Il Cardinale Petrocchi: "Dove c'è Popolo il dramma è condiviso"

Il porporato ricorda le vittime del sisma che sconvolse L'Aquila il 6 aprile 2009

Il Cardinale Giuseppe Petrocchi
Foto: Arcidiocesi de L'Aquila
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La morte esce definitivamente sconfitta: la porta della salvezza viene spalancata per tutti e in perpetuo. La morte, in Cristo crocifisso e risorto, è passaggio: non conclusione disgregante, ma solo cambiamento di sede. Per questo, da credenti, abbiamo il coraggio di guardare in faccia la morte, senza cercare di esorcizzarla attraverso l’occultamento psicologico e l’esclusione culturale. Pur avendo le lacrime agli occhi, ma con la pace nel cuore, possiamo affermare, a testa alta, che i nostri congiunti o amici, che passano attraverso il tunnel della morte, non si perdono nel baratro del nulla, ma: arrivano a destinazione, perché l’esistenza umana è un pellegrinaggio nel tempo verso la patria eterna; ci precedono, perché ciò che si è compiuto in loro, accadrà anche a noi. Di questo siamo sicuri; anche se non sappiamo: dove, come e quando; ci attendono, perché i legami, che ci hanno unito quaggiù, non si deteriorano, né vengono meno lassù: anzi, si purificano e giungono a pienezza; ci sarà il ricongiungimento, perché quando anche noi avremo varcato la porta della morte, ci ritroveremo nella Casa di Dio, contenti di stringerci in un abbraccio eterno, e grati di essere stati ammessi alla Comunione definitiva con il Padre celeste, resi figli nel Figlio, attraverso il dono dello Spirito”. Lo ha detto il Cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo de L’Aquila, nell’omelia della Messa celebrata ieri per i 12 anni del sisma che sconvolse il capoluogo abruzzese.

“Oggi – ha aggiunto il porporato - siamo esortati non solo a ricordare quei drammatici momenti del 6 aprile 2009, ma a farne memoria, vivendoli come Comunità ecclesiale e civile”.

“Quando un trauma, che deriva da una calamità generale, colpisce una popolazione – ha osservato ancora l’Arcivescovo - viene vissuto in modo frammentato: ciascuno lo porta per conto suo o per aggregati sparsi. Invece, dove c’è Popolo, il dramma è condiviso: vissuto da tutti e da ciascuno in modo diverso, ma universale. Si stabilisce così una interdipendenza, in cui il mio diventa nostro, e viceversa. Un altro fattore che crea legami costitutivi è la determinazione collettiva nel reagire alle emergenze e la volontà perseverante di ricostruire”.

La ricostruzione, senza risurrezione, sarebbe – ha concluso il Cardinale Petrocchi - un’attività solo edilizia e architettonica, destinata a non ricomporre e consolidare il Popolo Aquilano. La preghiera fatta per le Vittime del sisma e dalle Vittime del sisma aiuti il Popolo aquilano a crescere nei valori cristiani e umani. Preghiamo anche per i deceduti a causa della epidemia, per quanti hanno contratto il contagio e per le loro famiglie. Esprimiamo profonda partecipazione a coloro che hanno subìto danni professionali e relazionali: nessuno è escluso dal nostro abbraccio fraterno e dalla nostra prossimità fattiva. Anche questa battaglia non può gestita solo da una élite, ma costituisce una impresa di popolo”.

 

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