Giornata Mondiale della Terra, Bartolomeo: “L’umanità a un bivio dopo il coronavirus”

Il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli scrive un messaggio per il 50esimo anniversario della Giornata Mondiale della Terra

Papa Francesco e Bartolomeo durante l'incontro in Vaticano del 26 maggio 2018
Foto: Vatican Pool
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La pandemia del coronavirus ha fatto sì che l’intera umanità si accorgesse “della sua fragilità”, mentre “per i cristiani questo è un tempo di attesa, l’ora più buia in attesa di un mondo nuovo”. Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I firma un Messaggio per il 50esimo anniversario della Giornata Mondiale della Terra.

La Giornata fu istituita su iniziativa di un gruppo di studenti statunitensi nel 1970. Le celebrazioni mondiali, con manifestazioni in 193 Paesi sarebbero dovute essere aperte dall’Italia, che aveva scelto per tema l’enciclica di Papa Francesco Laudato Si nel quinto anniversario di pubblicazione. Tutto è cambiato con il coronavirus.

Ma resta la giornata, e resta il tema, il riscaldamento globale, cui la Santa Sede si è particolarmente impegnata su impulso di Papa Francesco. Non a caso, il Papa ha dedicato l’udienza generale di oggi proprio alla Giornata Mondiale della Terra.

Anche Bartolomeo I ha mostrato una grande coscienza ecologica, portando avanti in particolare un impegno sulla “ecologia umanache si ritrova anche nel primo documento di dottrina sociale del Patriarcato recentemente pubblicato. C’è molta sintonia con Papa Francesco, tanto che dal 2017 i due firmano congiuntamente il messaggio per la Giornata di Preghiera per la Cura del Creato, che si celebra l’1 settembre di ogni anno.

Nel suo messaggio, il Patriarca Bartolomeo ricorda l’impegno trentennale del Patriarcato di Costantinopoli sui temi ecologici, e sottolinea che Papa Francesco si è unito a questo impegno cinque anni fa con la Laudato Si.

Il Patriarca sottolinea che, in sintonia con Francesco, “mano per mano come fratelli, gridiamo alla intera umanità di fermarsi, di accogliere il grido di dolore che sorge dalla natura ferita, da questa nostra casa comune, dentro la quale siamo divenuti tiranni e non operatori di pace e suoi buoni economi”.

Il Patriarca punta il dito contro “l’arroganza dell’uomo” che non ha “operato per il benessere di tutti”, ma “per soddisfare solamente gli egoismi propri, dimenticando la giustizia, l’amore vicendevole, l’aiuto verso i più poveri e sfortunati, il rispetto reciproco, la sete della presenza di Dio”.

Il coronavirus, prosegue il messaggio, ha fatto rendere conto della fragilità dell’umanità. Oggi – sottolinea il Patriarca ecumenico – ci si trova così di fronte a un bivio. “Saremo capaci – chiede il Patriarca - di coltivare le nostre relazioni sociali in modo rinnovato, sapremo essere pacifici e rispettosi ed amare questa casa che Dio ci ha dato per custodirla?”

Per Bartolomeo, “è finito il tempo delle parole, ora possono solo iniziare le opere”, perché la natura e gli animali sono in gioioso riposo, mentre l’uomo in questo periodo è “scosso e turbato”.

Conclude il Patriarca: “Trovando l’armonia dentro di noi, riscoprendoci e ridonandoci l’uno all’altro, avremo la possibilità di riappropriarci della nostra vita e di superare questo momento e rientrare in un rapporto nuovo con la Terra e con tutto il cosmo, perché ogni cosa ci è data da Dio per il bene. La scelta è di tutti noi assieme”.

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