Il beato Domenico Iturrate Zubero del Santissimo Sacramento

Il trinitario spagnolo visse una vita di Dio e di intensa preghiera

Beato Domenico Iturrate
Foto: pubblico dominio
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

L'8 aprile del 1927 spirava, nella comunità trinitaria di Belmonte, in Spagna, padre Domenico Iturrate Zubero.

Chi lo conobbe lo ricorda come un presbitero di grande edificazione e fortemente innamorato di Dio che spese la propria esistenza per il vangelo e per gli altri.

Domenico Iturrate Zubero nasce l'11 maggio 1901 a Biterino di Dima (Vizcaya) presso la città di Bilbao, in Spagna. La famiglia dalla quale proviene gli trasmette l'amore ai valori cristiani ed al lavoro tanto che, giovanissimo, chiede di essere ammesso nel Seminario della comunità trinitaria della propria regione.

Ammesso, in noviziato, l'11 dicembre 1917 vive la vita religiosa con slancio ed intensità. Nei rapporti con i confratelli è buono e pronto a venire  incontro alle necessità della casa.

Durante quel periodo visse la dura prova dell'aridità spirituale e della notte oscura, vissuta da molti mistici, ma alle emozioni sa opporre la ferma volontà di seguire il cammino intrapreso.

Non sono momenti facili, ma alle difficoltà risponde con la calma e quelle fede che smuove le montagne. Nella prova, il beato non teme, ma va avanti con la ferma decisione di vivere non solo in Dio ma per Dio.

Professo temporaneo dal 14 dicembre 1917, per i buoni talenti ricevuti è inviato a Roma a studiare presso la Pontificia Università Gregoriana. In questo luogo si distingue non solo per il profitto dimostrato, ma soprattutto per la bontà.

Risiedendo nella comunità di San Carlo alla Quattro fontane, dai confratelli è ben voluto ed amato.

Amante della piccola via, insegnata da Santa Teresa del Bambino Gesù, nel diario si legge :”cercherò di fare tutto, anche le più piccole cose, con spirito di amore e di obbedienza, ma in modo tale che nessuno se ne accorga”. L'indicazione infiamma la sua ascesi verso il cielo.

Studente modello è povero, umile ed obbediente. Il 3 luglio 1922 si laurea, con ottimi voti, in Filosofia ed il 26 luglio 1926 in Teologia. E' bravo ma umilissimo e semplice.

Oltre ai testi della riforma Trinitaria, che conosce a memoria, approfondisce l'Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis, compagna anche nell'ultima malattia, gli scritti di Teresa di Avila e La pratica di amar Gesù Cristo di Sant'Alfonso Maria de Liguori.

E' buono ma soprattutto, sempre, pronto a venire incontro ai sofferenti. I confratelli, vivendo con lui, deposero al processo di canonizzazione che molti erano buoni ma fratel Domenico era il migliore. Su ciò non sorsero mai dubbi.

Richiesto ad un servizio ai religiosi malati, si distingue per la bontà e la disponibilità, nel venire in loro soccorso, con tanta mitezza, ma di più autentica generosità.

Dal 23 ottobre 1924 è professo perpetuo ed il 9 agosto 1925 è ordinato sacerdote, presso la basilica dei Santi Apostoli, a Roma, dalle mani del cardinale Pompili a Roma.

La gioia è grande, ma di più il desiderio di servire la Chiesa. Ricevuto il sacro ministero, chiede di essere inviato missionario, in Africa seguendo l'impulso della chiamata trinitaria, che nasce per la redenzione di tutti coloro posti in schiavitù, ma i superiori, viste le non comuni doti, lo destinano come superiore e prefetto degli studenti: in questo servizio è premuroso, attento e discreto.

Gli studenti, affidati alla sua responsabilità, si sentono amati e rendono il centuplo, frutto del bene che su di loro riversa, l'ottimo padre Domenico.

Nel maggio 1926 gli viene diagnosticata la tisi. Inviato presso il convento della Madonna del tufo, a Rocca di Papa, dove l'aria è buona, si spera in una sua ripresa che tarderà a vedersi.

Informato del male, si unì alla volontà di Dio non con rassegnazione, ma con autentica fede e serenità. E' un esempio di equilibrio ed amore alla vocazione, seppur quel cammino è duro e poco praticabile.

Tornato in Spagna, prima nelle comunità trinitarie di Algorte, Madrid ed infine Belmonte, spira contemplando il crocifisso, meta di quei sogni che avevano, sempre, abitato il cuore di padre Domenico del Santissimo Sacramento. Aveva appena ventisei anni di età.

San Giovanni Paolo II, il 30 ottobre 1983, terminato il processo canonico ed appurati i  miracoli, ricevuti per intercessione del religioso, lo ascrive al numero dei beati, nella gloria della Chiesa per  questo figlio, ricevuto dalle generose mani del Padre.

Il corpo del beato riposa nella parrocchia trinitaria del Santissimo Redentore di Algorte, in Spagna.

Ti potrebbe interessare