I vescovi africani e la famiglia come missione

I lavori dei Vescovi africani al Sinodo
Foto: Marco Mancini - Acistampa
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"L’avvenire della famiglia, nostra missione". E' il titolo di un documento di un'ottantina di pagina che la Conferenza Episcopale d'Africa e del Madagascar ha portato come contributo alla XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi .

Nel lungo ed elaborato testo i presuli africani ribadiscono in particolare che "la famiglia è la culla della vita. La vita è dono di Dio e speranza in un futuro migliore. La nostra convinzione e la nostra fede sono che la famiglia non può, per conseguenza, essere sommersa dalle crisi e dalle situazioni difficili che essa attraversa. Nell’annuncio del Vangelo della vita, noi siamo chiamati ad essere testimoni di questa speranza".

La Chiesa d'Africa è chiamata ad evangelizzare. L'evangelizzazione infatti "deve incitare i governanti a creare le condizioni legislative e d’impiego per garantire l'avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di creare una famiglia. Essa deve soprattutto educare i giovani a diventare attori d’un ordine economico e legislativo di realizzazione umana integrale, di accoglienza della vita nascente, di presenza ai poveri e alle persone".

Circa la figura della donna, centrale nella famiglia, i presuli africani ricordano come sia "la risorsa umana principale delle culture da promuovere per rispondere a tutte le sfide relative alla sua propria liberazione e al bene della famiglia. L’annuncio del Vangelo della famiglia dovrà contribuire a mettere fine, al suo interno e altrove nel mondo, alle pratiche contrarie al rispetto della dignità della donna e all’esercizio del suo ruolo nella società: marginalizzazione, inferiorità, sottomissione a tradizioni alienanti, a mutilazioni genitali".

I Vescovi africani parlano anche delle famiglie ferite, sempre più numerose. Un quadro "aggravato dai problemi economici e politici legati sia alle nostre proprie responsabilità sia agli effetti nefasti di un sistema economico mondiale di arricchimento degli uni e di impoverimento di altri". Molte famiglie, inoltre, "sono abbandonate ad una precarietà economica infraumana generalizzata. E si trova ancora, in Africa, una ineguaglianza economica molto grave: una maggioranza di persone e di famiglie vive in una povertà estrema mentre una minoranza approfitta delle ricchezze e dei beni che devono servire al benessere di tutti. Questa ineguaglianza è rafforzata da quella che esiste tra i paesi ricchi e i paesi detti in via di sviluppo".

Non manca un riferimento ai disastri ambientali i cui effetti si ripercuotono sulle famiglie africane. "La terra - denuncia il SECAM - è aggredita ogni giorno da una mancanza di manutenzione, in particolare per la promiscuità delle popolazioni che vi sono installate senza rispetto delle norme d’igiene urbana, per l’esistenza di villaggi e di città dove le famiglie marciscono in quartieri insalubri, privi di acqua potabile e di corrente elettrica. In Africa, la sfida ecologica riguarda anche il supersfruttamento avido della terra che conduce alla sua distruzione. Incontriamo uomini e donne di affari, governi e gruppi economici che, con il pretesto di ridurre la povertà e di lavorare per lo sviluppo delle popolazioni povere, si impegnano in programmi di sfruttamento, defraudano i contadini delle loro terre, distruggono le foreste, inquinano l’ambiente e provocano una desertificazione senza precedenti. L’Africa è veramente minacciata sul piano ecologico".

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