Giovanni Battista, predicatore di penitenza. II Domenica di Avvento

Giovanni Battista battezza Gesù
Foto: pubblico dominio
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Nel tempo di Avvento la Chiesa ci presenta alcune figure che potremmo qualificare come i campioni dell’attesa: il Profeta Isaia, San Giovanni Battista, San Giuseppe, Maria Santissima.

Oggi, nella liturgia, giganteggia la figura di San Giovanni Battista, la quale viene inserita in un contesto storico ben preciso e con personaggi ben definiti. Si vuole affermare chiaramente, in questo modo, che Giovanni e Gesù non sono dei miti o delle figure nate dalla fantasia di qualcuno, ma persone reali. Gli eventi della vita di Giovanni e di Gesù fanno parte, dunque, della storia umana e appartengono ad un preciso periodo storico e ad un determinato spazio geografico. 

L’azione di Giovanni viene introdotta da una espressione significativa: “La parola di Dio venne su Giovanni, Figlio di Zaccaria, nel deserto”. Questo ci porta a riconoscere che la missione di Giovanni non nasce da lui, ma viene da Dio stesso che lo invia ad annunciare un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Giovanni, dunque, è un predicatore di penitenza. E in quanto tale poco gradito perché l’uomo è molto ben disposto ad ascoltare chi lo conferma nel suo comportamento e nelle sue idee. Non ascolta, invece, volentieri chi gli dice che sta sbagliando e che deve cambiare. 

Il predicatore di penitenza ha una vita “pericolosa”, rischia di diventare antipatico e viene rifiutato per non dire di peggio.

Per quale ragione Giovanni è inviato a predicare la conversione? Perché il popolo vive nel peccato, cioè in un atteggiamento di opposizione a Dio, alla sua legge e alla sua volontà che, se accolte e messe in pratica, sono fonte di libertà, di gioia, di pace e di giustizia. 

Dio, infatti, non è nemico dell’uomo. Al contrario, aiuta l’uomo a trovare se stesso e a portare la propria umanità alla sua pienezza. Con l’Incarnazione il Figlio di Dio ha assunto la nostra natura umana e si presenta come l’uomo perfetto, vero perché non corrotto dal peccato. Pertanto, chi incontra Cristo e lo segue ha, a sua volta, la possibilità di divenire più autentico perché Egli rompe i legami che ci tengono in schiavitù, che ci impediscono di essere veramente noi stessi a causa dell’egoismo che impedisce di amare. 

In un mondo dove tutto è in continuo movimento, dove siamo così poco sicuri di sapere dove si trovano la felicità ed il senso della vita, c’è Qualcuno al quale possiamo rivolgerci nella certezza che saremo da lui sempre accolti e guariti da tutto ciò che ci aliena da noi stessi e nei rapporti con gli altri. 

Noi abbiamo molto di più di quello che possedeva Giovanni. Giovanni è chiamato a preparare la strada al Signore, noi invece abbiamo già conosciuto la venuta di Cristo e, pertanto, siamo chiamati ad essere, nello stesso tempo, Suoi testimoni e a segnalare ad altri la strada della Vita vera.

Quale testimonianza cristiana offro ai miei colleghi di lavoro, in famiglia, con gli amici? Ho il coraggio di dichiararmi discepolo di Cristo non solo a coloro che credono in Lui, ma anche a coloro che non lo amano o che hanno un’idea errata di Lui? Gli altri possono dire di me: ecco un cristiano che non odia, che manifesta sentimenti di pace perché ama? 

Sono domande che potrebbero servirci per vivere questo Avvento.

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