Giubileo dell’Argentina cristiana, Papa Francesco: “Viviamo il sentire eucaristico”

Cinquecento anni fa, gli uomini di Magellano celebrarono la prima Messa in territorio argentino. Le celebrazioni ridotte a causa della pandemia. Il messaggio di Papa Francesco

Papa Francesco con alcuni fedeli argentini al termine di una udienza generale
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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L’Eucarestia come momento fondante dell’Argentina, l’Eucarestia come possibilità di unione oggi, in tempo di pandemia, quando ogni contatto fisico viene evitato. L’1 aprile si è celebrato in forma ristretta, per via dell’emergenza coronavirus, il cinquecentenario della prima Messa in territorio argentino.

Papa Francesco aveva scelto il cardinale Daniel Sturla, arcivescovo di Montevideo, come suo inviato. Il cardinale però non è andato, e la messa è stata presieduta dal vescovo José Garcia Cuerva, vescovo di Rio Gallegos, che è poi la diocesi che include il territorio di Patagonia in cui si celebrò la prima Messa su suolo argentino.

“In questi momenti – scrive Papa Francesco – in cui il contatto viene evitato, è imprescindibile che possiamo ricordare e apprendere questo sentire eucaristico che solo il Signore ci può insegnare”.

Nella lettera, Papa Francesco afferma di sapere che “a causa della situazione dolorosa e angustiante che colpisce tante regioni del mondo avete dovuto cancellare la celebrazione come era stata preparata”.

Di fronte alla pandemia del coronavirus, afferma Papa Francesco, stiamo “come i discepoli di Emmaus, camminando con il volto triste per quel che succede, non tranquilli per il modo in cui si svilupperanno gli eventi e preoccupanti per le conseguenze che porterà”.

Come i discepoli di Emmaus, in questa situazione di angoscia ci si deve rivolgere al Signore, e in fondo – nota Papa Francesco – “la presenza di Gesù nell’Eucarestia che, silenziosamente e discretamente, ci accompagna da più di 500 è il sacramento dell’alleanza che Dio ha desiderato sigillare con il suo popolo, con il nostro popolo”.

È questa presenza di Gesù Eucarestia che allevia la pesantezza del cammino, una certezza che “abbiamo ereditato dai nostri padri e nonni”, e che è la riserva spirituale che ha accompagnato, modellato e forgiato l’anima della nostra nazione e che desideriamo che gestisca anche il futuro dei nostri figli e nipoti”.

L’Eucarestia è così necessaria in momenti come questo, e per questo – dice Papa Francesco – non si deve perdere l’opportunità di “assumere e accogliere il nostro presente come un tempo propizio di grazia e di salvezza, con tutto l’impegno che questo significa”, facendo memoria del sacrificio di Gesù con il suo popolo sacerdotale.

E in tempi di crisi, il popolo sacerdotale sa “amare il prossimo come se stesso” e si sa ingegnare creativamente perché nulla colpisca al costato del cammino. L’Eucarestia, aggiunge Papa Francesco, è il memoriale dell’amore misericordioso di Dio, della “sua compassione che si consegna come pane di riconciliazione per restringere e sanare le ferite che dividono, confrontano e disperdono”. È, aggiunge il Papa, “la memoria di un sacrificio che ci invita a riconoscere che non siamo solamente affetti in maniera passiva di un problema, ma potenziali promotori del bene che ci premia”.

Papa Francesco poi ricorda che la tovaglia dell’altare è realizzata “con le intenzioni che sono state raccolte durante questi mesi, con la partecipazione delle persone di tutto il Paese, e che questo è “il Santo popolo fedele di Dio che sa sempre trovare la strada per rimanere in cerca del Signore”, e che “nel mezzo delle restrizioni e degli impedimenti, trova il modo di svincolarsi per toccare il suo manto, offrire la vita, porre sull’altare le sue storie perché Gesù li unisca con la grazia delle benedizioni”.

La celebrazione si è tenuta l’1 aprile dalla spedizione di Ferdinando Magellano, partito a metà del febbraio 1520 con cinque imbarcazioni per tentare la circumnavigazione del globo.

La spedizione tocca terra a Rio de Janeiro, naviga lungo la costa, si immette nell’estuario che può anticipare la connessione intraoceanica e il 31 marzo, si trovano di fronte a una profonda bocca continentale che sembra divorare l’oceano, e danno alla baia il nome di San Julian. Decidono di stabilirsi lì per esplorarla e verificare se si trattasse del canale che li avrebbe condotti in Asia, favoriti dal paesaggio arido e dalle coste basse, che offrivano rifugio a circa cinque chilometri dall’uscita del mare. I pochi abitanti li ricevono in pace: sono nomadi, più alti degli spagnoli.

Il giorno dopo, 1 aprile, Domenica delle Palme, Magellano ordina di celebrare Messa. Una Messa officiata con speciale raccoglimento, perché ci si trovava di fronte a un territorio sconosciuto, e la durata del viaggio era incerta. Il sacerdote che celebrò Messa fu padre Pedro de Valderrama.

Una scena tutta da comprendere: da una parte, circa duecento avventurosi raccolti in preghiera, dall’altra gli abitanti del luogo che guardavano con curiosità, al centro il pane e il vino che si convertivano nel corpo di Cristo. Si sa che almeno un abitante di quelle terre fu battezzato, con il nome di Juan Gigante (il secondo nome dovuto alla sua statura).

Nacque così, in Patagonia, la prima comunità di Argentina. Una comunità cristiana, prima di tutto.

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