Gracias: la collegialità per affrontare la responsabiltà e gli abusi

La relazione del cardinale Gracias
Foto: Vatican Media
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Il punto è chiaro. Nessun vescovo può dire a se stesso: “Questo problema di abuso nella Chiesa non mi riguarda, perché le cose sono diverse nella mia parte del mondo”. Ognuno di noi è responsabile per l'intera Chiesa. Condividiamo il rendere conto e la responsabilità. La nostra preoccupazione deve estendersi oltre la Chiesa locale per abbracciare tutte le chiese con le quali siamo in comunione.

Il cardinale indiano Oswald Gracias ha posto così la questione centrale della sua relazione questa mattina in apertura del secondo giorni di Meeting sugli abusi che si svolge in Vaticano.

Dopo la preghiera iniziale, Padre Lombardi, moderatore del Meeting, ha ricordato la festa della Cattedra di San Pietro e sottolineato che le Nazione Unite nella sezione dedicata alla lotta contro la violenza sui minori, ha fornito sostegno e materiale informativo sulla questione.

Il 74 enne arcivescovo di Bombay ha spiegato la sua idea di collegialità.

Ha ricordato che c’è “un costante bisogno di apprezzare la grande diversità nell'esperienza vissuta dalle chiese sparse nel mondo a causa della loro storia, cultura e costumi”.

E ha chiesto quindi confronto e apertura tra vescovi:  “ci impegniamo davvero in una conversazione aperta e segnaliamo onestamente i nostri fratelli vescovi o preti quando notiamo che hanno un comportamento problematico?” E ancora : “Abbiamo davvero una relazione fraterna, per cui in tali casi non dobbiamo preoccupare di danneggiarci, semplicemente perché mostriamo debolezza?”

Il cardinale ha aggiunto anche: “dovremmo chiederci se un certo centralismo romano non tenga abbastanza conto della diversità nella fratellanza, se le nostre competenze e capacità come pastori responsabili delle chiese locali non siano usati in modo appropriato, con la conseguente sofferenza di una collegialità vissuta in modo pratico. Se vogliamo, e dobbiamo, rivitalizzare la nostra collegialità, allora abbiamo bisogno anche di un confronto tra la Curia Romana e le nostre Conferenze Episcopali.”

Gracias poi afferma che occorre “migliorare nella velocità per lo scambio di informazioni e anche nella partecipazione per elaborare pareri e avviare discussioni”.

Sul tema specifico degli abusi il cardinale indiano mette a fuco alcune questioni come il rapporto con gli stati: “la Chiesa collabora con le autorità civili in tali contesti per rendere giustizia ai sopravvissuti e all'ordine civile...Le complicazioni derivano quando vi sono relazioni antagoniste tra la Chiesa e lo stato o, ancor più drammaticamente, quando lo stato perseguita o è pronto a perseguitare la Chiesa

Questo tipo di circostanze sottolinea l'importanza della collegialità. Solo in una rete di forti relazioni tra i vescovi e le Chiese locali che lavorano insieme, la Chiesa può navigare nelle acque turbolente del conflitto con lo Stato e, allo stesso tempo, affrontare in modo appropriato il crimine degli abusi sessuali. C'è un doppio bisogno che solo la collegialità può affrontare: la necessità di una saggezza condivisa e la necessità di un incoraggiamento di supporto”.

E conclude: All'interno di una Chiesa collegiale, possiamo unirci nella considerazione e nella compassione per giungere alla comprensione... In una Chiesa collegiale, possiamo esercitare la nostra immaginazione e sviluppare questi percorsi di guarigione per indicarli anche a coloro che stanno facendo del male... La grazia di questo momento può effettivamente essere la nostra capacità di prestare servizio a una grande urgenza nel mondo, dal punto di vista della nostra esperienza nella Chiesa...Collegialmente, dobbiamo guardare, aspettare, osservare e scoprire la direzione che Dio ci sta indicando nelle circostanze della nostra vita.

Conclude il cardinale che per affrontare collegialmente la responsabilità i vescovi devono reclamare, la identità nel collegio apostolico unito al successore di Pietro;  invocare coraggio e audacia, perché il percorso non è tracciato con grande precisione ed esattezza; abbracciare la via del discernimento pratico; essere disposti a pagare il prezzo di seguire la volontà di Dio in circostanze incerte e dolorose.

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