nel contesto di oggi.”  Essere costruttori di pace è un impegno quotidiano e “mai come oggi è fondamentale la prevenzione incoraggiando la condivisione di conoscenze e di esperienze e di buone pratiche.”  Giani ha ricordato che “si parla spesso in contesti internazionali di armonizzazione di normative a livello globale, una globalizzazione della giustizia, e sarebbe il caso di operare congiuntamente per arrivare ad una globalizzazione dell’intelligence, almeno di quella che si basa su quei valori condivisi il primo dei quali è la costruzione della pace attraverso qualunque canale privilegiando ovviamente i rapporti internazionali.”

Di come si impara a fare intelligence e dei valori che sostengono quella made in Italy ha parlato il direttore del DIS che ha tenuto a ricordare che occorre diffondere una cultura della sicurezza e dare spessore all’intelligence proprio con dei valori che siano sempre più profondi. “ L’intelligence italiano- ha detto Massolo- non mette mai i suoi dipendenti di fronte al dilemma della scelta etica, non chiede mai di scendere a patti con la propria coscienza”.

Una proposta formativa che diventa roadshow nelle scuole e nelle università per un coinvolgimento di tutti nella sicurezza.

Shomèr quindi è un invito che trae spunto da una citazione del profeta Isaia ed esprime il bisogno di vegliare e avvertire, di porre domande e leggere dentro le cose.

Tra i diversi punti della futura collaborazione tra il DIS e l’Istitutum Utriusque Iuris della Lateranense, ci sarà la realizzazione di corsi di studio comuni post lauream e l'istituzione di progetti di formazione, messi a disposizione dal Comparto Intelligence, per giovani studenti provenienti da aree di crisi del Medio Oriente.

Dopo la recente intesa con l’università iraniana di Qom, l’Università Lateranense continua nel suo impegno di trasformare gli scenari di crisi in temi concreti di formazione. “Occorre fuggire dalla tentazione di guardare la realtà dalla finestra - ha spiegato mons. Enrico dal Covolo, Rettore della Lateranense - vogliamo raccogliere le sfide che arrivano da un mondo scosso dalla povertà e dai drammi dell’immigrazione. Le questioni della sicurezza internazionale riguardano ciascuno di noi, né si può restare in silenzio rispetto al dramma della persecuzione dei cristiani”.  Intelligence e cittadini sono sullo stesso fronte contro la “liquidità di minacce asimmetriche che cercano di colpire al cuore la libertà e la democrazia, il pensiero e la capacità di futuro di interi popoli e culture” ha detto Massolo e in questo percorso “è da apprezzare l'impegno della la Pontificia Università Lateranense che apre le porte al confronto su temi comuni e di grande rilievo come quelli della prevenzione e della sicurezza internazionale, trasformandoli in sfide educative.”  La partita della sicurezza è un gioco di squadra.

 

 

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