Giovanni Paolo II, la preghiera come messaggio e comunicazione

Dalla Mentorella agli esercizi della Curia, la intensità della preghiera che diventa stile magisteriale

Giovanni Paolo II alla Mentorella il 29 ottobre del 1978
Foto: santuariodellamentorella.jimdo.com
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Lo stile del pontificato di Giovanni Paolo II, immediato, diretto, spontaneo, nasce dagli anni che precedono l’arrivo a Roma.

Tra i tanti luoghi cari a monsignor Wojtyła negli dello studio all’Angelicum, delle visite in curia come vescovo e poi come cardinale, c’è un santuario mariano laziale: il santuario della Mentorella, retto dalla provincia polacca della congregazione dei resurrezionisti, religiosi che per secoli hanno custodito questo santuario.

Proprio davanti a questa immagine mariana, si raccoglie Karol Wojtyła, per pregare prima di entrare nel conclave, dal quale uscirà vicario di Cristo. La preghiera, dirà appeno eletto Papa proprio nel santuario della Mentorella, è il primo messaggio, il primo compito. Terminata la messa all’aperto su un piccolo podio, il papa si rivolge ai fedeli che sono giunti sin là.

Voglio ringraziare prima quelli che hanno locuto prima, a vostra eccellenza e poi al padre provinciale. Il padre provinciale ha parlato in polacco, e io ho visto che voi avete anche capito che cosa lui ha parlato... Adesso, date la parola a me! Questo è un luogo in cui in modo particolare l’uomo si apre di fronte a Dio. Luogo dove lontano da tutto ma anche nello stesso tempo vicino alla natura si parla confidenzialmente con Dio stesso, si sente nell’intimo quella che è la chiamata personale dell’uomo, e l’uomo deve dare gloria a Dio, creatore e redentore. Deve in qualche modo diventare voce di tutto il creato per dire in suo nome Magnificat. Questo luogo durante i miei soggiorni a Roma mi ha aiutato molto a pregare, e perciò anche oggi ho desiderato venire qui. La preghiera che in vari modi esprime il rapporto dell’uomo con il Dio vivo è anche il primo compito e quasi il primo annuncio del papa, il primo messaggio del papa. Così come è la prima condizione del suo servizio della Chiesa e del mondo.

La preghiera, primo messaggio del Papa, filo rosso che accompagna tutti gli anni del pontificato, la preghiera sempre e comunque. Durante gli esercizi spirituali per la quaresima in Vaticano, esercizi che lo stesso Karol Wojtyła venne chiamato a predicare per l’allora pontefice Paolo VI, così conclude la sessione del 1995, cogliendo l’occasione per parlare di ecumenismo, tra l’altro. Parole, sconosciute ai più, e rivolte ai più stretti collaboratori con un tono intimo e diretto, quasi una riflessione tra sé e sé.

E’ bene pensata, questa tradizione vaticana: esercizi spirituali prima della prima domenica della quaresima, quando si ricorda la trasfigurazione. E’ una domenica di trasfigurazione e anche gli esercizi di trasfigurazione. Forse questo sarà anche piaciuto al nostro padre spirituale padre Spidlik, perché la trasfigurazione è molto importante, quasi principale, nella tradizione orientale. Allora, è ben trovato, questa settimana e questa conclusione nel sabato prima della trasfigurazione. Il padre nostro spirituale ringraziamo per molte cose; soprattutto per le domande che si è posto all’inizio degli esercizi, non affermazioni ma domande. Ecco come scrive in questo libretto che ci ha offerto: “Ma si può supporre che una tale conversione abbia posto quando si fanno gli esercizi ogni anno?” Non metteva in dubbio la conversione, non metteva in dubbio anche quello che la conversione è sempre scopo degli esercizi spirituali, ma metteva in dubbio la dimensione di quella conversione. Perché una volta la conversione può essere completa, decisiva, e poi vengono gli altri esercizi, in cui si approfondisce quella conversione principale e fondamentale.

Ogni anno un diverso predicatore per gli esercizi spirituali, un diverso metodo, e il papa ringrazia ogni anno, e per il metodo, e soprattutto per il contenuto. L’italiano è forse poco chiaro nelle parole di Giovanni Paolo II, ma i concetti riassumono la filosofia del pontificato e della vita di Karol Wojtyła.

Lo ringraziamo anche a nome della nostra buona volontà ecumenica. Noi vogliamo veramente avvicinarci sempre ai nostri fratelli orientali, bizantini e russi, perché siamo profondamente convinti che ci unisce la stessa fede. Sono due tradizioni molto ricche e molto utili per la Chiesa, ma è la stessa fede. Alla fine lo ringraziamo anche per questo: che ci ha trattato con grande semplicità e parlato molte volte con umore, humour. Non mancava anche il riso durante questi esercizi, è un buon segno! Devo dire che ha anticipato bene i miei impegni nei prossimi tempi, perché viene dalla sua patria boema e anche nella sua intonazione si sentiva questa lingua materna con cui parla ogni giorno. E’ bene sentire in italiano le diverse lingue, di quelli che parlano italiano. Allora lo ringraziamo per tutto questo. Lo ringraziamo forse soprattutto per il fatto che ci ha preparato questo libretto. Tutti i predicatori poi fanno un’edizione degli esercizi, e questo è molto utile, ma il libretto è forse ancora più utile, perché ci aiuta durante gli esercizi, e dopo possiamo facilmente ritornare a questo libretto e là si troverà tutta la ricchezza delle idee con cui abbiamo lavorato durante questi esercizi.

La preghiera, e grazie al Signore. E così quindi conclude il papa le parole improvvisate al termine della settimana di esercizi spirituali per la quaresima del ‘95.

Naturalmente tutti ringraziamo il Signore per questo dono di esercizi spirituali che ci ha offerto, e vogliamo concludere come sempre con il canto Magnificat per esprimere questa nostra goia e nostro ringraziamento. Sia lodato Gesù Cristo. Magnificat anima mea.... qui potens est...

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