Il Cancelliere della Accademia delle scienze spiega perché la Laudato si scuote il mondo

Il Papa e il Cancelliere monsignor Sorondo in una visita alla Accademia delle Scienze
Foto: Osservatore Romano / Aci Group
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Nel pontificato di Papa Francesco è comparso un undicesimo Comandamento: salvare la Terra dal disastro che si prospetta per l’innalzamento della temperatura globale. Con effetti devastanti in termini umani e non solo economici. Il problema della salvaguardia del Creato è molto caro a Papa Francesco. Tanto che non solo gli ha dedicato l’accorata Enciclica “Laudato Sì’”, ma ha più volte ribadito che questa tutela rappresenta una nuova opera di misericordia.

A scuotere il Pontefice sono state le allarmanti considerazioni della scienza. E su questo fronte un ruolo essenziale lo ha avuto l’Accademia Pontificia delle Scienze. La conduzione è del vescovo Marcello Sanchez Sorondo, 73 anni, argentino, chiamato nel 1988 da Papa Giovanni Paolo II all’incarico di Cancelliere di questa prestigiosa istituzione scientifica vaticana.

Con l’enciclica “Laudato sì” il Santo Padre chiede quale tipo di mondo vogliamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi.

 L’Enciclica parte dall’antica concezione ben espressa dalla Bibbia, ma anche dalla filosofia greca. Nella Bibbia perché immagine di Dio, nella filosofia greca perché ha l’intelligenza rispetto agli altri essere animali, l’uomo ha una responsabilità verso gli altri viventi della Terra. Partendo dalla situazione attuale della Terra, il Papa assume i dati della maggioranza della comunità scientifica scienza, come dice nel paragrafo 23 dell’Enciclica, secondo i quali l’attività umana che usa i prodotti fossili, petrolio, carbone e gas, produce un malessere al clima, influendo negativamente su di esso. Sempre l’attività umana ha avuto un influsso sul clima. Ma adesso lo determina in un senso peggiorativo perché produce più CO2 e altri componenti, sì essenziali per la vita, ma prodotti in una scala maggiore a quella dell’equilibrio naturale portando ad un riscaldamento globale. Nel secolo scorso era aumentato di 3 gradi, ma ora può aumentare di altri 3 gradi. Si tratta di evitare questo. Con la Conferenza sul clima di Parigi CO21 si era deciso che l’aumento non avrebbe dovuto essere superiore ai 2 gradi perché se si superano gli effetti sono devastanti. Quindi il Papa, ha unito i dati della Bibbia con quelli della scienza, ossia fede e ragione. Ed è una grande novità: il Papa ha impresso autorità di magistero agli eloquenti dati della comunità scientifica. Il problema è che non si vuole attribuire questo cambiamento all’attività umana, ma ad altre cose, seppure interessanti, soprattutto da parte delle lobbies del petrolio. Il Papa insomma ha aderito al messaggio della comunità scientifica e con la sua autorità ha detto: “È un imperativo morale. Salviamo la Terra!”. Perché la distruzione della Terra comporta la distruzione degli essere umani. Il Papa cerca di risolvere quello che lui chiama “il grido della Terra e il grido dei popoli”, “dell’ingiustizia dei popoli”. Per la prima volta nel Magistero della Chiesa c’è un chiaro interesse per il tema che una volta era quello della Creazione. In fondo la Terra è parte della creazione. In questo senso c’è il richiamo a San Francesco, che è stato il primo a vivere fortemente questa idea della nostra sorella acqua, di nostro fratello sole e della nostra madre Terra. Una formula fantastica!».

 Quello della cura del nostro Pianeta, sul quale siamo solo “ospiti”, è sì un tema molto caro anche alla cristianità. Eppure è la prima volta che un Papa lo affronta in modo così diretto?

 Si è vero. Il Papa con questa Enciclica mette la tematica dell’ecologia integrale e della conversione ecologica a pari livello dei grandi temi della Dottrina Sociale, ossia quelli della persona umana, del bene comune, della solidarietà, dicendo: guardate, se volete rispettare la persona umana e il bene comune dovete rispettare l’acqua e il clima che sono un bene comune. Dovete fare questa conversione ecologica. Non c’è persona umana che tenga se distruggiamo la Terra. Non è che possiamo andare ad abitare in un altro Pianeta!

 In che modo i temi del cambiamento climatico, della povertà e dei flussi migratori sono interconnessi tra loro?

Le migrazioni hanno due cause fondamentali. La prima sono le guerre. Se non ci fossero evidentemente i popoli starebbero tranquilli in Siria e in altri paesi in crisi e le emigrazioni non ci sarebbero nelle dimensioni attuali. La seconda causa sono i problemi climatici. Con il cambio climatico e il riscaldamento globale che determina la desertificazione, il Sud dell’Europa può diventare quello che oggi è il Nord Africa. C’è una migrazione di popoli che già stanno soffrendo questi cambiamenti climatici insieme alle guerre. Ma il Papa parte anche dalle migrazione degli animali, che sono i primi a scappare per sopravvivere. Il fattore guerra e cambiamento climatico sono responsabilità umane. Insomma, il motivo di queste migrazioni non è religioso. Ma è mosso dall’interesse economico delle multinazionali che si profittano del petrolio e del carbone facendo anche guerre per sostenere i loro interessi. I grandi poteri vogliono mantenere il dominio di questa situazione e preferiscono fare questo gioco sporco piuttosto che risolvere i problemi del nuovo Califfato. È un problema solo di interesso economici. Lo ha appena ripetuto anche il Papa.

Tutta la storia risente degli enormi interessi dei grandi capitali, del dominio politico di queste risorse energetiche, ma cercano di dare alle guerre un vestito religioso. E bene ha fatto il Papa, anche a Cracovia, a insistere molto su questo non banale aspetto”.

 Sono anni che i rappresentanti dei Governi si riuniscono, ma senza trovare la quadratura del cerchio. Può l’enciclica del Papa smuovere le “coscienze ecologico-ambientali” dei potenti del mondo?

 L’Enciclica ha mosso molto. E questo è stato riconosciuto. Indubbiamente la gente può criticare il Papa e le lobbies economiche. Ma i grandi capitali cominciano a pensare alle considerazioni e alle esortazioni fatte dal Pontefice, che si basano su indicazioni scientifiche. E si interrogano sul senso di investire ingenti capitali su una energia che ci sta portando verso il disastro. Ho visto che c’è un cambiamento. Il primo effetto lo si è visto al CO21 di Parigi. Prima ci sono stati 21 incontri, fatti per complicare le cose: tutti gli accordi raggiunti erano così complessi che ciascuno poi puntava per non decidere. Subito dopo l’Enciclica del Papa “Laudato Sì” per la prima volta il CO21 ha preso atto che la denuncia è un dato di fatto e che bisogna cambiare. Il Papa ha voluto fare l’Enciclica proprio per avere un’incidenza chiara nell’incontro di Parigi. Al di fuori di pochi Paesi, però, l’applicazione in ciascun Stato non c’è ancora stata. Uno dei pochi Paesi che segue l’idea dell’Enciclica pontifica è il Brasile dove ho visto davvero una conversione, ad esempio con la creazione di parchi nazionali nelle città dove la gente è convinta che il proprio futuro si basi sulla biodiversità, con regole stringenti per favorire lo sviluppo sostenibile. È nata la ‘Fondazione Amazzonia Sostenibile’ e altri organismi per evitare la deforestazione.

Quelli affrontati dal Papa sono temi cari ai movimenti “no global”, tanto è vero che a Cracovia, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, attivisti di Greenpeace da Polonia, Germania, Francia e Croazia hanno accolto Papa Francesco con messaggi di ringraziamento per l’Enciclica “Laudato Sì”. C’è un rischio di strumentalizzazione?

 Il denaro facile stimola le peggiori azioni dell’uomo per perseguire la ricchezza. Il Papa lo dice: è un problema etico, di valori. Se non mettiamo al centro la persona umana e il bene comune, cominciamo a franare tutti. Per il Papa ci sono due tipi di peccati. Quelli classici, che per il Pontefice di possono perdonare. E quelli come la corruzione che è un grande peccato sociale e contro lo Spirito Santo, che pertanto non hanno perdono. Le conseguenze sociali di questo peccato sono terribili. La formula di Giovanni Paolo II stabilisce due tipi di istituzioni. Quelle strutturate come peccato, come la mafia, che realizza profitti facendo del male. O le lobbies, che non si possono definire strutture del peccato, ma che favoriscono un sistema che in questo caso non è buono. Purtroppo molti che appartengono alla lobby del petrolio sono poi persone che fanno la comunione. E talvolta sono quelli che criticano il Papa. Ma intanto stanno distruggendo la Terra! Non lo vogliono capire e, anzi, dicono che il Papa non ha alcuna autorità per parlare di questo. Allora neppure gli scienziati hanno questa autorità per farlo? E taluni pagano gli scienziati per dire cose funzionali alle esigenze delle lobbies.

 

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