I Papi e l'ambiente. Da Giovanni XXIII a Benedetto XVI

L'enciclica Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI
Foto: Marco Mancini - Aci Stampa
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“Custodire il creato, custodire l’intera creazione”. Quello ambientale è certamente uno dei temi chiave del pontificato di Francesco. Il Papa lo ha ribadito fin da subito, fin dalla Messa di inizio del ministero petrino il 19 marzo 2013. E ora questa colonna portante si inserisce nella grande tradizione delle encicliche sociali dei Romani Pontefici.

Gli ultimi Papi hanno ciclicamente riportato la questione ambientale in generale o alcuni aspetti in particolare all’attenzione dei fedeli e degli uomini di buona volontà. Mentre aspettiamo di conoscere le posizioni di Papa Francesco, è bene ricordare alcuni passaggi del magistero dei suoi predecessori.

Riferendosi, ad esempio, alla questione agricola – che non può essere estrapolata da un più ampio segmento ‘ecologico-ambientale’, nella Mater et Magistra del 1961 San Giovanni XXIII si appella a coloro i quali sono deputati a farlo  “perché negli ambienti agricolo-rurali abbiano sviluppo conveniente i servizi essenziali, quali: la viabilità, i trasporti, le comunicazioni, l’acqua potabile”.

Nel 1971 è il Beato Paolo VI ad intervenire nella Lettera apostolica Octagesima Adveniens. Al numero 21 Papa Montini scrive: “Mentre l’orizzonte dell’uomo si modifica, in tale modo, tramite le immagini che sono scelte per lui, un’altra trasformazione si avverte, conseguenza tanto drammatica quanto inattesa dell’attività umana. L’uomo ne prende coscienza bruscamente: attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione. Non soltanto l’ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma è il contesto umano, che l’uomo non padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda l’intera famiglia umana. A queste nuove prospettive il cristiano deve dedicare la sua attenzione, per assumere, insieme con gli altri uomini, la responsabilità di un destino diventato ormai comune.”

San Giovanni Paolo II fu un vero e proprio amante della natura, un tema che ha trovato ampio spazio nel suo lungo pontificato. Nella enciclica Centesimus Annus del 1991 Papa Wojtyla si diceva preoccupato per la questione ecologica: “L’uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita.  Pensa di poter disporre arbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volontà come se essa non avesse una propria forma e una destinazione anteriore datale da Dio, che l’uomo può, sì, sviluppare, ma non deve tradire. Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui".

Nella lettera apostolica Evangelium Vitae, inoltre, Giovanni Paolo II nel 1995 spiegava come fosse "da salutare con favore anche l’accresciuta attenzione alla qualità della vita e all’ecologia, che si registra soprattutto nelle società e sviluppo avanzato, nelle quali le attese delle persone non sono più concentrate tanto sui problemi della sopravvivenza quanto piuttosto sulla ricerca di un miglioramento globale delle condizioni di vita. Particolarmente significativo è il risveglio di una riflessione etica attorno alla vita: con la nascita e lo sviluppo sempre più diffuso della bioetica vengono favoriti la riflessione e il dialogo su problemi etici, anche fondamentali, che interessano la vita dell’uomo". Un collegamento questo a quella ‘ecologia umana’ di cui per primo parlò Paolo VI  nel 1973.

Anche Papa Benedetto XVI, predecessore di Francesco, ha dedicato ampio spazio alla questione ambientale. Nello specifico il Papa bavarese dedica alcuni passaggi della Caritas in Veritate, ad esempio al numero 48 Papa Ratzinger sottolineava come “il tema dello sviluppo è oggi fortemente collegato anche ai doveri che nascono dal rapporto dell'uomo con l'ambiente naturale. Questo è stato donato da Dio a tutti, e il suo uso rappresenta per noi una responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l'umanità intera. Nella natura il credente riconosce il meraviglioso risultato dell'intervento creativo di Dio, che l'uomo può responsabilmente utilizzare per soddisfare i suoi legittimi bisogni — materiali e immateriali — nel rispetto degli intrinseci equilibri del creato stesso”. .

 Il tema ambientale è passato negli anni da questione ad emergenza, trovando dunque ampio spazio nella predicazione e nel magistero dei Papi. Benedetto XVI dedicò a questo argomento il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010, dal titolo “Se vuoi costruire la pace, custodisci il creato”. “Se infatti – scriveva  – a causa della crudeltà dell’uomo sull’uomo, numerose sono le minacce che incombono sulla pace e sull’autentico sviluppo umano integrale – guerre, conflitti internazionali e regionali, atti terroristici e violazioni dei diritti umani –, non meno preoccupanti sono le minacce originate dalla noncuranza – se non addirittura dall’abuso – nei confronti della terra e dei beni naturali che Dio ha elargito”.

Abbiamo potuto vedete dunque, con citazioni alla mano, come da Giovanni XXIII a Benedetto XVI il tema della salvaguardia dell’ambiente sia diventato sempre più centrale nella predicazione e nel magistero. A breve scopriremo nella “Laudato si” come anche Papa Francesco intende muoversi sulla scia dei suoi illustri predecessori.

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