Gioventù Francescana: "Vogliamo vivere Gesù e incarnarlo nelle nostre vite"

Intervista al Consiglio Nazionale della Gioventù Francescana d'Italia, quali saranno le iniziative per il prossimo anno?

La Gifra questa estate
Foto: Gifra
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Per i ragazzi della Gioventù Francescana d'Italia il 2020 non è stato un anno facile. Come per il resto del mondo, travolto dalla pandemia da coronavirus, anche i giovani dediti a San Francesco hanno dovuto modificare le loro attività o addirittura annullarle. ACI Stampa ha chiesto a Chiara, Serena, Roberta e Giulia del Consiglio Nazionale Gifra quali siano i prossimi obiettivi della Gioventù Francescana d'Italia e quali sono le nuove iniziative per il 2021. Che hanno tutte un obiettivo primario, seguire Gesù.

Lo spiega Chiara Bruno sottolineando che "La Gioventù Francescana d’Italia ha iniziato il proprio anno fraterno col nuovo tema formativo: 'Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto!(At 26, 16)'; il brano di riferimento è At 26, 1 - 23. E lo fa accogliendo i temi che la Chiesa dona a tutti i giovani del mondo. Il bisogno di soffermarci quest’anno sul tema della testimonianza nasce dal fatto che noi non vogliamo più solamente parlare di Cristo ma vogliamo viverlo e incarnarlo nelle nostre vite".

Chiara sottolinea anche che "il percorso di vita che faremo da qui ai prossimi mesi ci aiuterà a diventare testimoni nel mondo, così come ci racconta il brano degli Atti degli Apostoli di cui sopra, in cui San Paolo da persecutore della Chiesa diventa testimone di Cristo. Oltre che dalla figura di San Paolo ci lasceremo guidare anche dai nostri Santi Francesco e Chiara d’Assisi". 

Si tratta, prosegue, di un percorso "graduale": "Ci soffermeremo prima a leggere la realtà cercando di educarci a non essere indifferenti verso ciò che ci è attorno e a riconoscerne i limiti e le potenzialità; impareremo poi a leggere la vita per educarci a crescere nella consapevolezza di noi stessi, come creature, fra talenti e limiti. Il punto centrale sarà riuscire a leggere l’incontro con Cristo: il giovane francescano farà memoria del suo incontro con Gesù e imparerà a riconoscerlo nella sua quotidianità".

Le tappe successive saranno: leggere la vocazione e il diventare testimone attraverso cui scopriremo di essere dentro il progetto d’amore di Dio e ci metteremo in gioco per testimoniarne il suo incontro.

Insomma conclude Chiara: "Nei prossimi mesi la Gioventù Francescana d’Italia si dà come obiettivo quello di educarsi a incarnare il Vangelo nella propria vita quotidiana".

Ma come è stata l'estate dei ragazzi Gifra? Serena Sablona risponde che "è stata un’estate molto diversa dal solito, forse meno calorosa, ma non meno profonda! I ragazzi adolescenti non si sono incontrati a livello nazionale, ma hanno vissuto nelle proprie realtà locali il convegno #IoconTe: nell’arco di tempo dal 20 luglio al 2 agosto, tutti i giovanissimi gifrini d’Italia si sono immedesimati col popolo d’Israele che cammina nel deserto in cerca della Terra promessa e hanno scoperto l’Amore rassicurante di Dio che, anche nei momenti più difficili, dice a ognuno Io sarò con te".

Gli araldini, nella Gioventù Francescana, sono quelli che sono al
primo passo dell’esperienza francescana, e sono i più piccoli. Anche loro, continua Serena, si sono mossi alla scoperta delle emozioni nel piccolo delle loro realtà tra il 27 giugno e il 19 luglio, distanti ma uniti dai giochi e dalle esperienze del 29° convegno: 'Sulla rotta delle emozioni'.

Gli esercizi spirituali per giovani e giovani adulti sono stati invece in
presenza, e Serena non esita a definrla "un’esperienza di profonda conoscenza di Dio, di sé e dei propri fratelli”. A Santa Maria degli Angeli (Assisi), dal 25 al 31 agosto, dieci gifrini da tutta Italia hanno sperimentato la meraviglia e la pace che nascono dal silenzio e dalla preghiera. Le mascherine e il distanziamento non hanno impedito di vivere l’insegnamento più grande che questa pandemia ci ha dato: non esiste isolamento in cui Dio non sia presente a dire tu sei prezioso ai miei occhi".

In tempo di pandemia essere giovani non è affatto facile, anzi è una vera e propria sfida, spiega Roberta Pietrunto. Che commenta poi: "La Gifra è ogni giovane perso, precario, privato di libertà e di amici: l'unica differenza tra un gifrino e un non gifrino sta nell'aver scelto di (provare a) vivere il Vangelo avendo San Francesco come esempio. Più che la Gifra in sé, in questo presente, è il poverello di Assisi ad avere qualcosa da consigliare".

Perchè San Francesco alternava "momenti di vita in fraternità a lunghi periodi di solitudine per costruire in pienezza e autenticità il suo rapporto con Dio, ci ricorda la necessità costante della perfetta letizia, la naturalezza della lode a Dio, spontanea e genuina; ci ha detto che tre cose non possiamo mai smettere di chiedere al Signore: fede retta, speranza certa, carità perfetta".

Roberta quindi nota che, più che consigli, i gifrini suggeriscono di chiedere. Chiedendo ci sarà dato, pregando riceveremo ciò che per noi è stato sognato. Ora ci sembra impossibile ma i Suoi piani per ciascuno di noi continuano a compiersi ogni giorno e continueranno a farlo, a dispetto di quello che la pandemia vuole farci credere".

Qualche settimana fa ad Assisi, città tanto amata dai ragazzi Gifra, è stato beatificato Carlo Acutis, un ragazzo di 15 anni che ha affascinato il mondo con la sua semplicità e la sua straordinaria santità.  Giulia Leardi spiega che "la figura di Carlo Acutis non poteva non toccare noi, giovani francescani. La sua presenza tra noi nasce già dal luogo del suo viaggio eterno, la città di Assisi, la stessa che lo ha accompagnato in questo processo verso la beatificazione e chissà, forse verso la santità un domani! Sono stati i frati a occuparsi della riesumazione delle spoglie, a custodirlo nella chiesa di Santa Maria Maggiore (anche detta della Spogliazione in memoria di San Francesco che restituisce le vesti al padre)".

Ma cosa colpisce di Carlo? Giulia risponde che "come ogni servo di Dio, beato, santo, ciò che ci parla di lui è la sua stessa vita. Abbiamo un punto in comune molto forte con Carlo: l’Eucarestia".

Infatti, "ogni gifrino, per il suo discernimento vocazionale, pone l’Eucarestia al centro della sua chiamata: è questo uno dei pilastri della nostra promessa con la quale, annualmente, rinnoviamo l’impegno del nostro cammino. Carlo parla di Eucarestia chiamandola “autostrada per il Cielo” e questo ci fa sentire ancora più grati a Dio di avere questo santo come compagno di viaggio per ciascun giovane. In più i giovani Gifra credono davvero che Carlo sia il beato giovane tra e peri giovani. Molti di noi sono suoi coetanei e, per i più giovani, nativi digitali, è davvero dono di grazia e bellezza avere un testimone simile. Siamo certi che parliamo e parleremo di Carlo perché, nella comunione dei Santi, sarà Carlo a parlare ancora molto con noi.

La beatificazione di Carlo Acutis, conclude Giulia, lascia un solo
dispiacere. Quello che, "per via della pandemia che ci ha colpiti,  non siamo potuti andare ad Assisi a celebrarlo e pregarlo nel giorno della sua Beatificazione. Siamo altresì certi che non appena avremo la possibilità di tornare in quella città, che per noi è “casa”, porteremo ogni gifrino d’Italia, ogni giovane in cerca di Dio, a respirare e pregare la beata bellezza di Carlo".

 

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