Il Cardinale Nichols: “Si sbaglia a considerare la Chiesa come una azienda”

Il Cardinale Vincent Nichols durante la plenaria del CCEE a Poznan
Foto: Episkopat News
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L’obiettivo dei vescovi di Inghilterra e Galles in visita ad limina è quello di mostrare l’unione sacramentale con il Santo Padre, perché – dice il Cardinale Vincent Nichols, presidente della Conferenza Episcopale – “spesso si ha l’idea sbagliata che la Chiesa sia una azienda e il Papa il suo amministratore delegato, ma non è così”.

Il Cardinale Nichols parla con ACI Stampa a margine della plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee a Poznan, che si è tenuta dal 13 al 16 settembre. In vista, la visita ad limina dei vescovi di Inghilterra e Galles, con l’incontro con il Papa previsto il 26 settembre.

Quale è l’agenda della vostra visita ad limina?

La dizione completa è visita ad limina apostolorum, e rappresenta il nostro dovere di vescovi di andare sulle tombe degli apostoli e incontrare il successore di Pietro nella Chiesa. Ringrazieremo il Papa per il suo ministero e per la sua testimonianza, per la sua capacità di parlare alle persone e di farsi comprendere, usando gesti e simboli che danno corpo alla misericordia di Dio. Vogliamo dunque esprimere faccia a faccia il legame sacramentale che abbiamo con la realtà della Chiesa. A volte le persone pensano alla Chiesa come una organizzazione e considerano il Papa una sorta di amministratore delegato. Questo, però, non descrive la realtà delle cose.

E cosa gli direte?

Gli diremo della nostra esperienza in Inghilterra negli ultimi sei anni. Gli vogliamo raccontare anche del Congresso Eucaristico di inizio settembre, in cui abbiamo avuto una processione nazionale di adorazione del Sacramento nelle nostre città, con grande partecipazione – si stima che a Liverpool circa 10 mila persone hanno preso parte a questo congresso eucaristico.

Il vostro impegno ecumenico può aiutare l’Inghilterra ad andare oltre la Brexit?

C’è forse un eccesso di attenzione sulla Brexit, i media pubblicano moltissime storie sulla crisi, ma quello che abbiamo in corso non è un dialogo di tipo politico. È un dialogo che è importante tra le Chiese, e per le Chiese. Ci incontriamo tra leaders cristiani con Churches Together, abbiamo dialoghi pubblici su come rendere Gesù vivo e reale- Questo è il senso del nostro ecumenismo.

Cosa si aspetta dall’incontro convocato dal Papa a febbraio per la lotta agli abusi?

Chiaramente, i rapporti del Gran Jurì di Pennsylvania, o i rapporti sugli abusi in alcune scuole in Inghilterra, sono stati un risveglio, un percorso di scoperta, di shock e vergogna. Stiamo vivendo molti passaggi su questo tema. È da tempo che affrontiamo queste situazioni in Inghilterra e Galles e ancora abbiamo molto da capire. Ci sono inchieste pubbliche, e cerchiamo di cooperare, imparando molto da questo. Credo che il lavoro che sta facendo la Commissione Pontificia per la Protezione dei Minori, dando linee guida, dando la priorità all’ascolto, sia molto importante.

Alla plenaria del CCEE si è parlato di solidarietà, e lei è molto impegnato con il Santa Marta Group, per combattere il traffico di esseri umani. Come sono collegati i due temi?

Il tema dell’assemblea a Poznan è la solidarietà spirituale che si esprime nel volontariato. Anche il volontariato diventa un posto di partnership, di incontro per persone che hanno doni diversi. Ed è quello che accade nella mia esperienza con il gruppo Santa Marta, che ha il ruolo di portare insieme i leaders delle nazioni intorno al mondo, di fare incontrare legislatori con vescovi e comunità per combattere il traffico di esseri umani. Quindi, il Santa Marta Group diventa un posto di incontro e di solidarietà in cui lavoriamo mettendo al primo posto l’ascolto delle vittime.

Ma perché il volontariato è importante?

Perché il volontariato è una porta per il discepolato, per entrare nella Chiesa. Può succedere che sia anche una porta di uscita, e questa è una sfida, ma la Chiesa Cattolica in Europa è quella che più di tutte investe nel volontariato.

 

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